Unità didattiche per lo studio del Chumash: un progetto UCEI con il pedagogista Shmuel Wygoda

Scuola

di Ester Moscati

È stato presentato al Consiglio della Comunità e ai docenti della Scuola il “Progetto Curriculum” per lo studio del Chumash (la Torà stampata in volume) elaborato da un team di docenti coordinato dal pedagogista Shmuel Wygoda

La definizione di un curriculum per gli studi ebraici, che consenta agli insegnanti di seguire un percorso strutturato, con l’indicazione chiara di contenuti e riferimenti testuali: è questo lo scopo del progetto UCEI, che vede l’impegno di un gruppo di insegnanti delle scuole ebraiche italiane, sotto la guida del professor Shmuel Wygoda, filosofo e pedagogista franco-israeliano, e con la supervisione del Rabbino Capo della Comunità. Se ne è parlato il 12 febbraio nella saletta della Biblioteca Hasbani della Scuola ebraica. Rav Alfonso Arbib, Rav Roberto Della Rocca (Direttore del settore Cultura e formazione dell’UCEI) e lo stesso professor Wygoda hanno presentato il lavoro fin qui effettuato ai presidenti Raffaele Besso e Milo Hasbani, al Segretario Generale Alfonso Sassun e agli assessori comunitari Antonella Musatti, Claudia Terracina, Sara Modena e Vanessa Alazraki, al consigliere UCEI con delega alle Scuole Guido Osimo, oltre che a diversi docenti della scuola. Presenti alcune delle moròt coinvolte nel “Progetto Curriculum” tra le quali Alisa Luzzatto, Elinor Zabiki e Moria Maknouz, e Dalia Gubbay per la Fondazione Scuola.

Il progetto, avviato da diversi anni e già in sperimentazione anche nella Scuola della Comunità ebraica di Milano, vede coinvolte le quattro scuole Primarie ebraiche di Roma, Milano, Firenze e Torino. A Milano è stato prodotto il maggior numero di Unità Didattiche, le sezioni in cui è strutturato il curriculum: 78 unità, sulle quali modulare le lezioni.

“La collaborazione tra le diverse scuole – ha spiegato Rav Della Rocca – è finalizzata alla definizione di un curriculum unitario e alla creazione di una biblioteca pedagogica nazionale, per condividere le risorse e le pubblicazioni nell’ambito della didattica”.

Il Rabbino Capo della Comunità di Milano, Rav Alfonso Arbib, ha ringraziato Shmuel Wygoda per “l’ottima occasione di studio, che questo progetto ha favorito. È stato una grande ricchezza parteciparvi. Le scuole coinvolte sono molto diverse tra loro, per  le ore dedicate alla materia e per la preparazione di base, quindi più che di un curriculum comune parlerei di una serie di attività didattiche. Il progetto è pensato per un numero maggiore di ore, da dedicare allo studio del Chumash, rispetto a quelle effettivamente a disposizione, quindi andrà adattato al tempo disponibile. Il grande vantaggio è quello di avere una grande quantità di materiali su cui lavorare“.

“Esprimo la mia soddisfazione e gratitudine a tutti coloro che hanno collaborato al progetto – ha detto Shmuel Wygoda – che è iniziato cinque anni fa, quando ho incontrato per la prima volta Rav Roberto Della Rocca per rispondere a un invito dell’Unione delle Comunità ebraiche Italiane. L’idea era appunto quella di creare un curriculum congiunto per le quattro scuole ebraiche italiane, per gli studi ebraici; poiché le scuole sono molto diverse, ci sono difficoltà ad applicare lo stesso percorso. Quando parliamo di un percorso pedagogico, dobbiamo considerare anche il contesto, le diverse aspettative della società in cui verrà applicato e il potenziale dei docenti e degli studenti che lo utilizzeranno. Voglio dire che tutte le insegnanti coinvolte, Ghitti, Elinor, Alisa, Moria, Diana, sono state delle partner incredibili, di ottimo livello: ci siamo confrontati con tutti i mezzi possibili, in un clima di grandissima collaborazione.  Avevamo di fronte una sfida formidabile, e abbiamo avuto un grande sostegno da Rav Arbib, che non si è limitato ad una supervisione ma è stato un collaboratore attivo, che ha donato i suoi commenti per ogni unità didattica che abbiamo affrontato. Il progetto ha una finalità sostanziale: dare ai ragazzi un insegnamento di vita, da applicare costantemente, attraverso una focalizzazione sul significato dello studio della Torà, che è l’essenza della vita di ogni ebreo”.

Le unità didattiche elaborate prevedono una integrazione con le altre materie e gli altri docenti, soprattutto un mutuo sostegno tra ebraismo e ebraico, ma non solo. Il progetto prevede di svilupparsi poi anche negli altri ordini di studio, medie e licei.

“Il valore del ‘progetto Wygoda’ – ha concluso Rav Della Rocca – sta nel aver superato divisioni ideologiche, partendo dal Testo della Torà come denominatore comune. Dopo l’applicazione nelle scuole e il feedback dei docenti, l’UCEI deciderà come proseguire. Le unità didattiche potranno essere utilizzate anche nei Talmud Torà delle piccole Comunità o nelle occasioni di educazione informale, per esempio nei movimenti giovanili”.

Stimolate dalla richiesta del pubblico di approfondire gli aspetti pratici della applicazione del progetto, Alisa Luzzatto e Moria Maknouz hanno raccontato il percorso di elaborazione delle unità didattiche, “una mole di materiale a cui tutte le scuole ebraiche possono attingere, anche in modo non sistematico”.  A partire da queste Unità, le insegnanti producono schede di comprensione, verifica, traduzione, per i bambini dalla terza alla quinta Primaria. La struttura delle unità didattiche prevede la definizione del campo di analisi (quali versetti della Parashà vengono affrontati nell’unità stessa), gli obiettivi e i concetti da enfatizzare; le abilità e competenze relative allo studio del testo; i commentari utilizzati e le loro finalità; le parole e i concetti chiave; le proposte didattiche, il metodo di valutazione e la didattica trasversale.

Queste unità – che gli insegnanti potranno usare liberamente – evitano l’improvvisazione e costituiscono una guida importante e sistematica. “L’improvvisazione può essere affascinante e coinvolgente – ha detto infine Rav Alfonso Arbib – come la derashà, che può colpire favorevolmente. Ma poi alla fine ci si chiede che cosa resta, che cosa abbiamo imparato, appreso davvero?”. Per la didattica è necessario appoggiarsi su elementi saldi, strutturati, profondi. Questo è il senso e il fine del Progetto.

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