di Anna Balestrieri
A Heidenau, cittadina di circa 17mila abitanti in Sassonia, il consiglio comunale ha deciso di non autorizzare più l’installazione di nuove Stolpersteine, le piccole pietre di ottone dedicate alle vittime del nazismo. La decisione, approvata il 25 settembre con 13 voti favorevoli, 6 contrari e un’astensione, prevede che i futuri memoriali siano concentrati nel cimitero settentrionale della città, anziché collocati sui marciapiedi.
È una decisione locale, ma la questione che solleva riguarda uno dei nodi più delicati della Germania contemporanea: come ricordare la Shoah nello spazio pubblico e chi debba decidere quali forme debba assumere quella memoria.
Una memoria sotto i piedi
Le Stolpersteine, ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig negli anni Novanta, sono targhe quadrate di ottone incastonate nel pavimento davanti alle abitazioni o ai luoghi di lavoro delle persone perseguitate e deportate dal regime nazista. Ogni pietra riporta un nome, una data e poche informazioni sulla sorte della vittima.
Il progetto è diventato uno dei più estesi sistemi di memoria decentrata d’Europa: circa 116mila pietre sono oggi distribuite in 1.860 comuni europei, soprattutto in Germania.
La loro caratteristica fondamentale è anche quella che genera maggiori controversie: per leggerle bisogna abbassare lo sguardo e, inevitabilmente, camminare intorno ad esse. Per i sostenitori, è proprio questo il senso dell’iniziativa: riportare la persecuzione dal museo e dal monumento alla quotidianità, nel punto esatto in cui una persona viveva prima di essere deportata.
La memoria non è separata dalla vita della città: è inserita nel suo marciapiede, davanti alle case, lungo i percorsi di tutti i giorni.
Le ragioni di chi dice no
L’opposizione alle Stolpersteine, tuttavia, non nasce soltanto dall’estrema destra. Alcuni esponenti della comunità ebraica tedesca hanno criticato da tempo questa forma di commemorazione, ritenendo inappropriato collocare i nomi delle vittime nel luogo dove i passanti possono calpestarli, ricoprirli di sporcizia o foglie e, in alcuni casi, danneggiarli.
È la posizione sostenuta anche da Charlotte Knobloch, presidente della comunità ebraica di Monaco e sopravvissuta alla Shoah, che da anni si oppone all’installazione delle pietre nella città bavarese. Per questa parte del dibattito, il problema non è ricordare troppo, ma trovare una forma di ricordo che restituisca alle vittime la dignità di un monumento.
Heidenau propone dunque un’alternativa: concentrare le commemorazioni in un luogo specifico, dove i nomi non siano parte del pavimento urbano.
Quando la memoria diventa politica
A rendere più controversa la decisione è però la composizione politica della maggioranza che l’ha sostenuta. La mozione è stata presentata congiuntamente da rappresentanti della CDU e dell’AfD, insieme a esponenti dell’“Oberelbe Alliance for More Democracy”.
Ed è soprattutto la presenza dell’AfD a trasformare una discussione sulla forma del memoriale in una questione politica più ampia. Il partito ha infatti contestato in passato alcuni aspetti della cultura tedesca della memoria e sostiene una rivalutazione degli elementi della storia nazionale che considera positivi e identitari. Critici del partito interpretano questa impostazione come un tentativo di ridimensionare il peso pubblico della memoria nazista.
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A Heidenau, dunque, una disputa apparentemente circoscritta sulla collocazione di dodici nuove pietre si è trasformata in uno scontro sul significato stesso della memoria pubblica.
Dodici nomi, una città
A Heidenau esistono già cinque Stolpersteine. Un’associazione locale aveva chiesto di aggiungerne altre dodici, tra cui quelle dedicate a Fritz e Martha Goldstein, espulsi verso la Polonia nel 1938 e sopravvissuti alla guerra. La richiesta era stata presentata già nel febbraio 2025, con i promotori disponibili a sostenere i costi delle pietre e della loro installazione.
Il consiglio comunale ha scelto invece di interrompere questa espansione. L’amministrazione cittadina aveva raccomandato di respingere la proposta, sostenendo che la commemorazione delle vittime dovesse rimanere “visibile e presente nello spazio pubblico”.
La differenza è sottile ma decisiva: non si discute se ricordare le vittime, bensì dove debba avvenire il ricordo e quale rapporto debba avere con la vita quotidiana dei cittadini.
Un caso tutt’altro che isolato
Heidenau non è la prima città tedesca a limitare le Stolpersteine. Monaco non ne autorizza l’installazione sui terreni pubblici dal 2004, anche per l’opposizione di Knobloch. A Pulheim, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, il progetto era stato bloccato nel 2011, ma la città ha successivamente cambiato posizione e nel 2022 ha accolto le prime pietre.
Il caso di Heidenau assume però una particolare risonanza perché arriva in un momento in cui l’AfD ha accresciuto il proprio peso politico in Germania. Il timore espresso da diverse organizzazioni ebraiche e memoriali è che una controversia sulla forma della commemorazione possa diventare il punto di partenza per una più ampia riduzione della presenza della memoria nazista nello spazio pubblico.
Il Comitato internazionale di Auschwitz ha criticato la decisione, mentre March of the Living l’ha definita un segnale d’allarme e ha chiesto alla città di tornare sui propri passi.
Una memoria che divide persino chi vuole conservarla
Il paradosso delle Stolpersteine è che le critiche più radicali alla loro forma non provengono necessariamente da chi vuole cancellare la memoria della Shoah.
Knobloch stessa ha contestato il provvedimento di Heidenau pur essendo una storica oppositrice delle pietre. La sua posizione mostra quanto il dibattito sia complesso: si può ritenere inadeguato un particolare strumento commemorativo e, allo stesso tempo, considerare indispensabile mantenere la memoria delle vittime nello spazio pubblico.
A Heidenau questa convergenza diventa ancora più difficile da gestire perché CDU e AfD hanno sostenuto insieme la mozione. La stessa proposta può quindi essere letta contemporaneamente come una discussione sulla dignità della memoria e come una battaglia politica sul modo in cui la Germania racconta il proprio passato.
Chi ha diritto a decidere come ricordare?
Le Stolpersteine erano nate proprio per evitare che la memoria della Shoah fosse confinata in luoghi separati dalla vita quotidiana. Ogni pietra riporta una vittima nel luogo in cui aveva abitato, trasformando un indirizzo anonimo in una biografia.
Il loro successo ha però prodotto anche un interrogativo: la memoria deve necessariamente essere discreta, quotidiana e integrata nella città oppure deve avere uno spazio autonomo e solenne?
Non esiste una risposta condivisa nemmeno all’interno delle comunità ebraiche. Ma la vicenda di Heidenau dimostra che, a ottant’anni dalla fine della guerra, la memoria del nazismo in Germania non è diventata un capitolo definitivamente chiuso.
Al contrario, continua a essere una materia viva, capace di riaprire discussioni sulla storia, sull’identità nazionale e sul modo in cui una società decide di mostrare — o nascondere — le tracce del proprio passato.



