Della Pergola: “Gli attentati di Parigi? Erano prevedibili”

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di Davide Foa

“L’alleanza tra nazioni e popolo seppe battere l’odio nazista, razzista, antisemita e totalitario di cui questo luogo è simbolo doloroso. La stessa unità in Europa e nel mondo saprà battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore”. Così si è presentato agli italiani il successore di Giorgio Napolitano, Sergio Mattarella, nella sua prima visita da presidente della Repubblica, alle Fosse Ardeatine.

Quelle stesse parole sono state riprese da Sergio Della Pergola, professore presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, che ha scelto di citare il neopresidente Mattarella per introdurre il suo intervento all’interno della conferenza dal titolo “La situazione attuale dopo i fatti di Parigi vista da Israele”, promossa dalla ADEI e dall’Associazione Italia-Israele di Milano, e tenutasi nella sala degli affreschi della Società Umanitaria a Milano, il 31 gennaio.

Insieme a Della Pergola, ospiti anche David Meghnagi, professore di Psicologia all’Università di Roma Tre, e Piero Ostellino, politologo e giornalista. A moderare il tutto, Marta Ottaviani, collaboratrice de La Stampa di Torino.

Fin dalle presentazioni si potevano intuire la densità e il valore intellettuale, che avrebbero caratterizzato la serata. “Le riunioni come questa dovrebbero essere in tutto e per tutto atti di solidarietà nei confronti di Israele”, apre così la conferenza il primo ospite, Piero Ostellino, che ribadisce con forza il suo spirito liberale in contrapposizione a qualsiasi politica autoritaria e dispotica. “L’antisemitismo – afferma il giornalista – è l’anticamera di qualsiasi forma di autoritarismo, per questo combatterlo significa lottare per la libertà di ciascuno di noi”.

Ecco allora la necessità di dimostrare solidarietà nei confronti d’Israele, ogni qual volta emerga dell’antisemitismo. Difendere Israele per salvaguardare noi stessi, è un messaggio forte e chiaro quello di Ostellino, che sottolinea la crescita dell’odio nei confronti degli ebrei, “specialmente in Francia”. Un odio che spesso si nasconde, secondo il relatore, dietro l’antisionismo.

I prevedibili attentati di Parigi
Parigi era prevedibile? Credo proprio di sì.” Questa il pensiero di Sergio Della Pergola, dopo aver citato e ringraziato Mattarella. “Parigi era prevedibile sulla base di fatti ben precisi, uno su tutti il tentativo di strage del maggio scorso al museo ebraico di Bruxelles”.

Secondo il professore, “siamo in anni di progressione di sentimenti negativi che includono anche elementi non ebraici. In questo senso l’antisemitismo fa parte di un complesso di sentimenti intolleranti che comprende xenofobia e razzismo”.

Ritornando a Parigi, il relatore pone l’accento sulla precisione dei terroristi nella scelta degli obiettivi: il giornale satirico, la polizia e gli ebrei.

Il primo era evidentemente l’emblema della libertà d’espressione, il secondo rappresentava, meglio di qualunque altra cosa, la difesa dell’ordine istituzionale e poi infine ci sono gli ebrei, da sempre espressione di quelle diversità interne che distinguono una società civile multiculturale.

“Subito dopo gli attentati c’è stata una grande manifestazione – continua Della Pergola – ma sarei piuttosto cauto nel definirla come un atto di unità nazionale e civile: molti non hanno partecipato perché non intendevano farlo”.

C’è una questione, un problema, che il professore tiene a sottolineare: “Non vedo tracciare una linea tra ciò che è lecito e ciò che non lo è”. Siamo in un certo senso inermi di fronte ad un imbarbarimento progressivo, il cui emblema sono le atrocità dei tagliagole.

“In altri tempi sono scoppiati grandi guerre dopo attentati come quello di Parigi, basti ricordare la defenestrazione di Praga per la guerra dei 30 anni, oppure l’attentato a Sarajevo per la prima guerra mondiale. Oggi non sappiamo neanche come si concludono conflitti di questo tipo. È preferibile l’annientamento del nemico oppure la via delle trattative, che implicano il riconoscimento dell’altra parte? Non abbiamo risposte a queste domande, perché le istituzioni non hanno ancora ragionato in questo senso”.

