Mia cugina si chiamava Pola, era bambina, come Liliana. Cercava un Giusto

Opinioni

di Gabriele Nissim

Il discorso del presidente di Gariwo Gabriele Nissim in occasione dell’inaugurazione de Il Giardino dei Giusti in mostra. La Memoria verde di Milano al Memoriale della Shoah di Milano.
Una mostra gratuita che unisce due luoghi di Memoria della città, passando dalla parola “indifferenza” a quella “responsabilità”, dalla Storia più buia a quella di chi non si è voltato dall’altra parte.

Avevo, a Salonicco, dove sono nati i miei genitori, una cugina di dieci anni che non ho mai conosciuto. Si chiamava Pola. Era una bambina come Liliana. Ho immaginato che quando venne deportata ad Auschwitz con sua mamma Rachele Nissim, mia zia, avesse desiderato fino all’ultimo che qualcuno la salvasse. Cercava un uomo giusto. Purtroppo, non lo conobbe mai.
Immagino il suo dolore di bambina stupita dalla crudeltà degli adulti. Con lei morirono 48 mila ebrei di Salonicco.

Il suo pensiero è lo stesso che avevano i dirigenti del ghetto di Varsavia, che chiesero a Jan Karski non solo di allertare il mondo, ma di aiutarli a impedire che si determinasse la catastrofe per gli ebrei polacchi. Volevano degli Stati e degli uomini giusti che salvassero gli ebrei. Purtroppo, non arrivarono mai.

È lo stesso pensiero che aveva anche Liliana Segre, da bambina, quando voleva che qualcuno rompesse il muro dell’indifferenza. Ci furono soltanto i carcerati di San Vittore che le trasmisero simpatia, assieme alla sua governante.

È lo stesso pensiero che avevano gli armeni prima del loro genocidio. Pochi li ascoltarono e qui, questa sera, abbiamo tra noi il figlio di uno di loro. Si chiamava Armin Wegner e prese posizione non solo per gli armeni, ma poi per gli ebrei, con la famosa lettera ad Hitler.

All’ingresso del Memoriale c’è una scritta “indifferenza” voluta da Liliana. Chi rompe il muro dell’indifferenza sono soltanto gli uomini giusti. Essi rappresentano l’unica possibilità su questa terra per rompere l’omertà e bloccare il male al suo nascere. Non c’è altra strada per impedire nuovi genocidi e crimini contro l’umanità. Sarà sempre così: una lotta infinita contro l’indifferenza.

È quello che Gariwo ha cercato di insegnare nei venti anni del Giardino dei Giusti di Milano.

Se crediamo veramente all’insegnamento di Liliana Segre, ci dobbiamo impegnare a educare sempre la nostra società a comportarsi in modo giusto.

Il concetto di giusto non ha appartenenza, non è proprietà linguistica di nessuno, ma è il criterio morale della scelta di ognuno.

Se vogliamo riscattare l’indifferenza di ieri, così ben documentata dal Memoriale, possiamo farlo soltanto impegnandoci, oggi, a rompere le barriere dei pregiudizi e contrastare i comportamenti di chi si volta dall’altra parte.

È per questo che siamo con gli ucraini, gli oppositori e giornalisti russi, le donne iraniane, gli uiguri, gli armeni del Karabakh.

Dal Giardino dei Giusti di Milano è nata la Giornata Europea dei Giusti e la Giornata dei Giusti dell’Umanità del nostro Parlamento. Io ho un grande sogno, che è stato documentato da questa mostra. Il messaggio dei Giusti deve diventare la risposta di vita di ogni ragazzo che visita il Memoriale. Chi esce da qui deve imparare a sfidare ovunque ogni nuovo seme del male che possa innestare leggi ingiuste in qualsiasi parte del mondo.

Il messaggio dei Giusti deve diventare la speranza condivisa delle comunità ebraiche e di tutte le minoranze che sono state perseguitate. Il messaggio dei Giusti deve diventare l’anima morale del nostro paese e della Comunità Europea. È il messaggio che il Giardino dei Giusti di Milano si propone di fare conoscere in tutto il mondo.

Non lo nascondo. Ho avuto molte difficoltà in questi venti anni a diffondere il significato dei Giusti universali e il valore dei Giardini dei Giusti di tutto il mondo. Qualcuno ha ritenuto che fosse un concetto buonista, soltanto legato al passato. Qualcun altro che i Giusti fossero solo quelli della Shoah o che quello che era accaduto non fosse mai comparabile.

Noi di Gariwo, invece, abbiamo fatto nostro l’insegnamento di Moshe Bejski, l’artefice del Giardino dei Giusti di Yad Vashem, secondo cui in ogni epoca i Giusti rappresentano “l’élite dell’umanità”, una barriera nei confronti di ogni male che si presenta sulla scena pubblica. Senza la presenza dei Giusti non esiterebbe mai la speranza e la possibilità di un futuro diverso.

Lasciatemelo dire. Questo è un giorno storico. Per merito di Roberto Jarach, presidente del Memoriale, e di Liliana Segre, da oggi la memoria di questo luogo andrà di pari passo con l’attività del Giardino di Milano.

Noi riscattiamo le vittime di ieri, impegnandoci a rompere ogni indifferenza nel mondo di oggi e dando valore ai Giusti nel nostro tempo. Con questo spirito ci apprestiamo a celebrare la prossima Giornata del 6 marzo, Giornata dei Giusti dell’Umanità da Milano a tutta l’Europa, nei duecento Giardini esistenti.

Dobbiamo essere fieri di non arrenderci a ogni sopruso che colpisce l’umanità. Non sempre ci riusciremo, ma non rinunceremo mai a difendere il valore della dignità umana, anche quando tutto sembra perduto, o quando le forze del male, come è accaduto in Afghanistan, hanno nuovamente umiliato le donne.

(Foto: Gariwo)