Vita Ebraica

Parashat Sukkot. Usciamo dalla sicurezza quotidiana per essere felici anche nella precarietà

Parashà della settimana

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Capite adesso cosa significa poter alzare gli occhi e guardare quante persone lasciano case confortevoli per stare in spazi limitati e precari, ma pieni di luce. È questo il senso di Sukkot: uscire, per qualche giorno, dalla sicurezza di ciò che abbiamo costruito e scoprire che si può essere felici anche dentro ciò che è fragile e temporaneo perché sappiamo che la luce che viene dal cuore è quella di chi sa di aver scelto una vita di gioia.

La sukkà dei Bne Menashe

La simbologia della succà tra precarietà e protezione

Ebraismo

di Rav Reuven Colombo
La festa di Succòt cade quest’anno nei giorni dal 26 settembre al 4 ottobre. Che cosa rappresenta la succà? È la nostra dimostrazione che la fede nell’aiuto divino non deve mai mancare nel nostro cuore. E non dobbiamo dimenticare mai di stare vicino a chi ne ha bisogno

 

Da sinistra tamara Klein, Sharon Nizza e Jacob Shore

“Israele tra guerre ed elezioni”. Sharon Nizza ospite in comunità

Feste/Eventi

di Nathan Greppi
La sala era piena e tutti i posti a sedere occupati per l’incontro dimercoledì 23 settembre presso la Sala Segre della Comunità Ebraica di Milano, intitolato Israele tra guerre ed elezioni e avente come ospite d’onore la giornalista italo-israeliana Sharon Nizza, che scrive per l’Ansa e Il Foglio. Ad affiancarla nel dibattito, prima di lasciare lo spazio alle domande del pubblico, sono stati Tamara Klein dell’Hashomer HaTzair (sionismo laico e socialista) e Jacob Shore del Bené Akiva (sionismo religioso).

La voce dei poeti israeliani dopo il 7 ottobre

Appuntamenti

di Associazione Italia Israele di Milano
“Di nuovo torna la melodia” (Nathan Alterman). Giovedì 24 settembre in Zoom ore 20.15 (ore 21.15 Israele) ​ SHEVA BE OCTOBER: poesie dopo il 7 ottobre – LA VOCE DEI POETI ISRAELIANI il dolore e la resilienza

La teshuvà a Rosha Hashanà. Disegno di Emanuele Luzzati

Grazie alla teshuvà, si può affrontare il futuro con coraggio e fiducia

Feste/Eventi

di Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano
Viviamo un tempo di profondi cambiamenti, nel quale molte delle nostre certezze vengono messe in discussione. È naturale sentirsi disorientati, soprattutto di fronte alle sfide che il popolo ebraico sta vivendo. Eppure, come ci spiega la tradizione ebraica e in particolare i giorni di Rosh Hashanà, Yom Kippur e Sukkot, ogni cambiamento può essere anche un’opportunità di crescita.

Celebrazioni di Yom Kippur (dipinto di Maurycy Gotliebb)

Una storia di vera bontà per celebrare Yom Kippur

Parole di Torah

a cura dell’Ufficio Rabbinico
Questa storia dell’Alter Rebbe che si svolge a Yom Kippur dimostra che  la vera bontà non si manifesta in un tripudio di gloria, ma spesso comporta un coinvolgimento per nulla manifesto, per esempio prendendosi cura di persone bisognose in modo invisibile.

Mosè guarda da lontano la terra Promessa, James Tissot, 1902

Parashat Haazinu. L’unità in cielo produce diversità sulla terra

Parashà della settimana

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
L’ebraismo, in breve, sottolinea l’altro lato della massima E pluribus unum («Dai molti, uno»). Perché l’ebraismo dice: «Dall’Uno, molti.» Il miracolo della creazione è che l’unità in cielo produce diversità sulla terra. La Torà è la pioggia che alimenta questa diversità, permettendo a ciascuno di noi di diventare ciò che soltanto noi possiamo essere.

La sukkà fa spazio alle donne: arrivano le Ushpizot

Feste/Eventi

di Anna Balestrieri
Ogni autunno, con l’arrivo di Sukkot, le capanne israeliane si riempiono di decorazioni, frutti, festoni e simboli della tradizione ebraica. Tra gli elementi più riconoscibili ci sono gli “Ushpizin”, i sette ospiti biblici che, secondo una tradizione sviluppatasi nella mistica ebraica, vengono simbolicamente accolti nella sukkà: Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Aronne, Giuseppe e Davide.

Una copertina dello Zohar e Shimon Bar Yochai

Chi ha scritto davvero lo Zohar? Il mistero del libro più celebre della Kabbalah

Personaggi e Storie

di Anna Balestrieri
Il libro che conosciamo oggi sembra essere stato scritto più di mille anni dopo la morte di Bar Yohai, nella Castiglia del XIII secolo. Da qui comincia una delle questioni più affascinanti della storia intellettuale ebraica: chi scrisse davvero lo Zohar? E come è stato possibile che un’opera medievale venisse accolta come la riscoperta di un’antica tradizione segreta?

Una litografia del primo Tempio di Gerusalemme

Le regole per il Digiuno di Ghedalià

Ebraismo

di Redazione
Giovedì 25 settembre (3 Tishrì) si celebra il Digiuno di Ghedalià. Ricorda l’uccisione di Ghedalia ben Ahikam, l’ultimo governatore di Israele, assassinato nel 3 Tishrei di 3339, due mesi dopo la distruzione del primo Tempio di Gerusalemme da parte dei Babilonesi, e questo fatto causò la dispersione degli Ebrei superstiti.