Le tante vite di Giovanni Di Veroli, tra calcio e guerre

Libri

di Nathan Greppi
Negli ultimi tempi, il mondo del calcio ha fatto parlare di sé per i cori antisemiti che spesso caratterizzano le curve negli stadi. Ma in determinati periodi, il calcio ha saputo anche offrire esempi virtuosi di inclusione e tolleranza verso gli ebrei; lo dimostra la vita di Giovanni Di Veroli (1932 – 2018), calciatore della Lazio negli anni ’50 e ad oggi l’unico ebreo romano ad aver giocato in Serie A in una delle due squadre della Capitale.

La sua vita è stata recentemente raccontata nel libro Una stella in campo, scritto dal giornalista Paolo Poponessi e da Roberto Di Veroli, figlio di Giovanni. Una biografia che in un centinaio di pagine ne racconta la storia in maniera scorrevole, alternando gli episodi più importanti della sua vita con spiegazioni del contesto storico, che lo rendono facilmente comprensibile anche ai lettori meno esperti.

Si parte dalle origini della sua famiglia, di ebrei che da generazioni vivevano a Roma e a Velletri. Durante l’infanzia e l’adolescenza il giovane “Ciccio”, come veniva chiamato affettuosamente dai suoi cari, visse anche a Milano, dove si trovava quando l’introduzione delle Leggi Razziali gli impedì di andare a scuola. Tornati a Roma nel ’43, poco dopo lui e la sua famiglia dovettero nascondersi per sfuggire alle deportazioni naziste.

Fu a Milano che Di Veroli mosse i suoi primi passi sui campi da calcio, con le giovanili dell’Inter. Rientrato a Roma, proseguì prima con la squadra della Stella Azzurra, composta da ebrei, e poi con la Lazio, dove giocò come difensore dal 1952 al 1958. Proprio nella stagione 1957-1958, la Lazio vinse la sua prima Coppa Italia.

Da notare come già ai suoi tempi non mancassero episodi incresciosi nel mondo del calcio: durante un derby Roma-Lazio, venne insultato con epiteti antisemiti dalla tifoseria giallorossa. A quel punto, i tifosi ebrei romanisti si scontrarono con altri romanisti per prendere le difese del loro correligionario laziale.

Un altro importante episodio della sua vita avvenne nel giugno 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni, quando si recò in Israele per scattare fotografie dei teatri di guerra. Non a caso, la seconda metà del libro è costituita in buona parte di foto in bianco e nero, prima di quando giocava nella Lazio e poi quelle da lui scattate in Medio Oriente.

Quella di Giovanni “Ciccio” Di Veroli è una storia di coraggio e riscatto, dalla quale traspare un certo ottimismo. Fa impressione leggere che chi, sotto il fascismo, veniva bollato come appartenente “a nazionalità nemica”, nel dopoguerra veniva orgogliosamente definito da Il Corriere dello Sport come “romano de Roma”.

 

Paolo Popolessi, Roberto Di Veroli, Una stella in campo. Giovanni Di Veroli. Dalla persecuzione razziale al calcio di Serie A, Persiani Editore, pp. 110, 15,90 euro.