di Anna Balestrieri
In un documento di 18 pagine diffuso dal Ministero degli Esteri, Israele respinge integralmente il rapporto definendolo «diffamatorio», «fazioso» e costruitoper confermare una conclusione predeterminata. Secondo Gerusalemme, la commissione avrebbe ignorato sistematicamente il contesto della guerra e le responsabilità di Hamas. (I membri della Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi e Israele. Da sinistra Chris Sidoti, Srinivasan Muralidhar, Florence Mumba)
La Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi e Israele ha pubblicato un nuovo rapporto in cui sostiene che Israele avrebbe deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi durante la guerra a Gaza, arrivando a qualificare tali azioni come parte di un genocidio in corso. Secondo il documento, circa il 30% delle vittime palestinesi del conflitto sarebbero minori e l’uccisione intenzionale di bambini costituirebbe uno degli elementi centrali per dimostrare l’«intento genocidario» delle autorità israeliane.
Presentando il rapporto a Ginevra, il presidente della commissione, Srinivasan Muralidhar, ha dichiarato che «le prove mostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane» e che «colpendo i bambini, Israele attacca la stessa capacità del popolo palestinese di esistere e determinare il proprio futuro».
Chi sono i membri della commissione
Proprio la presenza di Sidoti è al centro delle contestazioni israeliane. Negli ultimi anni il commissario australiano ha rilasciato dichiarazioni pubbliche molto dure contro Israele. In una conferenza stampa del 2024 arrivò a sostenere che «l’unica conclusione possibile è che l’esercito israeliano sia uno degli eserciti più criminali del mondo».
Nel documento ufficiale di risposta al nuovo rapporto, Israele cita inoltre altre dichiarazioni attribuite a Sidoti, tra cui la definizione dell’IDF come «uno degli eserciti più criminali del mondo» e la descrizione della guerra a Gaza come una «fabbrica israeliana del terrorismo». Secondo il governo israeliano, simili affermazioni renderebbero impossibile considerarlo un investigatore indipendente e imparziale.
Le accuse di Israele: «Verdetto già scritto»
In un documento di 18 pagine diffuso dal Ministero degli Esteri, Israele respinge integralmente il rapporto definendolo «diffamatorio», «fazioso» e costruito per confermare una conclusione predeterminata. Secondo Gerusalemme, la commissione avrebbe ignorato sistematicamente il contesto della guerra e le responsabilità di Hamas.
Il testo sostiene che la commissione «trascura sistematicamente gli sforzi documentati di Israele per ridurre i danni ai civili» e ignora la strategia di Hamas di operare all’interno di scuole, ospedali e aree civili.
Secondo la replica israeliana, il rapporto dedica oltre cento pagine alle presunte violazioni israeliane contro i minori palestinesi ma quasi non affronta le sofferenze dei bambini israeliani dopo il 7 ottobre 2023.
Israele ricorda che durante il massacro del 7 ottobre furono uccisi 38 bambini israeliani, oltre 200 minori persero uno o entrambi i genitori e 32 bambini vennero rapiti e portati a Gaza come ostaggi.
«La commissione cancella le vittime israeliane»
Uno dei passaggi più duri della risposta israeliana riguarda quella che viene definita «l’eliminazione dell’infanzia israeliana» dal racconto della guerra.
«Se la Commissione avesse voluto discutere oggettivamente l’impatto del conflitto sui bambini, avrebbe affrontato la situazione di tutti i bambini», afferma il documento governativo.
Israele sostiene inoltre che la commissione dedica appena pochi paragrafi ai crimini commessi da Hamas contro i bambini palestinesi stessi, compreso il reclutamento di minori come combattenti, corrieri e scudi umani.
Le critiche di UN Watch
Le accuse di parzialità non arrivano soltanto da Israele. L’organizzazione UN Watch, guidata da Hillel Neuer, denuncia da anni la composizione della Commissione ONU sui Territori Palestinesi.
In una recente analisi, UN Watch sostiene che anche dopo il rinnovo della commissione il suo lavoro continui a mostrare «un persistente pregiudizio contro Israele». Secondo l’organizzazione, oltre la metà dell’attenzione del rapporto sarebbe dedicata alle presunte violazioni israeliane, mentre solo una minima parte riguarda gli attacchi palestinesi contro gli israeliani.
UN Watch ha inoltre contestato in passato la nomina di membri che avevano già espresso giudizi molto severi sul conflitto prima ancora di assumere il ruolo di investigatori.
Uno scontro destinato a proseguire
Il nuovo rapporto riapre così una delle più profonde fratture diplomatiche tra Israele e il sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite. Da una parte la commissione sostiene che esistano prove di genocidio e di un deliberato attacco contro l’infanzia palestinese. Dall’altra Israele afferma che il documento rappresenta «una farsa diffamatoria» costruita da un organismo strutturalmente ostile allo Stato ebraico.
La controversia appare destinata ad alimentare ulteriormente il dibattito internazionale sulla guerra di Gaza, sulla definizione giuridica di genocidio e sull’imparzialità degli organismi incaricati di indagare il conflitto.



