di Murilo Cambruzzi
In zona Stazione Centrale, la piazza antistante l’ingresso del Memoriale della Shoah di Milano è dedicata a Edmond Jacob Safra. Era nato nel 1932 a Beirut, in Libano, all’interno di una famiglia ebraica sefardita originaria di Aleppo, attiva nel settore bancario da generazioni. Per comprendere pienamente la sua traiettoria, è necessario collocarla nel contesto della comunità ebraica di Aleppo, città d’origine della famiglia Safra. Per secoli, Aleppo fu uno dei principali crocevia commerciali tra Oriente e Occidente, un centro dinamico di scambi e relazioni. La sua comunità ebraica, presente fin dall’antichità, sviluppò solide reti economiche e finanziarie, rafforzate nel tempo dall’arrivo degli ebrei sefarditi espulsi dalla Spagna nel XVI secolo.
Fin da giovanissimo Edmond fu coinvolto nell’attività familiare: a soli 15 anni, nel novembre 1947, venne inviato a Milano per acquistare riserve d’oro dalle banche centrali europee. In città si inserì rapidamente nei circuiti d’affari, frequentando ambienti come l’Hotel Principe di Savoia e incontrando altri membri della diaspora ebraico-siriana e libanese, tra cui famiglie come i Nehmad, Matalon e Stambouli. A Milano conobbe anche figure importanti come Nessim Dwek, suo futuro mentore, e l’imprenditore ebreo lombardo Umberto Treves. Edmond Safra a Milano frequentava l’Oratorio Sefardita Orientale di via Guastalla. All’inizio degli anni ’50 decise di trasferirsi in Brasile, paese che offriva nuove opportunità e ospitava una crescente comunità siro-libanese.
Nel corso della sua vita Edmond Safra ricevette numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui onorificenze dal governo francese, dal Lussemburgo e dal Brasile. Il 3 dicembre 1999 morì tragicamente a Monaco in seguito a un incendio doloso nel suo attico.
La Fondazione Safra ha finanziato il Memoriale della Shoah di Milano nel 2012, e a lui è stata dedicata la piazza dove si trova l’edificio nel giorno della sua inaugurazione, il 27 gennaio 2013.
Approfondimento
Edmond Safra, imprenditoria e filantropia nella diaspora ebraica
Edmond Jacob Safra nacque il 6 agosto 1932 a Beirut, in Libano, all’interno di una famiglia ebraica sefardita originaria di Aleppo, attiva nel settore bancario da generazioni. Suo padre fondò nel 1920 la banca Jacob E. Safra, inserendo la famiglia in una solida rete finanziaria e commerciale nel Medio Oriente.
La sua figura non può essere compresa senza risalire alle radici familiari e culturali che ne hanno plasmato il carattere e le scelte. Fin dall’infanzia, Safra fu profondamente influenzato dall’esempio del padre Jacob, che gli trasmise un insieme coerente di valori: onestà, disciplina, dedizione al lavoro e attenzione alla reputazione. A questi si aggiungeva una concezione etica dell’attività economica, in cui il successo finanziario era strettamente legato alla responsabilità sociale e alla pratica della beneficenza. In assenza di eredi diretti, Safra avrebbe poi interpretato le proprie imprese e istituzioni filantropiche come una prosecuzione ideale della tradizione familiare.
Per comprendere pienamente la sua traiettoria, è necessario collocarla nel contesto della comunità ebraica di Aleppo, città d’origine della famiglia Safra. Per secoli, Aleppo fu uno dei principali crocevia commerciali tra Oriente e Occidente, un centro dinamico di scambi e relazioni. La sua comunità ebraica, presente fin dall’antichità, sviluppò solide reti economiche e finanziarie, rafforzate nel tempo dall’arrivo degli ebrei sefarditi espulsi dalla Spagna nel XVI secolo.
A partire dall’età moderna, queste reti si ampliarono ulteriormente grazie ai contatti con l’Europa. In particolare, nel XVIII secolo, mercanti ebrei provenienti da Livorno, un importante porto del Mediterraneo e centro della diaspora sefardita, si stabilirono ad Aleppo seguendo le rotte commerciali. Questi ebrei livornesi, spesso chiamati “Francos”, godevano di privilegi legati alle potenze europee e svolsero un ruolo chiave nel commercio internazionale, contribuendo a integrare ulteriormente Aleppo nei circuiti economici globali. Attraverso queste connessioni, si sviluppò un sistema di relazioni transnazionali fondato su fiducia, legami familiari e appartenenza comunitaria.
Tuttavia, i profondi cambiamenti economici e tecnologici del XIX secolo (come la rivoluzione industriale all’apertura del Canale di Suez) ridussero progressivamente la centralità di Aleppo nei traffici commerciali. Di conseguenza, molte famiglie ebraiche intrapresero percorsi migratori verso nuovi centri emergenti, dando vita a una vasta diaspora che si estese a Beirut, all’Europa, alle Americhe (in Brasile è presente una numerosa diaspora libanese ebraica e cristiana, principalmente appartenenti alla chiesa maronita) e all’Asia.
