Devar Torà / L’anno sabbatico

di Ufficio Rabbinico di Milano

10 Iyàr 5771

Devar Torà

“Per sei anni seminerai il tuo campo… ma il settimo anno la terra avrà uno Shabbàt di completo riposo…” (Vayikrà 25, 3-4). Rabbì Meir Simchà di Dvinsk, conosciuto come Mèshekh Chokhmà, commenta questi versi collegandoli con quelli sulla creazione del mondo. L’anno sabbatico, cioè la mitzvà di lasciar riposare il campo il settimo anno, corrisponde al riposo settimanale. Egli nota inoltre un’altra corrispondenza fra la mitzvà della decima del povero e l’espressione usata nella creazione. Soltanto nei giorni terzo e sesto la Torà dice due volte ki tov:  “Vide il Signore che era bene”. A causa di questa ripetizione i nostri Maestri hanno detto che nel terzo e nel sesto anno si deve abbondare nel fare il bene. Sono infatti questi gli anni in cui è stata fissata la decima per i poveri, il ma’asàr  anì.

Halakhà

Il 14 di Iyàr, che quest’anno cade il 18 maggio, è Pèsach Shenì – il secondo Pèsach, in tale giorno chi non aveva avuto la possibilità di portare il Korbàn Pèsach – il sacrificio pasquale, aveva una seconda possibilità. Per tanto tale giorno è ancora oggi contrassegnato da qualche manifestazione di gioia poiché è considerato un giorno sacro; vi è chi usa mangiare in esso un po’ di matzà – pane azzimo, ed è bene mangiare matzà anche la sera del 15. In quel giorno non si dice la Techinnà – le suppliche.

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