“Che non abbiano fine mai”: quando la musica racconta la storia ebraica

Ebraismo

di Carlotta Jarach

Lerner“Il Giorno della Memoria non è solo un giorno, ma un percorso, che stimola l’approfondimento nelle generazioni future”. Queste le parole di Roberto Jarach, Vice
Presidente della Fondazione Memoriale della Shoah, in apertura al concerto Che non abbiano fine mai di Eyal Lerner, tenutosi il 25 gennaio all’Auditorium Joseph e Jeanne Nissim del memoriale della Shoah.

Un vero e proprio racconto in musica, la storia del popolo ebraico, da Abraham Avinu a Hannah Szenes, la poetessa ungherese celebre per A Walk to Caesarea: sulle note della chitarra suonata da Franco Minelli e del contrabbasso di Federico Bagnasco, Eyal con la sua voce e il suo flauto dolce spazia dalla musica sefardita ladina alla ashkenazita klezmer, alternando canzoni e testo teatrale. E in una domenica che ha visto oltre 2500 visitatori,  si parla il linguaggio universale dell’arte. Una storia, quella del popolo ebraico, che puó essere presa a esempio, per far fronte ai difficili tempi che stiamo vivendo: “il razzismo è così appagante, così comodo. Bisogna ritrovare quell’atteggiamento di umanità e di umiltà, nei confronti di tutti, del diverso, per poter vivere bene”, dice Lerner.

Il viaggio di domenica sera, fatto di tradizioni, di racconti di shabbat, di deserto, di ghetti e di speranza, si è concluso con le forti parole di Auschwitz di Guccini: recitata, non cantata. Come una poesia, quale è.

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