di Pietro Baragiola
L’incontro online, aperto al pubblico, ha riunito giuristi, psicologi, esperti di violenza di genere e soccorritori e ha seguito il rapporto pubblicato dalla “Civil Commission on October 7 Crimes by Hamas against Women and Children”, contenente le prove e la documentazione sui crimini commessi durante l’attacco.
Martedì 23 giugno l’ADEI WIZO ha organizzato Silenced No More – Sexual Terror Unveiled, il webinar internazionale dedicato alle violenze sessuali perpetrate dai terroristi palestinesi durante il massacro del 7 ottobre 2023 e nel corso della prigionia degli ostaggi a Gaza.
L’incontro, aperto al pubblico, ha riunito giuristi, psicologi, esperti di violenza di genere e soccorritori tra cui: Cochav Eikayam-Levy, fondatrice della “Civil Commission on October 7 Crimes by Hamas against Women and Children”; Vardit Avidan, avvocato ed esperta di violenza sessuale e di genere del progetto RAIA; Baruch Niddam, direttore della divisione internazionale di ZAKA; Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat; Elisabetta Camussi, docente di psicologia sociale all’Università di Milano-Bicocca e Anna Paola Concia, da anni impegnata nella promozione dei diritti civili.“Questi interventi non rappresentano una serie di relazioni indipendenti ma un percorso unitario” ha affermato la moderatrice Daniela Dawan, magistrato della Corte di Cassazione. “Raramente è possibile ascoltare una serie di testimonianze di questo livello tutte insieme.”
Il rapporto della Commissione

L’incontro ha seguito il rapporto pubblicato dalla “Civil Commission on October 7 Crimes by Hamas against Women and Children”, contenente le prove e la documentazione sui crimini commessi durante l’attacco.
Tra gli interventi più significativi c’è stato quello di Vardit Avidan, che ha illustrato il metodo seguito dalla Commissione: “dato che molte vittime sono state uccise durante gli stupri, il lavoro investigativo si è basato sulle testimonianze dei soccorritori, medici, militari e delle forze di polizia intervenute nel kibbutz e al festival Nova. La domanda non è se c’è stata violenza sessuale, ma perché sia stato così difficile dimostrarla”.
La ricerca dimostra come molte vittime sono state assassinate, i testimoni fatti scomparire e le scene del crimine così irrimediabilmente distrutte da rendere difficile riconoscere i segni di questi crimini.
“Molti corpi sono stati completamente bruciati e, nonostante il ricorso al DNA, il processo di identificazione è stato lunghissimo” ha raccontato Baruch Niddam, che ha assistito in prima persona al lavoro svolto da ZAKA nei giorni successivi al massacro.

Anche Cochav Eikayam-Levy ha colto l’occasione per tornare su un tema che aveva già affrontato in numerosi interventi internazionali, dall’ONU al Parlamento europeo: il dovere di riconoscere e testimoniare il dolore delle vittime.
“Una cosa è sapere che hanno ucciso chi ami, un’altra è assistere alle sue sofferenze” ha raccontato Eikayam-Levy. “È necessario dare voce a queste persone e ricordarci che non spetta alle vittime dimostrare che il crimine sia avvenuto, bensì ai terroristi provare il contrario. Dobbiamo far spazio alla verità in modo da rendere possibile la giustizia”.
L’impatto sociale delle violenze
Il webinar ha affrontato anche le conseguenze psicologiche e culturali della violenza sessuale durante i conflitti.
Partendo da questo concetto, la dottoressa Elisabetta Camussi ha invitato a modificare il linguaggio sull’argomento: “parlare di una donna che ha subito violenza sessuale come ‘vittima’ la condanna ad essere una persona che non può reagire. Se invece la definiamo ‘sopravvissuta’, le restituiamo il potere di superare quella vicenda e chiedere giustizia.”
La docente ha inoltre ricordato come il timore dello stigma sociale spinge spesso chi subisce violenza verso il silenzio, la negazione e la minimizzazione, ostacolando il percorso di elaborazione del trauma.
A seguire, Linda Laura Sabbatini ha inserito gli stupri del 7 ottobre in una prospettiva storica, ricordando come queste violenze siano state utilizzate in molti conflitti come strumento di annientamento dell’identità collettiva di intere comunità, specialmente durante la Seconda Guerra Mondiale.
“Lo stupro di guerra riflette l’idea patriarcale che il corpo della donna sia un territorio da conquistare e devastare” ha affermato Sabbatini. “Durante il 7 ottobre è stato simulato un pogrom come nel secolo scorso, dove le donne sono state stuprate non solo in quanto tali ma anche perché ebree”.
L’ex dirigente dell’Istat ha poi denunciato il silenzio da parte della comunità internazionale: “negare ciò che è accaduto rappresenta una nuova forma di violenza. Nessuna causa politica può giustificare il silenzio davanti a torture, stupri e femminicidi di massa.”
Sabbadini ha concluso il suo intervento richiamando il principio della “sorellanza” e sostenendo che il movimento femminista avrebbe dovuto reagire in modo più compatto davanti ai crimini documentati e alla spettacolarizzazione di queste barbarie.
“La libertà delle donne si realizza attraverso la sorellanza e non facendo la guerra alle nostre compagne solo perché sono ebree” ha dichiarato la relatrice.
“Silenced No More”, il cui intento è stato quello di trasformare il dolore delle vittime in responsabilità civile e riflessione collettiva, si è chiuso con le parole della presidente nazionale di ADEI WIZO, Susanna Sciaky: “attraverso questo incontro vogliamo ribadire che l’indifferenza non può e non deve assolutamente avere l’ultima parola.”




