di Marina Gersony
“When We See You Again”, uscito in questi giorni, è un viaggio devastante nella frattura irreparabile tra il “prima” e il “dopo” di Hersh Goldberg-Polin, il ventitreenne rapito durante l’attacco del 7 ottobre e ucciso in prigionia. Un memoir che trasforma il lutto in testimonianza universale, dando voce con misura e potenza a un dolore che non trova parole ma continua a cercarle. Tra le pagine emergono anche inattesi spiragli di luce: «un sussurro di sole», un’emozione intima che suggerisce come la speranza, pur cambiando forma, possa continuare a esistere.
Rachel Goldberg-Polin
Rachel Goldberg-Polin inserita nella lista delle “Donne dell’Anno 2026” di Usa Today
di Maia Principe
La sua storia ha toccato migliaia di persone da tutto il mondo, che la contattano per esprimere le loro condoglianze e anche per condividere le proprie storie di perdita. Il figlio Hersh era stato assassinato a distanza ravvicinata dopo 328 giorni nei tunnel sotterranei della Striscia di Gaza, dopo essere stato rapito il 7 ottobre 2023 dal festival Nova.




