La fiera Eurosatory

La Francia limita la partecipazione di Israele all’Eurosatory 2026: in risposta, il Paese si ritira dall’evento

Mondo

di Pietro Baragiola
Secondo quanto dichiarato da Gerusalemme, le autorità francesi avrebbero vietato la partecipazione dei rappresentanti governativi israeliani, impedito l’allestimento di un padiglione nazionale e imposto limitazioni alle aziende dello Stato ebraico, che potranno esporre solamente i sistemi difensivi e nessuno di quelli offensivi.

A meno di due settimane dall’apertura dell’Eurosatory, il principale salone mondiale dedicato alla difesa e alla sicurezza, la Francia ha deciso di limitare drasticamente la presenza israeliana all’evento, che quest’anno si terrà dal 15 al 19 giugno a Parigi.

Secondo quanto dichiarato da Gerusalemme, le autorità francesi avrebbero vietato la partecipazione dei rappresentanti governativi israeliani, impedito l’allestimento di un padiglione nazionale e imposto limitazioni alle aziende dello Stato ebraico, che potranno esporre solamente i sistemi difensivi e nessuno di quelli offensivi.

Questi divieti hanno provocato una dura reazione da parte del governo israeliano che, senza esitazioni, ha annunciato il ritiro del Paese dall’evento.

Le accuse di Israele

In una nota ufficiale diffusa negli ultimi giorni, il Ministero della difesa israeliano ha definito il boicottaggio da parte dell’Eurosatory 2026 una “vergognosa misura selettiva e discriminatoria contro lo Stato ebraico”.

“Questa decisione puzza di calcolo politico e commerciale” riporta la nota stampa. “Sappiamo che le restrizioni illustrate non vengono applicate anche agli altri Paesi partecipanti e questo riflette l’atteggiamento sempre più ostile del governo francese nei confronti di Israele.”

Gli ultimi anni, infatti, sono stati segnati da forti tensioni tra i due Paesi: Parigi ha più volte criticato la condotta israeliana nei conflitti in Gaza e Libano, mentre il governo Netanyahu ha contestato le posizioni del presidente Emmanuel Macron sul Medio Oriente.

Persino la controversia sull’Eurosatory porta con sé un precedente, dato che nel 2024 la Francia aveva già provato ad escludere le aziende israeliane dall’evento per via della guerra a Gaza. Questo provvedimento però è stato subito contestato e rettificato dal tribunale francese che lo ha definito “discriminatorio e non necessario”.

Le ripercussioni della fiera

L’Eurosatory rappresenta una delle principali vetrine globali per il settore della difesa e l’edizione 2026 non sembra da meno, prevedendo già la partecipazione di oltre 2.600 espositori e migliaia di delegati governativi provenienti da decine di Paesi.

Per un evento sempre aggiornato sull’industria militare, l’esclusione di Israele rappresenta un paradosso. Infatti, secondo i dati diffusi dal Ministero della difesa, le esportazioni dello Stato ebraico in questo settore hanno raggiunto nel 2025 il record di 19,2 miliardi di dollari, quasi un terzo delle vendite totali.

Israele è dunque considerato uno dei principali poli mondiali per lo sviluppo di sistemi di difesa aerea, cybersecurity, droni e tecnologie avanzate impiegate sia in ambito militare che civile.

“Oggi Parigi si nasconde dietro una giustificazione politica per escludere i sistemi offensivi israeliani dal forum internazionale” ha concluso la nota stampa del Ministero della difesa. “Sistemi che hanno dimostrato precisione ed efficacia eccezionali contro organizzazioni terroristiche e regimi che minacciano non solo Israele ma l’intera stabilità regionale e globale.”

Nonostante il divieto ai rappresentanti governativi, alcune grandi aziende israeliane sono comunque previste all’Eurosatory 2026, pur con spazi espositivi limitati. A rischiare maggiormente saranno invece le imprese più piccole che utilizzano fiere come questa per incontrare nuovi clienti e stringere accordi internazionali.

Per questi motivi l’assenza di un padiglione nazionale israeliano e le limitazioni imposte alle aziende del settore rischiano di trasformare l’edizione 2026 dell’Eurosatory in un nuovo terreno di scontro diplomatico tra Parigi e Gerusalemme, destinato ad alimentare il dibattito sul rapporto tra politica internazionale e sicurezza globale.