di Ilaria Myr
Cinque amici, quattro uomini e una donna. Sono cresciuti insieme a Gerusalemme, in un condominio popolare soprannominato – eloquentemente – “il treno dei matti”, dove hanno abitato e abitano famiglie segnate da guerre e migrazioni e personaggi irrequieti. E qui sono cresciuti e hanno vissuto i cinque amici, legati da un sentimento profondo, fatto di complicità, di affetto, ma anche di segreti che a poco a poco vengono a galla.
Nel “treno dei matti” arriva un giorno l’ispettrice in pensione Nili Carmon, a cui è stato affidato, da parte di un personaggio ignoto, il compito di indagare sulla morte di una donna avvenuta ventiquattro anni prima in un ospedale psichiatrico: la defunta era la madre di Sivan, l’unica donna del gruppo di amici, che, oggi adulta, torna a Gerusalemme da New York. Ma perché indagare dopo così tanti anni su una morte apparentemente risolta? Chi ha richiesto l’indagine? E perché?
Domande, queste, a cui il lettore trova una risposta man mano che scorrono le pagine, trascinato in una storia fatta di mistero, amicizia e amore, ma anche di tragedie famigliari e ferite mai rimarginate, e di segreti mai rivelati. In questo nuovo romanzo, Ghila Piattelli ricostruisce, in modo quasi teatrale, la realtà di un microcosmo – quello del condominio – spaziando però nell’analisi più ampia di sentimenti e dinamiche amicali e famigliari con una profondità psicologica e umana che regala personaggi allo stesso tempo molto ben connotati e in realtà sfuggenti.
C’è Sivan, la donna che ritorna, amica fraterna dei quattro ragazzi, che per anni ha però nascosto un segreto molto ingombrante; Aviv Stern, l’amico che fin da subito collabora con l’ispettrice per l’indagine – in modo trasparente? – e si fa in quattro per Sivan – ma è davvero solo un amico? -; Eliahu Danguri, l’amico trasferito a New York, che sposa e poi si separa da Sivan, il cui ruolo nella morte su cui si indaga rimane incerto fino alla fine; Immanuel Weiss, cresciuto dalla nonna – ma è davvero la nonna? –, che affitta una stanza a uomini accompagnati da donne…; l’“Avvocato”, Samuel Allouche, che in realtà avvocato non è, sempre impelagato in affari dai contorni sfumati, la cui trasparenza e correttezza non sono fin da subito chiare.
E poi c’è l’altra donna protagonista, Nili Carmon, l’ispettrice in pensione, una donna risoluta ma al contempo fragile, ancora invischiata in una storia d’amore di cui non vuole riconoscere la fine, con uno dei suoi capi: è lei che – motivata soprattutto dalla volontà di fare colpo sull’ex amante – deve fare luce in questo intrigo di misteri, cose non dette e personalità tutt’altro che semplici.
Sullo sfondo, Gerusalemme e un’Israele in cui si intrecciano storie di immigrazione, di Shoah, di guerra e di rinascita: fin da subito si è catturati dalle scene di vecchie ashkenazite sopravvissute alla Seconda guerra mondiale che si lanciano insulti al vetriolo dalle mura del condominio, così come dai flash di famiglie – come tante famiglie ebraiche – in cui il cibo è quasi un altro membro insostituibile tanto è centrale il ruolo che ha, e altre – come tante altre famiglie israeliane – in cui la tragedia della guerra ha sconvolto gli equilibri.
Un intenso romanzo a più voci che risucchia letteralmente il lettore nella ricerca della verità. O meglio, delle verità: dell’omicidio, ma anche della purezza del sentimento fra i cinque amici, e del reale significato che risolvere questo caso ha per l’ispettrice. Che, soprattutto, mostra quanto sottile sia il confine tra bugie e verità, condanna e perdono, e che ci ricorda che per trovare il proprio posto al mondo a volte basta smettere di fuggire e avere il coraggio di tornare a casa.
Ghila Piattelli, Ovunque sia casa, Giuntina, pp. 240, euro 18.00



