Maniefsto di gaza genoLie in Times Square

Gaza GenoLIE: la campagna internazionale contro l’accusa di genocidio a Israele

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola
La campagna, il cui nome unisce le parole inglesi “genocide” e “lie” (“genocidio” e “menzogna”), parte da una data precisa: l’8 ottobre 2023, quando, appena un giorno dopo il massacro compiuto da Hamas, l’accusa di genocidio allo Stato ebraico era già iniziata a comparire sui social network.

Un grande cartellone digitale nel cuore di Times Square, a pochi passi dal Nasdaq, con un invito: “non credete alle bugie. Guardate voi stessi”. È questa l’ultima iniziativa di Gaza GenoLIE, la campagna internazionale che riunisce oltre cento organizzazioni ebraiche e pro-Israele da venti Paesi con l’obiettivo di contestare l’accusa di genocidio in merito al conflitto nella Striscia di Gaza.

La campagna, il cui nome unisce le parole inglesi “genocide” e “lie” (“genocidio” e “menzogna”), parte da una data precisa: l’8 ottobre 2023, quando, appena un giorno dopo il massacro compiuto da Hamas, l’accusa di genocidio allo Stato ebraico era già iniziata a comparire sui social network.

“Quella rapidità dimostra come la definizione stessa sia diventata parte di una più ampia battaglia politica e comunicativa contro Israele” affermano i sostenitori di Gaza GenoLIE sul sito dell’iniziativa.

Ad oggi tra le organizzazioni che hanno aderito al gruppo figurano l’Anti-Defamation League, il World Jewish Congress, la CAMERA, l’HonestReporting, l’International Legal Forum, l’Israeli-American Council e lo Students Supporting Israel.

Il termine “genocidio”

Il sito di GenoLIE affronta la questione attraverso otto aree tematiche: dalla definizione giuridica di genocidio alle accuse di affamare i civili nella Striscia, dalla morte dei giornalisti all’utilizzo di scudi umani da parte di Hamas.

Al centro c’è innanzitutto il concetto di genocidio che, secondo la legge internazionale, richiede “l’intenzione specifica di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo etnico o religioso”. Come affermato dai portavoce di GenoLIE, “le operazioni militari israeliane contro Hamas, pur avendo provocato un enorme numero di vittime nella Striscia, non soddisfano questo requisito.”

“Parole come ‘genocidio’ hanno un peso giuridico e morale” ha aggiunto Sara Friedman, CEO di World Jewish Congress Israel, nella sua intervista rilasciata al Jerusalem Post. “Se il termine viene privato del suo significato e utilizzato come arma, si svilisce ogni vera vittima di genocidio, passata e futura. L’obiettivo della campagna è intervenire prima che la menzogna si cristallizzi in una storia accettata.”

A sostegno delle sue affermazioni, il sito di GenoLIE richiama gli avvertimenti di evacuazione, le pause umanitarie e le campagne di vaccinazione organizzate nella Striscia come elementi che contraddicono l’esistenza di una vera intenzione israeliana di distruggere la popolazione palestinese. La campagna attribuisce inoltre un’ingente parte delle vittime civili alle modalità operative di Hamas nelle aree densamente popolate.

 

Le ripercussioni sugli ebrei di tutto il mondo

Per le organizzazioni coinvolte, tuttavia, la battaglia non riguarda soltanto la definizione giuridica di quanto avvenuto a Gaza. GenoLIE, infatti, sostiene che l’accusa abbia avuto conseguenze anche sulle comunità ebraiche della Diaspora e la inserisce in una storia più lunga di campagne contro Israele: dalla risoluzione dell’Onu del 1975 che equiparava il sionismo al razzismo, alla conferenza di Durban del 2001 fino alla crescita del movimento BDS.

Per Arié Bensemhoun, direttore esecutivo di ELNET France, l’accusa di genocidio rappresenta un “rovesciamento della memoria storica” in quanto “trasforma lo Stato nato dalle ceneri di questo crimine nel responsabile di una sua versione fittizia con l’obiettivo di delegittimare il progetto sionista nella sua stessa essenza”.

Secondo quanto affermato da Bensemhoun al Jerusalem Post, inoltre, queste conseguenze possono coinvolgere persino gli ebrei che vivono fuori dallo Stato ebraico: “il messaggio implicito diventa che loro possono essere accettati dalla comunità internazionale soltanto a condizione di prendere pubblicamente le distanze da Israele.”

Una preoccupazione ampiamente condivisa dall’Anti-Defamation League, come ha affermato in un recente comunicato sostenendo che “le narrazioni che descrivono come genocidio le operazioni israeliane provocano danni ben oltre il campo di battaglia e possono giustificare molestie e odio contro gli ebrei in tutto il mondo”.

È su questo terreno che GenoLIE definisce questo tipo di accusa una moderna forma di “blood libel” e ora punta soprattutto a raggiungere giornalisti, università, educatori e decisori politici.

“Vogliamo che le figure responsabili di informare l’opinione pubblica abbiano a disposizione tutti i fatti prima di poter ripetere un’accusa che non regge all’esame” ha concluso Friedman. “Lo step successivo è correggere la documentazione, affinché le generazioni future non ereditino questa calunnia come un fatto acquisito.”

Il cartellone comparso a Times Square rappresenta così il passaggio più visibile di una campagna partita online e diventata in poche settimane una coalizione internazionale. Per Bensemhoun la posta in gioco va oltre la difesa delle politiche israeliane: significa “difendere l’integrità del linguaggio, della memoria storica e del giudizio morale e impedire che la parola genocidio diventi un’arma politica contro lo Stato ebraico”.