A Roma una serata per ricordare Sarah Halimi

di Nathan Greppi
Sono ormai passati più di 5 anni da quando, il 5 aprile 2017, la 65enne ebrea Sarah Halimi venne uccisa in casa sua a Parigi da un suo vicino di casa, un musulmano spinto dall’antisemitismo; e quel che è peggio, il colpevole era stato assolto dai giudici di cassazione con la scusa che era drogato e mentalmente instabile. Per ricordarla, lunedì 23 maggio si è tenuta a Roma presso il Centro Bibliografico dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) una serata speciale a lei dedicata (si può rivedere il video cliccando qui).

Dopo i saluti introduttivi dell’assessore alla cultura UCEI Gadi Schoenheit e della presidente Noemi Di Segni, il primo a prendere la parola è stato Francis Kalifat, presidente del CRIF (equivalente francese dell’UCEI), il quale ha rimarcato come la società francese fatica a riconoscere ciò che è successo per quello che è: un crimine antisemita di matrice islamista. Su quest’ultimo punto, quello dell’islamismo, ha detto della Francia che “la nostra nazione ha preso la forma di un arcipelago, in cui molte componenti sono terreno fertile per la violenza; contro le donne, […] e contro gli ebrei.”

Citando il Ministero dell’Interno francese, ha dichiarato che sono stati registrati 589 atti di antisemitismo solo nel 2021, e a questa cifra si aggiunge il fatto che gli ebrei, pur rappresentando circa l’1% della popolazione, subiscono il 73% di tutti gli atti razzisti e antireligiosi. E questi numeri “non rappresentano che una parte della realtà,” perché stando agli studi la maggior parte di chi subisce certi atti non li denuncia. Da questo punto di vista, ci sono grosse differenze tra i contesti italiano e francese: lo ha spiegato bene Milena Santerini, pedagoga dell’Università Cattolica e Coordinatrice Nazionale per la lotta contro l’antisemitismo. Citando i dati dell’Istituto Kantor di Tel Aviv, ha evidenziato come tra il 2018 e il 2019 ci sono stati 76 atti violenti in Francia e solo 5 in Italia. Tuttavia, da noi quei pochi sono diventati “più sfacciati e più aperti” rispetto al passato, e sono molto diffusi stereotipi e derisioni degli ebrei e della Shoah su internet.

Yonathan Halimi all’evento Ucei

Gli ospiti più importanti sono stati i parenti di Sarah, il figlio Yonathan Halimi con la moglie Esther. Parlando della madre, Yonathan ha dichiarato che “stasera siamo qui per onorare la memoria della mia carissima madre Sarah Halimi, e non possiamo dimenticare il diniego di giustizia e il dolore che abbiamo sentito in seguito alla decisione della Corte di Cassazione.” Una decisione che “è per noi inconcepibile,” e viene da chiedersi riguardo all’assassino se “la giustizia francese è consapevole del pericolo di lasciarlo impunito?” Ha anche ricordato altri recenti casi di ebrei morti in Francia a causa dell’antisemitismo, come Jeremy Cohen e René Hadjaj, quest’ultimo anch’egli defenestrato da un suo vicino.

Parlando di sua madre, l’ha definita “una donna discreta, umile, dotata di grande forza interiore e di un coraggio raro. Nostra madre ci ha lasciato in eredità la sua linea di vita, un legame con i valori della Torah, il rafforzamento della nostra identità ebraica e anche il nostro dovere di trasmetterla.” Al termine del suo discorso, ha donato all’UCEI un attestato di ringraziamento.

Per inquadrare i problemi giudiziari della vicenda è venuto a parlare Giuliano Balbi, docente di diritto penale all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, il quale ha spiegato che da un lato non processare chi non è capace di intendere e volere è “un principio irrinunciabile in un sistema democratico,” dall’altro “è tuttavia innegabile che ci stiamo confrontando con un istituto ambiguo,” poiché c’è un problema di fondo, nella scienza psichiatrica, di stabilire chi è davvero mentalmente infermo.

Altra questione è il divieto di fare propaganda e istigazione all’odio razziale, sulla quale è intervenuto l’avvocato penalista Tommaso Levi. Ha spiegato che nel codice penale italiano “il carnefice della signora Halimi sarebbe stato esente da responsabilità penale,” poiché vi è un articolo per cui chi è sotto l’effetto di sostanze stupefacenti non è responsabile per le sue azioni. Ha detto che non andrebbero tutelati coloro che diffondono razzismo e antisemitismo, citando il codice penale tedesco che punisce chiunque inciti all’odio e alla violenza verso le minoranze, poiché agisce “in maniera tale da disturbare la pace pubblica”. Inoltre, la Germania punisce anche con multe i social che non cancellano contenuti xenofobi. Questo, secondo Levi, è l’approccio da adottare per combattere l’antisemitismo “senza se e senza ma”.