Fu proprio all’interno di queste reti diasporiche, costruite nel tempo, che la famiglia Safra trovò nuove opportunità. Fin da giovanissimo Edmond fu coinvolto nell’attività familiare: a soli 15 anni, nel novembre 1947, venne inviato a Milano (parte dall’aeroporto di Lod nella Palestina Mandataria, perché l’unico volo diretto da Beirut a Milano decollava durante il Shabbat, e lui essendo osservante decise di partire da Lod) per acquistare riserve d’oro dalle banche centrali europee. In città si inserì rapidamente nei circuiti d’affari, frequentando ambienti come l’Hotel Principe di Savoia e incontrando altri membri della diaspora ebraico-siriana e libanese, tra cui famiglie come i Nehmad, Matalon e Stambouli.

A Milano conobbe anche figure importanti come Nessim Dwek, suo futuro mentore, e l’imprenditore ebreo lombardo Umberto Treves, un importante uomo d’affari, il cui padre era stato deportato ad un campo di sterminio dalle truppe tedesche nel 1943. In questi anni sviluppò una precoce capacità imprenditoriale, viaggiando frequentemente in Europa alla ricerca di opportunità commerciali. A Parigi entrò in contatto con la rete dell’Alliance Israélite Universelle e della sua scuola École Normale Israélite Orientale, che gli fornì supporto anche pratico, come nel caso dell’ottenimento di un permesso di lavoro.
Nel 1948, mentre Edmond consolidava la sua presenza a Milano, dove abitava in centro, in via Mazzini, e frequentava l’Oratorio Sefardita Orientale di via Guastalla, la situazione in Libano peggiora.
Il 22 gennaio 1950 un attentato colpì una scuola dell’Alliance Israélite Universelle a Beirut (1), causando la morte della direttrice Esther Penso. Questo evento accelerò la partenza di alcuni membri della famiglia: Eveline, sorella di Edmond, si trasferì prima in Italia e poi si ricongiunse con lui a Milano.

Nonostante il deteriorarsi della situazione, il padre Jacob rimase ancora per qualche tempo a Beirut, dove continuò a svolgere un ruolo importante nella comunità ebraica locale. Ancora nel 1951 la vita comunitaria proseguiva, con celebrazioni religiose e eventi pubblici condivisi anche con esponenti musulmani e cristiani.
Nel frattempo, Edmond affinò sempre più le sue capacità imprenditoriali: individuava opportunità, ne organizzava gli aspetti logistici e relazionali. Tuttavia, all’inizio degli anni ’50 Milano iniziò a perdere attrattiva: gli effetti del Piano Marshall stavano diminuendo e le condizioni del mercato cambiavano.
Nel 1952 la famiglia Safra decise quindi di trasferirsi in Brasile, paese che offriva nuove opportunità e ospitava una crescente comunità siro-libanese. Edmond, ormai figura centrale della famiglia, guidò questa scelta anche a causa dell’impossibilità di ottenere una stabile cittadinanza europea e delle restrizioni migratorie negli Stati Uniti.
Il 29 marzo 1954 Edmond partì per il Sud America e si stabilì inizialmente a Rio de Janeiro, dove fu raggiunto dal cognato Rahmo Nasser. Nel settembre dello stesso anno altri membri della famiglia si trasferirono a São Paulo. Intorno ai Safra si formò una rete di collaboratori fidati, tra cui Nessim Dwek e i fratelli Khafif.
Nel 1955 Edmond tornò temporaneamente in Europa per chiudere le attività rimaste aperte e organizzare il trasferimento definitivo. I beni della famiglia furono spediti via nave da Genova al Brasile e, il 24 novembre 1955, Edmond lasciò definitivamente Milano per raggiungere la famiglia. Negli anni successivi anche collaboratori come Umberto Treves lo raggiunsero in Brasile.
A São Paulo Edmond assunse un ruolo fondamentale non solo come imprenditore, ma anche come leader della comunità ebraica siriano-libanese. Negli anni ’50, soprattutto dopo la Crisi di Suez, molti ebrei provenienti da Libano, Siria ed Egitto emigrarono in Brasile, spesso in condizioni difficili. Edmond svolse un ruolo centrale nel sostenere, offrendo aiuti finanziari, facilitando il trasferimento di capitali e aiutandoli a trovare lavoro.
In Brasile fondò il Banco Safra, che divenne il nucleo di un vasto impero finanziario internazionale. Parallelamente mantenne sempre un forte legame con le sue radici ebraiche: con il tempo divenne più osservante, portando la kippah e rispettando lo Shabbat. La famiglia Safra si distinse anche per una significativa attività filantropica, sostenendo scuole, sinagoghe e istituzioni accademiche, tra cui la Yeshiva University e l’Università di Harvard.
Nel corso della sua vita Edmond Safra ricevette numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui onorificenze dal governo francese, dal Lussemburgo e dal Brasile.
