La Memoria e il presente: armeni ed ebrei

Eventi

di Carlotta Jarach

A 70 anni dalla liberazione di Auschwitz e a 100 anni dal genocidio armeno, si parla di cultura ebraica, Shoah, e attualità, alla Sala delle colonne del Grande Museo del Duomo.

«È una sera particolare quella di oggi, perché abbiamo osato unire due volumi di alto profilo alla circostanza della Giornata della Memoria»: si esprime così Monsignor Gianantonio Borgonovo, Presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo, riferendosi al libro di Rav Giuseppe Laras Ricordati dei giorni del mondo, edito da Edizioni Dehoniane Bologna.

La memoria, ricorda Borgonovo, non è passato, ma è il fondamento dell’identità del presente: solo attraverso l’identità dei padri possiamo riscoprire noi stessi. «Non si renda la Giornata della Memoria solo Shoah» continua Borgonovo «ma si vada alle radici, per poter esprimere l’identità raggiunta». Bisogna amare con cuore aperto, tutto e tutti, ma soprattutto bisogna amare la cultura: solo questo atteggiamento permetterà di superare le difficoltà, solo così riusciremo a entrare nel ricordo dell’altro. «La storia va letta con gli occhi di chi l’ha vissuta, per poter comprendere le tensioni; non bisogna cancellare da adulti ciò che non ci piace della nostra vita da ragazzi».

Il libro di Laras, aggiunge il Monsignore, è utile a tale scopo, e ben si presta a strumento per apprendere appieno quello che è l’ebraismo di sempre, e non solo la Shoah: «ci permette di comprendere quello che ai nostri occhi appariva un mosaico spezzettato. Abbiamo bisogno di questa lettura, per mettere insieme i vari tasselli e ricomporre il puzzle». Istruttivo, dice Borgonovo, anche l’articolo pubblicato sul Corriere, nel quale Laras ha fatto vedere cosa stava dietro, «denominando le dicotomie che rompono il pensiero». La riscoperta del pensiero ebraico, non solo biblico, conclude Borgonovo, è ciò di cui si ha bisogno ora.

E dopo una breve lettura del testo di Laras da parte dell’attrice Gabriella Gado, il moderatore della serata, il giornalista Armando Torno, presenta Fiona Diwan, direttrice del Bollettino e del sito Mosaico: «La parola zachor (ricordo) nella Torà appare 169 volte: troppo spesso si crede che essa rappresenti il contrario di oblio: il contrario di oblio è giustizia, perché se c’è oblio non ci può essere giustizia, e solo chi ha ricevuto giustizia può dimenticare e perdonare». Un popolo, continua Diwan, dimentica se la generazione che possiede il passato non lo trasmette, ma anche se ha interlocutori che non ascoltano e a cui non interessa: il libro di Laras ha questa come dialettica, il racconto del passato e delle varie voci, dall’halachà al misticismo, col fine ultimo di tramandare una memoria completa. «L’attenzione che Laras pone al pensiero poetico è importante: come diceva Paul Celan “la poesia è l’unico modo per rispondere al male assoluto”». E anche Fiona Diwan riprende l’articolo di Laras sul Corriere della Sera: «il marxismo e le utopie comuniste si sbagliavano, non sono solo le economie a creare crisi, ma anche un’idea, o la mancanza di un’idea generano anoressia morale». E fa una provocazione importante: «a Parigi, se ci fosse stato solo l’attentato all’Hyper Chacher ci sarebbe stata la stessa attenzione? C’è stato bisogno di un attentato in un centro illuminista, ad un giornale, perché gli europei scendessero in piazza. I fatti di gennaio non sono avvenuti improvvisamente: è stato un processo lungo, un processo in cui, per paura di essere additati come islamofobi, nessuno poteva dire nulla. E nelle scuole, nessun professore di Storia parlava di Olocausto, perché non si potevano descrivere gli ebrei come vittime, ma sono riusciti ora a vincere la propria autocensura».

Abbiamo il dovere, conclude Diwan, di attualizzare la Shoah, e per farlo bisogna portare i
nostri studenti nei luoghi italiani, a San Sabba per esempio. I carnefici italiani ci sono stati, fingere il contrario è pericoloso.

Toccante e commovente la testimonianza di Antonia Arslan, scrittrice e saggista italiana di origine armena: «le analogie tra la Shoah e il genocidio degli armeni, dove un milione e mezzo di persone furono uccise nel 1915, sono tantissime». La scrittrice ci racconta di quel mondo, troppo spesso taciuto, ma non poi così diverso da cosa già sappiamo: è molto dura Arslan, che ci ricorda l’importanza di avere un interlocutore che abbia una reale intenzione ad apprendere, perché la memoria a volte non c’è perché non ci sono pentimenti, ma molto più spesso perché non c’è nessuno che ascolta. «Chi sono io per dire cosa ci è successo, se non c’è nessuno che ne parla».

Chiude la serata lo stesso Laras, riconoscente e commosso delle critiche ricevute: «Come ho anche detto al Corriere, così come è concepita forse la Giornata della Memoria non serve. Non credo che ci sia stato un cambiamento nel nostro modo di pensare e agire». E torna con forza sul tema della Bibbia a fondamento della nostra società: è di fondamentale importanza recuperare la Torà, in un tempo di mediocrità e di violenza e confusione. «Si profila il collasso della civiltà, così come è accaduto 70 anni fa; le religioni possono essere buone o cattive a seconda di come le si adoperano. Quello che serve è ritrovare il senso di fraternità, l’appartenenza a diverse fedi, senza dimenticare che apparteniamo tutti insieme all’Umanità».

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