di Nina Deutsch
La storia di Marlowe, dei cani dell’Unità Oketz e di un legame antico tra uomini e animali. Robot e sistemi radiocomandati per ridurre il rischio umano e affiancare o sostituire alcune funzioni dei cani garantendo il loro benessere.
Un cucciolone di Labrador dal muso espressivo e curioso. Si chiama Marlowe, ha il mantello color sabbia e porta con sé una piccola storia fatta di memoria e speranza. La sua vicenda, riportata dal Jewish News, apre una finestra su un mondo più ampio: quello dei cani addestrati per aiutare, proteggere e affrontare insieme agli uomini le situazioni più difficili. La tenerezza del suo sguardo è ciò che colpisce per prima chiunque lo incontri, ma dietro quell’espressione dolce si muove un percorso preciso di socializzazione e addestramento, pensato per trasformare un cucciolo in un compagno capace di cambiare la vita di una persona.
Il nome non è casuale. Marlowe è un omaggio a Jake Marlowe, giovane guardia di sicurezza e musicista britannico israeliano ucciso il 7 ottobre 2023 durante l’attacco al festival musicale Nova, mentre cercava di aiutare altre persone a mettersi in salvo. La sua famiglia ha scelto di dare continuità a quel dolore trasformandolo in un gesto concreto: sostenere la formazione di cuccioli destinati ad accompagnare persone in difficoltà. In questo passaggio si intrecciano memoria e speranza, come se da una perdita potesse nascere una direzione nuova, capace di restituire qualcosa agli altri attraverso la vita di un nome che continua a esistere.
L’Israel Guide Dog Centre e i ruoli dei cani di supporto
Così Marlowe è stato affidato all’Israel Guide Dog Centre, un ente specializzato nell’addestramento di cani guida per persone non vedenti e di cani di supporto destinati a chi convive con disturbi come il PTSD, a bambini con autismo e a persone che hanno vissuto esperienze traumatiche. Il lavoro di questi centri va oltre la semplice preparazione tecnica: inizia molto prima dei comandi e riguarda la crescita stessa del cane. C’è la socializzazione precoce, l’osservazione attenta del carattere, la valutazione delle inclinazioni naturali e poi l’incontro delicato con il futuro utilizzatore. A questo si aggiunge un percorso di follow-up costante, pensato per accompagnare nel tempo sia l’animale sia la persona, perché l’equilibrio della relazione è un processo vivo, non un punto di arrivo.
Marlowe resterà con i suoi educatori, Adar Fromovicy e Shai Sabag, fino a circa 12 –14 mesi. In questa fase, giorno dopo giorno, viene osservato con attenzione: come reagisce agli stimoli, come affronta le novità, come si muove dentro situazioni sempre diverse. Terminato questo periodo di socializzazione, si arriva a una valutazione fondamentale per il suo futuro. Alcuni cani mostrano una predisposizione naturale per il ruolo di guida, altri invece si rivelano più adatti al supporto emotivo. Non si tratta solo di competenze, ma di sensibilità. L’abbinamento tra una persona e il suo cane deve infatti costruirsi nel tempo e reggere alla vita quotidiana, rispettando bisogni e fragilità di entrambi.
I soldati con quattro zampe dell’Unità Oketz
La storia di Marlowe si inserisce in un contesto molto più ampio, che comprende anche i cosiddetti “soldati a quattro zampe”. Nell’IDF questi cani operativi fanno parte dell’Unità Oketz, una delle unità cinofile d’élite specializzate in antiterrorismo, ricerca e salvataggio e individuazione di esplosivi e armi. Non indossano uniformi, non hanno mostrine, ma il loro ruolo è spesso decisivo nel momento in cui si decide la sicurezza di un’operazione.
Sono loro a individuare un ordigno prima che venga attivato, a seguire una traccia invisibile nell’aria per ritrovare persone disperse, a muoversi in ambienti pericolosi riducendo il rischio per i militari. L’addestramento è rigoroso e selettivo: ogni cane viene indirizzato verso una specialità in base alle proprie inclinazioni naturali, mentre il conduttore impara a leggere segnali minimi, quasi impercettibili. Con il tempo, tra cane e uomo si costruisce un linguaggio silenzioso fatto di fiducia e ripetizione, ma anche di intuizione reciproca.
La dimensione emotiva di questo lavoro è impossibile da ignorare. Chi opera con questi animali non parla quasi mai di strumenti, ma di compagni. Perché la collaborazione non nasce solo dall’addestramento, ma da una conoscenza profonda che si forma sul campo, nelle situazioni reali, quando ogni secondo conta e la comprensione reciproca diventa essenziale. I cani devono saper affrontare rumori improvvisi, odori sconosciuti e scenari imprevedibili, mentre il conduttore deve essere in grado di interpretare e anticipare le loro reazioni in tempo reale.
