Davide salmista in meditazione e incipit dei Salmi, dal volume Bibbia: Salmi, Proverbi e Giobbe copiato da Daniel ben David Carpi, Biblioteca Palatina, Manoscritto Parmense 3596.

Splendore ebraico a Parma: i manoscritti ebraici della Palatina

Arte

di Carlotta Jarach

La Biblioteca Palatina è uno dei partner principali del progetto Ktiv per la digitalizzazione dei manoscritti ebraici. È importante coinvolgere le collezioni private

 

Davide salmista in meditazione e incipit dei Salmi, dal volume Bibbia: Salmi, Proverbi e Giobbe copiato da Daniel ben David Carpi, Biblioteca Palatina, Manoscritto Parmense 3596.
Davide salmista in meditazione e incipit dei Salmi, dal volume Bibbia: Salmi, Proverbi e Giobbe copiato da Daniel ben David Carpi, Biblioteca Palatina, Manoscritto Parmense 3596.

 

Con uno speciale evento, organizzato dalla Biblioteca Nazionale d’Israele e dalla Biblioteca Palatina a Parma, il 26 maggio, si è celebrato il completamento della digitalizzazione di circa 1.600 manoscritti ebraici. Si tratta del progetto Ktiv, voluto dalla Biblioteca Nazionale di Israele e dalla Friedberg Jewish Manuscript Society. Un’idea rivoluzionaria che mira a digitalizzare tutti i manoscritti ebraici: a livello globale si tratta di più di 75.000 esemplari. La Biblioteca Palatina, la cui raccolta è una tra le più importanti al mondo, è stata tra i primi partner di Ktiv.
«Siamo coinvolti in questo progetto perché, come Amici dell’Università di Gerusalemme, collaboriamo da anni a livello scientifico sia con la Palatina sia con la Biblioteca Nazionale d’Israele, ad esempio con il convegno di due anni fa al termine di una lunga ricerca da noi promossa negli archivi di Parma – dice Maria Modena Mayer, già docente presso l’Università degli Studi di Milano, che ha facilitato i contatti per Ktiv – Siamo certi che in Italia ci sono ancora delle raccolte, dei manoscritti, dei frammenti che sarebbe bello fossero digitalizzati e venissero messi a disposizione di tutti gli studiosi».
Sarebbe bello che tutti conoscessero il progetto, continua Maria Modena Mayer: «Siamo sicuri che ci sono dei privati che potrebbero contribuire condividendo le loro raccolte, che verrebbero così conosciute».
E così si scoprono testi di cui si ha qualcosa di incompleto e ancora qualcosa di totalmente sconosciuto. «Ci siamo dedicati alla ricerca cosiddetta ‘delle copertine’, ossia i frammenti di manoscritti ebraici che sono stati usati come copertine dai notai. Quando gli ebrei scappavano da una comunità all’altra, e dovevano vendere i loro beni di valore per sostenersi, i manoscritti ebraici erano un’ottima soluzione, perché fatti su pergamena molto importante, solida. Li acquistavano spesso archivi o notai per usarli come copertine, un po’ come ora si usano le cartellette». A Parma, ci racconta Mayer, hanno appunto iniziato questo lavoro di staccare le copertine dei testi, che a volte sono completamente nuovi, a volte noti, altre volte ancora testi con varianti.
Ma quali sono i problemi nei quali si può incorrere nella digitalizzazione?
«Nessuno. La digitalizzazione rende invece possibile la consultazione da parte di tutti gli studiosi, tanto che già oggi chiunque a Gerusalemme voglia vedere un manoscritto di Mosca può farlo senza dover prendere l’aereo. Ma anche salva il patrimonio per il mondo degli studiosi e di tutti, e nel caso in cui un manoscritto dovesse venire rubato, lo si può ritrovare, perché lo si è catalogato prima. È come un oggetto fotografato, catalogato e restituito intatto al proprietario».
Ktiv è un progetto che può interessare tutti, visto anche il grandissimo interesse per la nostra cultura che si riscontra al di fuori dal mondo ebraico. E così la Biblioteca Nazionale d’Israele invita le biblioteche, gli archivi, i collezionisti privati e i sostenitori di tutto il mondo a unirsi a questa entusiasmante impresa globale.