Alice Edwards

«Hanno cercato di fermare la mia lettera»: la denuncia della relatrice ONU sulle torture del 7 ottobre

Personaggi e Storie

di Nina Deutsch
Alice Edwards accusa alcuni colleghi del sistema delle Nazioni Unite di aver tentato di bloccare una comunicazione sulle violenze attribuite ad Hamas e ad altri gruppi armati provenienti dalla Striscia di Gaza. «Sono stata intimidita per settimane», ha dichiarato. Il caso riaccende il dibattito sulle divisioni interne all’Onu nella gestione delle accuse contro Israele e Hamas.

Una battaglia interna al sistema delle Nazioni Unite sui diritti umani torna al centro del dibattito internazionale. Alice Edwards, giurista australiana e relatrice speciale dell’Onu sulla tortura e altri trattamenti crudeli, disumani o degradanti, ha accusato alcuni colleghi e osservatori del sistema Onu di aver tentato di impedire la pubblicazione di una lettera nella quale venivano raccolte accuse di torture, violenze sessuali e altri abusi commessi durante l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023.

Le dichiarazioni di Edwards sono state riportate da The Forward, che ha ricostruito il caso a partire da un intervento tenuto dalla relatrice all’University College di Londra.

«C’è stata una campagna per impedire che quella lettera venisse inviata», ha dichiarato Edwards durante l’incontro. «Per settimane sono stata vittima di pressioni e intimidazioni, con persone che mi dicevano che tutto ciò che conteneva era falso».

Secondo la relatrice, la comunicazione, preparata nei primi mesi del 2024 e indirizzata alle autorità palestinesi con Hamas in copia, descriveva una serie di accuse ricevute dalle Nazioni Unite relative agli attacchi del 7 ottobre: tra queste torture, violenze sessuali, stupri, stupri di gruppo, persone bruciate vive e altre forme di crudeltà inflitte alle vittime.

Edwards ha raccontato che diversi colleghi avrebbero inviato osservazioni dettagliate sulle bozze del documento, portando a modifiche sostanziali del testo finale. «Tutti i commenti sono stati presi in considerazione», ha spiegato, aggiungendo che la lettera «si è ridotta considerevolmente» rispetto alla versione iniziale.

Alla fine, secondo il racconto della relatrice, soltanto il collega Morris Tidball-Binz, esperto Onu sulle esecuzioni extragiudiziali, avrebbe firmato la comunicazione insieme a lei. Altri relatori speciali e gruppi di lavoro che inizialmente avevano manifestato interesse a sottoscriverla, ha sostenuto Edwards, sarebbero stati a loro volta sottoposti a pressioni.

«C’è stato uno sforzo concertato affinché questa lettera non mettesse a verbale alcune accuse che erano state ricevute», ha affermato.

Il confronto sulle accuse di violenze sessuali

La vicenda si inserisce in un clima di forte tensione all’interno del sistema Onu, dove da mesi si confrontano posizioni profondamente divergenti sul modo in cui sono state affrontate le accuse relative alle violenze commesse il 7 ottobre e alla successiva guerra a Gaza.

Alcuni funzionari e organizzazioni israeliane accusano da tempo le Nazioni Unite di applicare un doppio standard nei confronti di Israele e sostengono che le atrocità commesse da Hamas non siano state condannate con sufficiente fermezza.

Altri esperti Onu, invece, hanno contestato alcune ricostruzioni sulle violenze sessuali del 7 ottobre, alimentando un acceso scontro con vittime, ricercatori e organizzazioni che hanno raccolto testimonianze e prove.

Tra questi contrasti è emerso anche il caso di Reem Alsalem, consulente giordana per le questioni umanitarie e di genere e relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze. Alsalem, già finita al centro delle polemiche dopo aver dichiarato nel novembre 2025 che «nessuna indagine indipendente ha riscontrato che il 7 ottobre si siano verificati stupri» da parte di Hamas, è stata nuovamente criticata nei giorni scorsi durante la sessione del Consiglio per i diritti umani dell’Onu, guidata da Cochav Elkayam-Levy, giurista israeliana. Per l’occasione, secondo le accuse mosse da sopravvissute e organizzazioni presenti, Alsalem avrebbe mantenuto un atteggiamento imperturbabile di fronte alle sconvolgenti testimonianze dirette di ex ostaggi sugli abusi subiti durante l’attacco. Un comportamento che ha suscitato forte indignazione tra diverse vittime e associazioni che sostengono di aver documentato episodi di stupro e violenze sessuali.

Le testimonianze delle vittime e il rapporto sulle violenze

Durante l’incontro, Elkayam-Levy ha affermato che la commissione ha raccolto testimonianze di violenze sessuali, torture e mutilazioni, analizzando migliaia di immagini e video relativi agli attacchi.

«Per due anni ci siamo immersi in testimonianze di violenze inimmaginabili», ha dichiarato Elkayam-Levy. «Abbiamo individuato 13 tipologie di abusi, tra cui stupro, stupro di gruppo, tortura sessuale, ustioni e mutilazioni deliberate».

Nel corso dello stesso appuntamento è intervenuta anche Ilana Gritzewsky, ex ostaggio di Hamas, che ha rivolto un appello diretto ad Alsalem.

«Signora Alsalem, lei ha affermato che non vi erano prove di violenza sessuale il 7 ottobre», ha detto. «nessuna indagine indipendente ha riscontrato che il 7 ottobre si siano verificati stupri»

 

Edwards: «I diritti umani devono valere ovunque»

La relatrice speciale Edwards ha difeso il proprio operato sostenendo che il compito degli esperti indipendenti dell’Onu sia quello di documentare le violazioni dei diritti umani senza considerazioni politiche.

«Il nostro ruolo è documentare le violazioni ovunque si verifichino e indipendentemente dall’identità delle vittime o dei responsabili», ha dichiarato Edwards in una risposta fornita a The Forward. «La nostra credibilità dipende dal mantenimento della fiducia del pubblico nell’applicazione universale dei diritti umani».

Edwards ha inoltre raccontato di aver effettuato nel dicembre 2024 una visita in Israele finanziata personalmente, durante la quale avrebbe visitato alcune comunità colpite dagli attacchi del 7 ottobre, incontrato famiglie di ostaggi e analizzato materiale raccolto dalle autorità israeliane.

Secondo alcuni rappresentanti delle famiglie degli ostaggi, la relatrice sarebbe stata tra i pochi funzionari internazionali ad aver mostrato disponibilità ad ascoltare direttamente le loro testimonianze.

«È stata molto coraggiosa nel riconoscere le famiglie degli ostaggi e nel difenderci in un momento in cui non era semplice farlo», ha dichiarato Shelly Aviv Yeini, ex responsabile del dipartimento di diritto internazionale dell’Hostages and Missing Families Forum.

La replica delle Nazioni Unite

L’ufficio dell’Onu che sostiene il lavoro dei relatori speciali ha dichiarato a The Forward che la partecipazione a comunicazioni congiunte «rimane una scelta autonoma di ciascun esperto, in linea con il proprio mandato».

I relatori speciali delle Nazioni Unite sono esperti indipendenti nominati dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu. Le loro conclusioni non sono giuridicamente vincolanti, ma possono influenzare il dibattito internazionale e le politiche degli Stati.

Il caso Edwards riaccende così una questione più ampia: il ruolo e l’imparzialità degli organismi internazionali chiamati a indagare sulle violazioni dei diritti umani in contesti di conflitto, dove la raccolta delle prove e la loro interpretazione sono spesso al centro di dispute politiche e diplomatiche.