di Pietro Baragiola
Dalla repressione delle donne in Iran e Afghanistan alle violenze del 7 ottobre, fino alle storie delle vittime dell’Isis. La Milano Fashion Week 2026 diventa un’occasione importante per parlare di diritti e libertà grazie a “Donne: la libertà è sempre di moda”, il nuovo evento organizzato dal Milton Friedman Institute che si terrà oggi, venerdì 25 settembre, al Centro Congressi di Assolombarda di Milano.
L’incontro, in programma dalle ore 14.00 in via Pantano 9, affronterà il tema della violenza contro le donne attraverso quattro panel che metteranno a confronto sopravvissute, attiviste, giornaliste, rappresentanti delle istituzioni e protagoniste del mondo della moda. Tra gli argomenti principali anche i crimini del 7 ottobre 2023 e il loro utilizzo come strumento di terrore.
La storia di Fawzia Amin Sido
Il primo incontro della giornata avrà come ospite Fawzia Amin Sido, la giovane yazida originaria dell’Iraq che è stata rapita dall’Isis nel 2014 durante la campagna condotta dall’organizzazione jihadista contro la sua comunità.
Fawzia aveva solo 11 anni quando è stata separata dalla famiglia e, secondo le ricostruzioni diffuse dopo la sua liberazione, è stata venduta e sottoposta per anni ad abusi e violenze. Successivamente è stata portata nella Striscia di Gaza dove è rimasta prigioniera fino al 2024.
La sua vicenda è diventata nota in Israele nell’ottobre di quell’anno e la ragazza è riuscita finalmente a lasciare Gaza e tornare dalla propria famiglia dopo una decade passata lontana da casa. Secondo quanto dichiarato dall’esercito israeliano, la liberazione di Fawzia è stata coordinata dal COGAT insieme all’IDF, all’ambasciata americana in Israele e ad altre organizzazioni internazionali.
Dietro il successo di quest’operazione c’è stato anche Steve Maman, imprenditore ebreo canadese di origine marocchina, soprannominato dalla stampa “lo Schindler ebreo” per il suo impegno nel salvataggio delle donne yazide finite nelle mani dell’Isis. Mesi prima della liberazione di Fawzia, Maman era entrato in contratto con la famiglia della ragazza e, insieme, hanno iniziato a lavorare alla sua liberazione.
La giovane donna racconterà la sua storia alle 14.30 e accanto a lei interverranno Elaheh Tavakolian, che porterà la propria testimonianza sulla repressione in Iran, e l’attivista afghana Husna Jalal, perseguitata dai talebani e fondatrice di Women for Change International. A moderare l’incontro sarà la giornalista di Mediaset Emanuela Gentilin.
Dal 7 ottobre alla Milano Fashion Week
Alle 15.30 si terrà il secondo incontro, moderato da Francesco Vecchi, che sarà invece dedicato a “La violenza contro le donne come strumento di terrore” e ai crimini del 7 ottobre. Questo panel intende proseguire il percorso avviato dal Milton Friedman Institute lo scorso 17 settembre con un webinar dedicato alle testimonianze israeliane sugli attacchi di Hamas.
In quell’occasione Ilana Gritzewsky ha raccontato il suo rapimento dal kibbutz Nir Oz e i 55 giorni trascorsi come ostaggio a Gaza, mentre Shoshan Haran ha ricostruito i 50 giorni di prigionia dopo essere stata sequestrata a Be’eri insieme alla figlia e ai nipoti. Sono intervenuti anche Simcha Greiniman, volontario di ZAKA impegnato nel recupero dei corpi dopo il massacro, e Shari Mendes, che ha lavorato nella base militare di Shura all’identificazione delle vittime.
Il programma proseguirà alle 16.30 con un confronto dedicato al rapporto tra diritti e sicurezza, al quale parteciperanno, tra gli altri, l’attivista iraniana Eli Borhan, Keda Kaceli, Mariela Magallanes e la saggista franco-iraniana Mona Jafarian.
La chiusura, alle 17.30, porterà infine il tema della libertà dentro il contesto della Fashion Week. Qui il panel “Cosa nasconde il tuo make-up?” metterà a confronto donne colpite dalla repressione con personalità della moda e della comunicazione, tra cui la stilista Chiara Boni, la modella e attrice Farnoush Hamidian e la reporter di Vogue Valeria Castellani.
Il 25 settembre si prepara dunque a diventare una giornata costruita attorno a esperienze provenienti da Paesi e contesti differenti, ma con un filo comune: raccontare cosa significhi perdere la propria libertà e tentare di riconquistarla.
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