di Pietro Baragiola
Con un evento di lancio sold-out al BASE, ha ufficilamente preso il via il nuovo progetto dedicato ai giovani della Comunità. Tra le novità principali la volontà di superare un’unica proposta indistinta, costruendo invece diverse ramificazioni rivolte a interessi e fasce di pubblico differenti, ciascuna con una comunicazione targettizzata. Come spiega l’assessore ai giovani David Fiorentini. (Foto: laramou_photography)
Martedì 8 settembre al rooftop BASE si è tenuto l’evento di lancio di Rimon, il nuovo progetto dedicato ai giovani della Comunità Ebraica di Milano. Una serata a tema “White Party”, organizzata per salutare l’estate e vedere insieme la proiezione della partita Real Madrid-Inter.
“Siamo rimasti strabiliati dal successo dell’incontro che, solamente in poche settimane, ha registrato più di 100 iscritti arrivando al sold out” ha spiegato a Mosaico-Bet Magazine l’assessore ai giovani David Fiorentini, ammettendo di essere molto fiero dell’inizio di questo nuovo percorso. “L’appuntamento di martedì è diventato una magnifica occasione per presentare Rimon al pubblico e trascorrere del tempo insieme in un’atmosfera giovane e conviviale”.
Da F205J a Rimon
Rimon raccoglie l’eredità di F205J, progetto nato nel 2022 per offrire ai giovani ebrei milanesi occasioni di incontro caratterizzate da un’atmosfera più informale rispetto ai tradizionali appuntamenti della Comunità.
Il nome univa il codice catastale di Milano, F205, alla “J” di “jewish” ed ha accompagnato per anni feste, Shabbaton e iniziative capaci, fin dagli esordi, di coinvolgere decine di ragazzi. Il primo Shabbaton nel settembre 2022 ha raccolto circa 85 partecipazioni, mentre il Kickoff Party è arrivato a circa 110 presenze.
“F205J ha lanciato un trend che in molti hanno accolto a braccia aperte: creare qualcosa di specificamente dedicato ai giovani con iniziative più appealing per le nuove generazioni della Comunità” ha raccontato Fiorentini. “Oggi abbiamo un team completamente nuovo, facce nuove e nuova energia. Per questo abbiamo deciso di rivitalizzare il progetto, cambiandone anche il nome.”
Da qui la scelta di Rimon, parola che in ebraico indica il “melograno” simbolo già utilizzato in diverse iniziative della Comunità Ebraica di Milano. Più che un semplice cambio di nome, questo rebranding vuole rappresentare l’inizio di una fase diversa dell’organizzazione.
Universitari e giovani professionisti
Come spiegato da Fiorentini, tra le novità principali di Rimon sorge la volontà di superare un’unica proposta indistinta, costruendo invece diverse ramificazioni rivolte a interessi e fasce di pubblico differenti, ciascuna con una comunicazione targettizzata.
“Vogliamo evitare di mandare tutto a tutti e, invece, soffermarci sul capire meglio chi partecipa e a quali iniziative è principalmente interessato” ha aggiunto l’assessore, spiegando che questo lavoro richiederà la riorganizzazione delle anagrafiche e dei database.
Un primo aperitivo di Rimon è già stato tenuto nei giorni scorsi per gli studenti della Bocconi, senza però la dicitura del gruppo, mentre nelle prossime settimane è previsto un appuntamento per i giovani professionisti.
“Il pubblico principale resta quello degli universitari tra i 18 e i 25 anni, anche se un buon 30% dei partecipanti supera questa fascia d’età” ha spiegato Fiorentini. “Al momento il nostro gruppo WhatsApp conta già circa 300 persone mentre per Instagram stiamo cambiando impostazione in modo da dare maggiore visibilità a ciascuna iniziativa.”
Parallelamente il team di Rimon- che oggi conta David Fiorentini, Sharon Zarfati, Lara Mouhadab e diversi volontari tra cui André Liuim, Leo Pepe, Sharon Bassal, Daniele Steinhaus, Idan Abdollahi, Yosef Sassun e Sarah Galante – ha fatto partire una raccolta fondi con l’obiettivo di assicurarsi una location fissa per i suoi eventi futuri.
“La nostra mission è creare un senso di attaccamento tale per cui i ragazzi passino da semplici partecipanti ad organizzatori responsabili del futuro della Comunità” ha concluso Fiorentini, con il sogno di un grande Shabbaton milanese capace di richiamare giovani da tutta Europa. “Questo coinvolgimento delle future generazioni è per me una missione personale e l’eredità che vorrei lasciare alla città di Milano.”






