di Nathan Greppi
Dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967 Castro iniziò gradualmente a adottare posizioni sempre più filoarabe e antisraeliane, fino alla rottura delle relazioni diplomatiche nel 1973. «È un regime morto ma ancora vivo, politicamente ed economicamente in bancarotta, ma in grado di sopravvivere grazie al suo monopolio della forza e della violenza», spiega il diplomatico americano di origine cubana Alberto Fernandez, vicepresidente del MEMRI.
Iran
Il leone e la stella. Quel legame tra Persia e Israele che viene da lontano
Attualità
Da Kiev a Tel Aviv, un’alyià di guerra: il ruolo (e i problemi) dei nuovi olim
Cultura
Editoria “vigliacca” o di parte? Va in scena la censura
Comunità
Marco Alparone (Regione Lombardia) in visita alla RSA
Dopo un attacco hacker iraniano nasce Onit Security: raccolti 11 milioni per rivoluzionare la cybersecurity
di Nina Prenda
Onit Security punta a risolvere un problema strutturale: il tempo necessario per correggere le vulnerabilità. Mentre gli attaccanti sono in grado di sfruttarle quasi immediatamente, le aziende impiegano in media 32 giorni per intervenire, e quasi la metà delle vulnerabilità resta irrisolta anche dopo un anno.
Hormuz e il Golfo all’esame dell’ONU: la risoluzione proposta del Bahrain
di Anna Balestrieri
La crisi nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico spinge l’ONU a mobilitarsi su più fronti. Il Bahrain ha guidato l’iniziativa più recente, proponendo al Consiglio di Sicurezza dell’ONU l’uso di “tutti i mezzi necessari” per garantire il passaggio delle navi, ma la proposta incontra resistenze tra i membri permanenti, Cina e Russia in testa.
Mashhad 1839: la memoria dei cripto-ebrei persiani nell’anniversario del pogrom
di Anna Balestrieri
Il 26 marzo 1839, nella città santa sciita di Mashhad, nell’Iran nord-orientale, una falsa accusa scatenò una violenta ondata di odio antiebraico. La comunità ebraica locale, già marginalizzata, fu travolta da un pogrom: decine di persone furono uccise, case e negozi saccheggiati e incendiati, giovani ragazze costrette a matrimoni forzati.
Il giorno in cui le telecamere tradirono Teheran
di Nina Prenda
Nella guerra invisibile digitale, il Grande Fratello iraniano si è rivolto contro la sua stessa leadership ed è diventato un dispositivo al servizio di Israele. È possibile che controllare di più significhi esporsi alle braccia del nemico? A Teheran sì.
La politica antisraeliana e filoiraniana di Pedro Sánchez: un’analisi
di Nathan Greppi
“La posizione di Sánchez è totalmente dettata dalla politica interna. Egli intende assorbire la base dell’estrema sinistra e capitalizzare sui messaggi contro la guerra per distogliere l’attenzione da altre questioni che stanno affliggendo la sua amministrazione”. Parola di Daniel Lacalle, docente presso la IE Business School di Madrid e consigliere del MEMRI e opinionista su temi politici ed economici su diversi giornali e programmi televisivi spagnoli e internazionali.
Webinar: Israele in guerra
Associazione Italiana amici dell’Università di Gerusalemme e Associazione Italia-Israele di Milano
Lunedì 30 marzo 2026 ore 18.00 (19.00 in Israele)
Israele in guerra con l’asse della resistenza iraniano; sicurezza, resilienza nazionale, implicazioni strategiche, con Daniel Sobelman e Maurizio Molinari
Tra raid e negoziati: la strategia oscillante di Donald Trump nella crisi tra Israele e Iran
di Anna Balestrieri
Negli ultimi giorni, la linea di Trump si è distinta per una serie di svolte repentine, soprattutto sulla questione dello Stretto di Hormuz, cruciale per il traffico globale di petrolio. E mentre annuncia accordi con Teheran, il governo iraniano smentisce.
Solidarietà comune tra musicisti iraniani e israeliani
di Nathan Greppi
Mentre in Italia la stragrande maggioranza dei musicisti si è schierata contro Israele dal 7 ottobre 2023 ad oggi, a farsi sentire in difesa dello Stato Ebraico sono stati invece i musicisti della diaspora iraniana, che hanno scelto di fare fronte comune con gli israeliani nella lotta contro lo stesso nemico, il regime degli ayatollah.
Israele, la guerra vista da dentro: gli arabi israeliani tra diffidenza per l’Iran e rifiuto del conflitto
di Nina Deutsch
Non simpatizzano per Teheran, ma non sostengono l’escalation militare: la minoranza araba racconta un’altra percezione della guerra, tra sfiducia politica e senso di vulnerabilità. Tra timore per l’instabilità regionale e distanza dal governo, emerge una frattura interna: l’Iran non è visto come una minaccia esistenziale, mentre il conflitto appare un rischio troppo alto.
La reticenza degli Houthi nella guerra Iran-Israele
di Nathan Greppi
“Gli Houthi non hanno mai considerato l’Iran come un’autorità di comando. Lo consideravano un partner ideologico e militare”, ha dichiarato Aviram Bellaishe del Jerusalem Jerusalem Center for Security and Foreign Affairs, a JNS. “ La loro decisione è frutto di una valutazione del tutto indipendente”.














