Felix Bartholdy Mendelssohn

A 209 anni dalla nascita, l’avventura umana e artistica del grande Mendelssohn

Taccuino

di Roberto Zadik
Assieme a Jacob Offenbach e a Gustav Mahler, il grande Felix Mendelssohn è il principale compositore ottocentesco e moderno di origine ebraica. E stavolta ho deciso di tornare al mio viscerale amore per la musica classica, genere con cui ho iniziato le mie esplorazioni sonore che mi hanno portato poi al rock e alla musica etnica. Mendelssohn è spesso sottovalutato ma è stato un vero genio musicale e culturale al pari di Mozart, Chopin o Beethoven e in questo blog ho deciso di approfondirne il  lato ebraico, umano e artistico.

Vissuto solo 38 anni, legatissimo a sua sorella Fanny, valente pianista, dicono sia morto di crepacuore alla sua scomparsa. Secondo l’Halakhà, la legge ebraica, il compositore nato a Amburgo il 3 febbraio 1809 (Acquario ascendente Vergine) come Mozart, era ebreo al cento per cento. Ma erano tempi avversi e in Germania vigeva un antisemitismo talmente robusto che portò diverse famiglie o singoli a convertirsi al cristianesimo per entrare nella “onorata società tedesca”. Fra questi la famiglia Marx, e il celebre filosofo padre del comunismo Karl, nipote del  Rebbe di Magonza e poi veemente antisemita; i nonni del filosofo e matematico Wittgenstein; il compositore Mahler che si convertì per diventare Direttore d’Orchestra a Vienna; il poeta e saggista Heinrich Heine e Abraham Mendelssohn e Lea Salomon, genitori di Mendelssohn.

Nipote del filosofo Moses Mendelssohn, alfiere dell’emancipazione di tanti ebrei tedeschi che sosteneva “ebrei in casa e come tutti gli altri fuori”, leader di quanti si opponevano al mondo religioso degli “Ostjuden” (Ebrei dell’Est) e volevano emanciparsi a ogni costo, il giovane Felix nacque in un ambiente ricco, colto, moderno e crebbe Protestante Luterano anche se non praticò mai davvero quella religione. Ma secondo varie indiscrezioni venne battezzato solamente a sette anni, dopo che i genitori decisero, probabilmente a malincuore, di convertirsi e crebbe formalmente protestante anche se l’elemento ebraico non sparì mai del tutto dalla sua vita. Non andava né in sinagoga né in chiesa, ma sentiva la sua diversità e fu oggetto di antisemitismo, da contemporanei come Wagner o Lizst che non sopportavano né lui né il suo collega Giacomo Meyerbeer per le sue origini ebraiche.

Bandito dal regime nazista per il suo retroterra ebraico, amico fraterno dello scrittore e saggista Goethe, Mendelssohn sviluppò talento, arguzia, raffinatezza e genio artistico fuori dal comune anche se sul suo rapporto con l’ebraismo mantenne una certa ambiguità. Autore della celebre “Marcia Nuziale”, le sue composizioni migliori sono il bellissimo “Concerto per violino Opera 64”, le Sinfonie “Scozzese” e “Italiana”, la shakesperiana “Sogno di una notte di mezza estate” composta a soli 17 anni. Bambino prodigio, a soli 8 anni suonava il pianoforte, a 16 anni compose il “Sogno”, influenzato dalla sua passione per i compositori del passato, e si distinse in vari ambiti e strumenti, come Mozart; scrisse sia brani strumentali, come la sua “Canzone senza parole”, una vera meraviglia, sia per Orchestra e per musica sacra e si distinse come pianista, organista e studioso musicale. Compose anche molta musica religiosa, ricordando le sue origini ebraiche, mai dimenticate a quanto a pare, come nel caso delle sue opere “Mosè” e “Eiliah” dedicata al grande Profeta e dense di riferimenti ebraici e all’antico popolo di Israele.

Rifiutandosi di adottare solamente il cognome Bartholdy voluto dal padre, il compositore si firmò accompagnandolo sempre a Mendelssohn (figlio di Mendel), fu in contatto con vari ebrei e musicò vari Salmi con grande trasporto, sentendosi in qualche modo ebreo anche se di fatto diventato Luterano. Combattuto fra due identità, protestantesimo di facciata imposto dalla famiglia ed ebraicità mai praticata o dichiarata chiaramente, avvertiva una sofferente doppia identità che caratterizzò molti ebrei convertitisi per convenienza o figli di convertiti, non ultimo il primo Ministro inglese suo contemporaneo Benjamin Disraeli.

Nonostante vivesse in un periodo piuttosto tormentato e sia morto giovane, il compositore visse una vita abbastanza tranquilla, sposato con Cecile Jeanneraud e padre di cinque figli e non suscitò mai scandali o clamori come altri grandi artisti. Diventato rinomato direttore d’Orchestra, amico di importanti musicisti, da Schumann a Berliotz, autore della “Marsigliese”, fu stimolante intellettuale, acuto conversatore ma uomo modesto e riservato.

Visse fra Berlino, Parigi (dove incontrò grandi personaggi come Rossini o Cherubini) e Lipsia, città di Wagner, dove morì il 4 novembre 1847 dopo vari infarti e un letale ictus finale.

Una figura di punta, scisso fra l’anima ebraica delle origini e l’antisemitismo e l’assimilazione della sua epoca.

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