Bernie e Ziggy: la memoria dei cani che non sono tornati
Come accade per i soldati umani, anche alcuni cani vengono ricordati per il loro servizio e per ciò che hanno rappresentato. Nelle cronache recenti compaiono i nomi di Bernie e Ziggy. Bernie è morto durante un’operazione dopo aver individuato una minaccia; Ziggy, secondo le ricostruzioni, avrebbe contribuito a salvare sei soldati durante un intervento all’interno di un edificio.
Questi nomi non restano soltanto nelle notizie: diventano memoria condivisa. Raccontano legami nati in condizioni estreme, dove la fiducia tra uomo e animale assume un peso diverso, più profondo. Le cerimonie dedicate ai cani caduti in servizio non sono semplici atti formali, ma momenti di riconoscimento collettivo, in cui si dà valore a un contributo che spesso si consuma nel silenzio dell’azione.
Fine servizio e riconoscimenti sociali
Dopo anni di servizio operativo, molti cani vengono congedati e adottati dalle persone che li hanno seguiti più da vicino. È un passaggio delicato, perché il legame costruito nel tempo non si interrompe, ma si trasforma. Le missioni, la quotidianità, l’attesa e la tensione condivisa diventano parte di una storia comune che continua anche oltre il servizio.
In Israele, a maggio 2026, è stata proposta una legge per garantire assistenza medica ai cani militari in pensione adottati dai veterani dell’unità Oketz. L’obiettivo è riconoscere in modo formale il loro contributo e assicurare loro cure adeguate dopo anni di attività spesso intense e rischiose. È un segnale che va oltre l’aspetto pratico: racconta una crescente consapevolezza del valore di questi animali e della responsabilità che accompagna la loro vita dopo il servizio.
Marlowe: quando un cucciolo diventa simbolo
Tornando a Marlowe, il giovane Labrador che oggi vive a Rehovot sotto la cura dei suoi addestratori, la sua storia resta sospesa tra dimensione privata e significato collettivo. Nei primi mesi ha imparato gesti semplici ma fondamentali, ha esplorato il mondo con curiosità e ha costruito un rapporto stabile con i suoi educatori.
Non sarà un cane da combattimento, ma il suo ruolo è altrettanto importante: accompagnare, sostenere, rendere più leggero il peso di chi affronta difficoltà quotidiane. La sua forza sta proprio in questa capacità di adattarsi, di cambiare funzione senza perdere la sua natura di compagno.
Questioni etiche, benessere animale e cani robot
La storia di Marlowe, e più in generale quella delle unità cinofile, apre inevitabilmente anche un interrogativo più ampio. L’impiego degli animali in contesti operativi e ad alto rischio solleva un forte dibattito: da un lato il valore concreto del loro prezioso contributo, che salva vite e riduce l’esposizione dei militari; dall’altro la necessità di riflettere sui limiti di questo utilizzo e sulla responsabilità verso il loro benessere.
Non a caso in questo scenario si affacciano anche nuove tecnologie, come cani-robot e sistemi radiocomandati, pensati per ridurre il rischio umano e affiancare o sostituire alcune funzioni dei cani. Ma la tecnologia, da sola, non replica ciò che questi animali portano sul campo: istinto, sensibilità, capacità di leggere l’imprevedibile. Il punto non è solo tecnologico, ma profondamente umano: riguarda il modo in cui si sceglie di bilanciare efficacia, rischio e rispetto per chi, a quattro zampe, condivide con noi decisioni e pericoli.
Leggi anche:
- Jewish News – News you need now about Jewish dogs https://www.jewishnews.co.uk/news-you-need-now-about-jewish-dogs/
- Ynetnews – Bernie, il cane dell’IDF https://www.ynetnews.com/environment/article/s1zevtyazl
- Jewish News Syndicate (JNS) – Cani militari in pensione https://www.jns.org/news/israel-news/bill-seeks-aid-for-retired-military-dogs-adopted-by-oketz-veterans
- Ami Magazine – Cani contro i droni https://amimagazine.org/2026/06/23/dogs-against-drones/
- Haaretz – Robot al posto dei cani in guerra https://www.haaretz.com/israel-news/2024-03-03/ty-article-magazine/.premium/gaza-becomes-israels-testing-ground-for-remote-control-military-robots/0000018e-03ed-def2-a98e-cfff1e640000
- Israel Guide Dog Centre https://israelguidedog.org.uk/
- Unit Oketz (Unità Oketz https://www.oketzfoundation.org/eng/unit?utm_source=chatgpt.com




