I relatori alla presentazione del libro di Guido Hassan sugli ebrei in Libia

“Auschwitz non vi avrà”: una storia ebraica fra la fuga dalla Libia e le persecuzioni fasciste

Feste/Eventi

di Roberto Zadik
Fuggiti dalla Libia in cerca di un futuro migliore ma perseguitati in Italia solo perché ebrei e emigrati nel periodo storico peggiore. La storia di Guido Hassan e della sua famiglia, ma non solo: anche un’analisi dell’antisemitismo, dell’Italia di prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale e una vicenda famigliare, ebraica e italiana intrisa di sofferenza, paura, persecuzione ma anche di speranza e rinascita. Lunedì 14 gennaio presso il Tempio Centrale di via Guastalla, Oratorio Sefardita, è stato presentato il libro di Guido Hassan e Giuseppe Altamore Auschwitz non vi avrà. Una famiglia di ebrei italiani in fuga dalla persecuzione nazifascista (Ed San Paolo 18 euro) con una introduzione di Liliana Segre.

È stata un’iniziativa molto partecipata che ha coinvolto vari relatori, dagli autori del libro, Guido Hassan e il giornalista e scrittore Giuseppe Altamore, a Maurizio Salom, uno dei parnassim del Tempio, al Rabbino Capo, Rav Alfonso Arbib che ha efficacemente analizzato il testo, a Yoram Ortona, che ha letto con grande espressività alcune parti del libro accompagnato dalle note di chitarra del Maestro Ballabio. “Una storia avvincente di una famiglia che è arrivata in Italia al momento sbagliato” come ha specificato Salom nella sua introduzione.

Una storia nella Storia

Il testo intreccia narrazione famigliare e analisi storica, culturale e sociale e si interroga sul tema dell’antisemitismo. Partendo dalla narrazione della vita tranquilla nel 1941 che gli Hassan e Guido nella sua infanzia- era nato nel 1937 – conducevano a Tripoli, il libro racconta le traversie del protagonista e dei suoi parenti, già in Libia coi primi bombardamenti e poi nella nuova patria oltre il mare. In seguito all’arrivo in Italia dopo un primo periodo di quiete seguirono anni di paura, confusione e nascondimento in varie città, da Milano, a Varese, a Crema e luoghi di montagna e di campagna e città, dalla provincia di Como a Parma, al miracoloso salvataggio della sua famiglia, perdendo il treno diretto verso il Lago Maggiore, dal massacro dell’Hotel Meina dove i nazisti trucidarono 57 ebrei, fino alla fuga in Svizzera nel 1944: sullo sfondo il tema dell’antisemitismo, le responsabilità delle società di allora, le accuse e le indifferenze anche molto successivi a quanto accaduto in quelli anni.

Le Leggi razziali, il risultato di 2mila anni di pregiudizio

Molto emozionato anche il giornalista Altamore, coautore di queste pagine,  che oltre alla storia famigliare di Hassan “della quale tutti noi facciamo parte” ha ricostruito il contesto storico e sociale delle Leggi Razziali sottolineando che esse “non furono un fulmine a ciel sereno ma il risultato di 2mila anni di preparazione attraverso pregiudizi di origine teologica e ecclesiastica”. “Su queste idee” ha specificato “venivano stimolate le paure infondate di 40 milioni di italiani che temevano 4mila ebrei accusati di Deicidio per tanti anni fino a avvenimenti fondamentali come il Concilio Vaticano II”.

Dalla convivenza alla fuga

Decisamente importanti  e efficaci gli interventi di Guido Hassan e del Rabbino Capo Rav Alfonso Arbib. Come ha ricordato Hassan ringraziando il Rabbino Capo e Altamore, “senza il quale probabilmente questo libro non sarebbe mai nato”, questo libro intende raccontare oltre alla sua vicenda personale e agli anni del nazifascismo italiani anche “la storia degli ebrei dei Paesi arabi che per fuggire hanno lasciato tutto quello che avevano. E poi parlano dei palestinesi.. ma di cosa stiamo parlando?!”. Si tratta di “una storia di resilienza, di crescita e di superamento delle avversità” come l’ha definita Altamore quella della famiglia Hassan “tipica famiglia di ebrei libici presenti sul territorio da molto tempo.

La presenza ebraica in Libia era molto antica e risaliva ai tempi dei Berberi. E quel mondo, quello degli ebrei arabi, si è cancellato in pochi decenni divenendo solo un ricordo. Prima coi pogrom del 1945 e del 1949 e poi con quello del 1967 che segnò la fine di quel mondo con la fuga degli ebrei verso l’Europa, l’Italia e Israele”. In queste pagine, come ha proseguito il giornalista e coautore, “viene raccontato anche la fase successiva a quelli anni e il recupero dell’identità ebraica, quando Guido decise di diventare osservante, rispettando le mitzvot e i precetti coerente con le proprie origini”.

Contro l’antisemitismo

Ultimo intervento della serata, quello di Rav Arbib che ha analizzato il testo nei vari livelli di lettura che esso presenta. “Si tratta di una serata molto importante per il Tempio di via Guastalla e per la Comunità ebraica di Milano” ha subito esordito con un libro in cui si parla “di tante cose”. “Si parla prima di tutto della storia della famiglia di Guido, ma non solo” ha affermato il Rav “di personaggi che definire negativi è un po’ poco, come i fascisti e i nazisti, veri e propri criminali ma anche di brave persone, di gente comune che furono disposti a aiutare, a mettersi in gioco per salvare vite umane”.

Su questo concetto egli ha evidenziato come sia improprio parlare di “Giusti fra le nazioni” perché “sarebbe tradurre la parola Chassidei ha olam come bontà, capacità di sentire il dolore altrui e non solo come giustizia” ha ricordato. Riprendendo quanto evidenziato da Altamore, Rav Arbib ha sottolineato il tema dell’antisemitismo “che in sé come termine non significa molto perché nessuno odia i semiti ma molti sono contro gli ebrei ed è sbagliato relegare il problema solo agli anni della Shoah. Ci furono manifestazioni di sterminio e antisemitismo anche molti anni dopo.”

A questo proposito, il Rav, ha rievocato i pogrom del mondo arabo e le contraddizioni della Chiesa che in vari momenti, pur con numerose eccezioni positive nei secoli si è comportata molto negativamente con gli ebrei. “Col mito dell’ebreo errante, termine molto pericoloso, con le accuse di Deicidio e con la teoria della sostituzione nonostante grandi progressi siano stati fatti in questi anni” come ha evidenziato il Rav. Contro l’antisemitismo ha concluso, “è necessario non abbassare mai la guardia e tenere sempre gli occhi ben aperti”.

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