Della Pergola prosegue il suo intervento ricordando i dati, da poco pubblicati, di un’indagine svolta due anni fa in 9 paesi europei in merito all’antisemitismo. Intervistando gli ebrei europei “è emerso un sentimento unanime di aumento dell’antisemitismo, del razzismo e della xenofobia”.

Un antisemitismo che si può esprimere in tre modi. “L’antisemitismo classico è quello che vuole gli ebrei dominatori dei media e principali responsabili della crisi economica, poi c’è quello che critica la veridicità della Shoah, accusando gli ebrei di essersi inventato tutto, infine l’ultima espressione si presenta in una matrice anti-israeliana.

Mentre la negazione della Shoah è ciò che disturba maggiormente, la critica ad Israele viene vista come legittima, quando in realtà essa esprime appieno una delegittimazione dello Stato d’Israele, basti vedere lo squilibrio con cui vengono riportate le notizie dai mass-media”.

Antisemitismo e il mondo arabo
“L’esistenza di Israele è una benedizione per il mondo arabo, se solo ne accettasse l’esistenza”, questo il messaggio ribadito con forza da David Meghnagi durante il suo intervento. “È necessario che l’Islam faccia un proprio Concilio, come fece la Chiesa tempo fa, per riuscire a superare il rifiuto teologico dell’esistenza di una nazione ebraica”.

Il problema secondo il professore non è affatto politico: “non bisogna guardare agli errori dei governi: il nocciolo della questione è di natura religiosa-teologica”.

Meghnagi si sofferma sull’incapacità di molti nel comprendere il valore e la necessità dell’esistenza dello Stato d’Israele in Medioriente.

Questa incapacità viene sottolineata dal relatore tramite il riferimento ad “esempi di zona grigia, che ci fanno capire quanto sia difficile rompere lo schema e quanto sia alta la nostra sfida”.

Molti cattolici non considerano che “Israele è l’unico paese mediorientale in cui i cristiani vivono tranquillamente”. Anzi, in molti casi “le autorità cattoliche hanno paura di apparire schierate da una parte, così girano lo sguardo altrove”.

Il relatore si sofferma inoltre sul rapporto sinistra-antisemitismo, ricordando l’antisemitismo di matrice sovietica “evidente nell’episodio della Primavera di Praga”. L’odio per gli ebrei era presente anche “in un filone terzomondista, che ha identificato Israele come elemento dell’imperialismo”. Il professore ricorda quindi “un patto perverso tra ex-colonialisti e governatori arabi, secondo il quale i primi ottenevano cittadinanza e innocenza in cambio della demonizzazione di Israele”.

Come risolvere tutto questo? “Ciò che manca è il pensiero critico, per questo mi rivolgo alla sinistra democratica affinché possa dare una risposta”.

Le domande dal pubblico su memoria, Israele e decrescita europea
Il pubblico può a questo punto intervenire. Le domande coprono vasti ambiti, dalla giornata della memoria sempre più maltratta, al destino degli ebrei in Europa vista la decrescita europea sommata alla contemporanea espansione islamica.

Ostellino risponde da subito con un’invettiva contro il politically correct. “Dobbiamo smetterla di essere politicamente corretti, chiamiamo le cose con i loro nomi. L’islamismo è una teocrazia: non sono ancora usciti dal Medioevo, non hanno ancora separato religione e politica”.

Della Pergola analizza poi il fenomeno della decrescita europea, mostrando come “dagli anni ‘70 gli europei hanno smesso di fare figli, per questo si calcola che da qui al 2060 saranno necessari 50 milioni di immigrati se vogliamo mantenere il benessere di oggi”.

Per quanto riguarda invece la situazione degli ebrei, “siamo sopravvissuti a tante grandi potenze, sopravviveremo anche all’Europa. La nostra soluzione è essere altrove”.

Secondo Meghangi invece “l’esistenza stessa di Israele è strettamente legata all’esistenza della democrazia europea”. Una democrazia, quella europea, che ha fortemente bisogno di una risposta culturale, altrimenti il collasso sarà inevitabile. “Ci deve essere una vittoria culturale – continua Meghangi – e l’insegnamento della Shoah si inserisce in tutto questo. L’olocausto ha tragicamente costruito l’identità europea ed è a tutti gli effetti un fatto interculturale, che deve essere insegnato con forza in quelle scuole dove bisogna fare i conti con gli immigrati”.

 

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