Limmud Italia fa il bis e inaugura la seconda edizione

di Ilaria Ester Ramazzotti

Limmud3Una quarantina di proposte di studio e di condivisione del sapere ebraico, colto e raccontato nei suoi tanti colori da relatori di differenti background, in una ‘due giorni’ che ha chiamato a Firenze circa centotrenta partecipanti. Con questi numeri si è aperta a Firenze domenica 31 maggio la seconda edizione del Limmud Italia Day.

“Finalmente anche in Italia si consolida l’attività di Limmud con uno degli ottanta eventi organizzati nel mondo”, riferisce il comitato organizzativo di Limmud Italia, un gruppo di volontari composto da ebrei italiani che dopo aver partecipato al Limmud Conference 2012 di Londra aveva dato vita, due anni dopo, all’associazione Limmud Italia, in seguito arricchitasi di nuovi volontari che lavorano in team e si presentano come team. “Firenze ci ha dato accoglienza anche quest’anno  – prosegue il comitato -, e ha dimostrato di essere la location giusta per offrire servizi al pubblico ebraico e per essere raggiunta da tutta Italia e dalle piccole comunità”. L’evento, svoltosi nel cuore del centro storico fiorentino presso Palazzo Guadagni in piazza Santo Spirito, ha visto crescere il numero degli iscritti rispetto alla prima edizione tenutasi lo scorso anno sempre a Firenze, annoverando fra i partecipanti anche ebrei provenienti dall’Australia, dalla Svizzera e dall’Inghilterra.

“Non era scontato che avesse successo in Italia un evento dove non ci sono guide e autorità riconosciute – proseguono gli organizzatori -, anche se vi si possono incontrare persone eccezionali per creatività e cultura, dove tutti i partecipanti sono chiamati a dedicare parte del proprio tempo al volontariato, dove non si vuole propagandare un’ideologia, ma solo aiutare se stessi e gli altri a fare un passo avanti nel proprio cammino ebraico”.

Di che cosa si è parlato, che cosa si è fatto e chi ha presentato le sessioni di studio

La prima giornata dei lavori è stata animata da lezioni, da una mostra a pannelli e da conferenze dedicati a temi della didattica, dell’educazione ebraica e dello studio dei testi sacri, con interventi di Silvia Guetta, Chiara Sciunnach, Sandro Servi, Silvia Bemporad Servi, Odelia Liberanome, Jacopo Treves. Conferenze in inglese sono inoltre state tenute da Silvia Marchini Lewis, Adam Miles Lewis, Zev Schwarcz e Shelly Cohney. Canti e musiche sono poi risuonati fra le aule grazie al laboratorio tenuto da Miriam Camerini e Manuel Buda e al ‘viaggio’ nell’umorismo ebraico proposto da Sergio Piperno.

Non potevano mancare incontri dedicati alla filosofia, alla storia e all’attualità ebraica, come quelli proposti da Schemuel Lampronti, Yitzchak Dees, Giorgio Gomel, Carmen Dal Monte, Sara Cividalli, Nardo Bonomi Brawerman, Enrico Fubini, Marta Baiardi, Mauro di Castro, Tobia Ravà, Eleonora Pagani. A caratterizzare la giornata hanno inoltre contribuito il laboratorio sul Metodo Feldenkrais e il ritorno al movimento di Giovanna Dolcetti e la presentazione delle tecniche israeliane di difesa personale Kapap-Krav Maga, a cura di Dario Ariel D’Amico. Che cos’altro non poteva mancare? Ovviamente un po’ d’arte culinaria kasher, proposta quest’anno da Vanessa Da Fano e Igina Leoni, prodigatesi nella produzione del ‘prosciuttino di manzo’ e della carne secca secondo la tradizione toscana.

Tanti sono stati i momenti comunitari e le attività ricreative e culturali svolte insieme. Preghiera, pranzo a buffet, una riunione plenaria e poi la cena nei locali della Comunità ebraica fiorentina. Ma anche l’itinerario a piedi attraverso le vie, l’architettura, i racconti e la memoria della Firenze ebraica, condotto da Giovanna Bossi. E infine la musica ebraica e le “provocazioni e le divagazioni sul tema” in un’ora di chiacchiere e di musica con Raiz, accompagnato alla chitarra da Giuseppe De Trizio nei locali di un teatro del capoluogo toscano. Così si è conclusa la prima parte del Limmud Italia Day di quest’anno, con un ventaglio di proposte variegate e molteplici momenti collettivi. Perché “fra i limmudnikim ci sono artisti, musicisti, pittori, fotografi, amanti della danza e della cucina – ha detto il comitato organizzativo -. Anche loro anelano a integrare la passione della loro vita con i principi della Torà (quindi pittura ebraica, cucina ebraica, danza ebraica, teatro ebraico fotografia ebraica) e di mostrare che la loro creatività può ispirare ed essere alimentata da miti e riti della cultura avita”.