memoriale per le vittime del festival Nova (Foto: ©Nathan Greppi)

1000 giorni dal 7 ottobre: Israele commemora le vittime dell’attacco di Hamas

Israele

di Pietro Baragiola
Per ricordare le vittime, nel corso della commemorazione è stato osservato un minuto di silenzio nazionale che si è tenuto alle 10.00 esatte, l’ora in cui ogni anno le sirene dello Yom HaShoah fermano il Paese in memoria della Shoah. “È difficile battere la resilienza del mpopolo ebraico” dice il giornalista Maurizio Molinari al magazine Setteottobre.

 

Giovedì 2 luglio 2026 Israele ha ricordato i 1000 giorni dall’attacco di Hamas con una lunga serie di commemorazioni, cortei, mostre e manifestazioni in tutto il Paese.

A promuovere gran parte delle iniziative è stato l’October Council, organismo che riunisce familiari delle vittime, sopravvissuti ed ex ostaggi, nato per chiedere chiarimenti sulle circostanze che hanno permesso l’attacco.

Tra gli ospiti più attesi, la commemorazione ha visto la presenza di Rom Braslavski, rapito al Nova Festival e rimasto ostaggio di Hamas per 737 giorni fino alla sua liberazione nell’ottobre 2025.

“Invito tutti a partecipare alla giornata dedicata ai 1000 giorni dal 7 ottobre” ha scritto l’ex ostaggio sui social, prima dell’inizio dell’evento. “Venite per emozionarvi e rendere omaggio a chi non è più con noi.”

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da World Jewish Congress (@worldjewishcongress)

Il programma della giornata

Le celebrazioni sono iniziate alle 6:29 del mattino, l’ora esatta in cui 1000 giorni prima i terroristi di Hamas hanno attraversato il confine con Israele dando inizio all’assalto contro le comunità del Negev occidentale. Questo attacco ha portato alla morte di circa 1.200 persone, in gran parte civili, mentre 251 sono state rapite e condotte a Gaza, segnando la più grave tragedia della storia recente del Paese.

Per ricordare le vittime, nel corso della commemorazione è stato osservato un minuto di silenzio nazionale che si è tenuto alle 10.00 esatte, l’ora in cui ogni anno le sirene dello Yom HaShoah fermano il Paese in memoria della Shoah.

Alle 11.00 è stata inaugurata a Tel Aviv una mostra composta da 1000 oggetti personali appartenuti alle persone uccise o rapite il 7 ottobre, mentre nel pomeriggio un convoglio commemorativo ha attraversato alcuni dei luoghi simbolo dell’attacco: il sito del Nova Music Festival, i kibbutz Nir Oz, Kissufim, Be’eri, Nahal Oz, Kfar Aza e altre comunità del confine con Gaza, fino al memoriale di Sderot.

L’October Council è una delle organizzazioni che negli anni ha criticato il governo israeliano per non aver istituito una commissione statale d’inchiesta sulle responsabilità dell’attacco. Tra le varie iniziative della giornata, il movimento ha portato centinaia di persone a radunarsi davanti al Ministero della Difesa di Tel Aviv in modo da smuovere il governo a dare delle risposte.

L’intero evento si è concluso alle 20.00 con un grande raduno nell’ex Piazza degli Ostaggi che ha ospitato i rappresentanti delle comunità colpite e alcuni familiari delle vittime come Yael Adar, madre dell’ostaggio Tamir Adar ucciso durante l’attacco, e Ali Ziyadne, che ha perso il fratello Youssef e il nipote Hamza nel corso della loro prigionia a Gaza.

Il dibattito nazionale

A quasi tre anni dal massacro, la memoria del 7 ottobre continua a dividere anche sul piano politico, tanto che l’organizzazione Kumu (“Rise Up”), composta da sopravvissuti e familiari delle vittime, ha annunciato che organizzerà una propria cerimonia per il terzo anniversario dell’attacco, separata da quella ufficiale dello Stato.

“Con il cuore ancora colmo di dolore e molte domande senza risposta, vogliamo dare voce alle famiglie delle vittime, agli ostaggi sopravvissuti e alle comunità distrutte per ricordare e offrire speranza” hanno dichiarato i portavoce del movimento nel loro ultimo comunicato.

Anche il capo di Stato maggiore dell’IDF, Eyal Zamir, è intervenuto in occasione dei 1000 giorni dal massacro affermando che il 7 ottobre è stato un attacco contro l’esistenza stessa del popolo ebraico: “la memoria di quel giorno ci impone di continuare a cambiare, imparare le lezioni e rafforzare la nostra capacità di difenderci.”

Nell’intervista rilasciata al magazine online Setteottobre il giornalista e saggista Maurizio Molinari ha sottolineato che l’impatto dell’attacco di Hamas va oltre il piano militare, sostenendo che al massacro si sia affiancata una campagna globale di delegittimazione dell’esistenza di Israele da cui nessuna comunità ebraica è rimasta indenne.

“Da Nir Oz a Buenos Aires, da Katmandu a Roma, non c’è stato un singolo ebreo al mondo che non abbia dovuto fare i conti in una forma o nell’altra con l’ondata di odio innescata dal 7 ottobre” ha affermato il giornalista.

Ciononostante, Molinari ha concluso il suo intervento sostenendo che il 7 ottobre abbia fallito in quanto non è riuscito a intimidire gli ebrei né a separarli da Israele: “il popolo ebraico continua a resistere, reagire e riaffermare la propria identità. Penso che la vera lezione di questi 1000 giorni sia proprio questa: è difficile se non impossibile battere la resilienza del popolo ebraico.”