Beha’alotekhà

Beha’alotekhà
6 giugno 2015 – 19 sivàn 5775

Devar Torà
Il capitolo 11 di Bemidbar affronta tra l’altro il problema del difficile equilibrio tra democrazia e ispirazione. Il sinedrio deve essere composto (ordini superiori) da 70 persone divise equamente tra le tribù (richiesta “popolare”, non basata su numero delle persone ma sul numero delle tribù). Ma 70 non è divisibile per 12, se ogni tribù manda 6 persone alla fine due dovranno essere scartate, ma chi è disposto a rinunciare? Il midrash racconta di come Moshè organizzò una estrazione a sorte, ma alla fine due persone rimaste nell’accampamento ricevettero comunque l’ispirazione. Che va dove vuole e non dove decidiamo noi e magari investisse tutti quanti, come Moshè commenta questa storia. (Rav R. Di Segni)

Halakhà
È proibito in linea di principio alzarsi da tavola finché non si è recitata la Birkat hamazon una volta finito di mangiare. Per le regole connesse con le berakhòt relative ai cibi, è infatti prescritto di ultimare il pasto dove lo si è cominciato senza interruzione: altrimenti si entra nel dubbio se e su quali cibi si deve tornare a recitare la berakhà una volta che ci si è trasferiti altrove, persino se si fosse tornati al luogo iniziale nel frattempo. Non solo: si teme che la persona possa semplicemente dimenticarsi di tornare a recitare la Birkat hamazon. Se avessimo avuto bisogno di dimostrarlo, è un esempio evidente di come Halakhà e buona educazione si sposino perfettamente. (Rav A. Somekh)

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