Il 3 dicembre 1999 morì tragicamente a Monaco in seguito a un incendio appiccato dal suo infermiere Ted Maher. La sua figura e la sua carriera sono state ricostruite anche nel libro A Banker’s Journey del giornalista Daniel Gross e, più recentemente, nella serie documentaria di Netflix Murder in Monaco: The Edmond Safra Case, incentrata sulla sua tragica morte.
Dopo la sua morte, la moglie Vicky Safra (1 luglio 1952, Salonicco, Grecia) ha continuato a gestire e sviluppare il patrimonio familiare, consolidando il ruolo della famiglia Safra tra le più influenti nel panorama finanziario globale. La fondazione ha sostenuto centinaia di organizzazioni in più di quaranta paesi, operando in quattro ambiti principali: educazione, scienza e medicina, religione e assistenza umanitaria.
La Fondazione Safra ha finanziato il Memoriale della Shoah di Milano nel 2012, e a lui è stata dedicata la piazza dove si trova l’edificio nel giorno della sua inaugurazione, il 27 gennaio 2013. Oltre alla piazza dove è localizzato il Memoriale di Milano, a lui è stato dedicato l’auditorium del Mémorial de la Shoah di Parigi, e nel 2012 l’aula magna dell’International School for Holocaust Studies dello Yad Vashem dovuto al sostegno della Fondazione Safra al loro stabilimento.
Inoltre, nel campo educativo, la fondazione ha finanziato importanti progetti internazionali, tra cui centri universitari, programmi per il reclutamento di docenti eccellenti, promosso l’accesso all’istruzione superiore per studenti svantaggiati, sostenuto giovani imprenditori e favorito l’inclusione educativa, anche nelle comunità arabe in Israele.
Nel settore scientifico e medico, ha investito in particolare nella ricerca sul Parkinson, collaborando con università e centri di eccellenza a livello globale e sostenendo organizzazioni come la Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research. Ha anche contribuito alla creazione di importanti istituti di neuroscienze e sostenuto ospedali e strutture sanitarie, offrendo assistenza a malati e famiglie.
In ambito religioso e culturale, la fondazione ha finanziato la costruzione e il restauro di sinagoghe in tutto il mondo, oltre a progetti editoriali e artistici, sostenendo musei, orchestre e istituzioni culturali internazionali.
Infine, la fondazione si è distinta per il suo intervento rapido in situazioni di emergenza globale, fornendo aiuti in occasione di catastrofi naturali e crisi umanitarie, e sostenendo programmi per bambini vulnerabili, orfani e anziani in diverse aree del mondo.
Fonti:
Daniel Gross, A Banker’s Journey: How Edmond J. Safra built a global financial empire, 2022
Profilo di Edmond J Safra, Historical Society of Jews from Egypt, https://www.hsje.org/Whoswho/Edmund_Safra/edmond_safra.html
Pui Gwen Yeung, Matheus Piovesana, Cristiane Lucchesi, Filipe Pacheco, Safra Pays $2 Billion Dividend to Its Owners Ahead of Tax Hike (2026) https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-03-06/safra-pays-2-billion-dividend-to-its-owners-ahead-of-tax-hike
Liane Grunberg Wakabayashi, How did a proud Sephardi Jew build a global financial empire? (2022)
https://www.jpost.com/j-spot/article-716092
Giulia Taviani, La storia di Ted Maher, assassino del banchiere Edmond Safra: il folle processo a Monaco, l’evasione dal carcere e le nuove accuse per frode (2022) https://www.corriere.it/esteri/25_dicembre_22/ted-maher-storia-safra-ce26100b-501f-4049-b4bc-4642bc481xlk.shtml
Profilo Edmond J, Safra, Fondazione Safra, https://www.edmondjsafra.org/edmond-j-safra/
Profilo della Fondazione Safra, https://www.edmondjsafra.org/about-the-foundation/
Jewish refugees, Edmond Safra, the Lebanese Jew who built an empire (2022) https://www.jewishrefugees.org.uk/2022/09/edmond-safra-the-lebanese-jew-who-built-an-empire.html
Fabio Messerotti, Morto l’uomo più ricco del Brasile, il banchiere Joseph Safra: nel 1999 era toccato al fratello (2020), https://www.tgfestival.it/morto-luomo-piu-ricco-del-brasile-il-banchiere-joseph-safra/
Mémorial de la Shoah, Annual Report (2018) http://www.memorialdelashoah.org/wp-content/uploads/2020/01/annualreport2018.pdf
Fotografia dell’attacco all’Alliance Israélite Universelle https://www.aiu.org/sites/default/files/PDF/Lettres_infos_Bibli/Les%20Infos%20n%c2%b0%2010%20du%202%20juin%202020.pdf
Note:
1 Per ulteriori informazioni visitare: https://www.jewishrefugees.org.uk/2020/06/70-years-since-beirut-alliance-school.html#



