di Paolo Salom
[Voci dal lontano Occidente] È un personaggio screditato. Meriterebbe senz’altro l’oblio. Eppure credo sia venuto il momento di parlarne. Perché Francesca Albanese, che si fregia del titolo di Inviata dell’Onu per i territori palestinesi occupati, ha un potere reale. Che è quello di far male a Israele e agli ebrei
hamas
Azzam al Ahmad, segretario generale del comitato esecutivo dell’OLP: “Hamas non va disarmata”
di Davide Cucciati
Il segretario generale del comitato esecutivo dell’OLP ha respinto come “inaccettabile” ogni richiesta di disarmo di Hamas e ha aggiunto che l’OLP “non l’ha mai considerata un’organizzazione terroristica”, definendola “parte del tessuto nazionale palestinese”. Ma secondo un alto funzionario palestinese, le parole di Al Ahmad non rifletterebbero la linea dell’OLP o dell’Autorità Palestinese. In ogni caso, la società palestinese si conferma eterogenea.
Hamas, la macchina invisibile della propaganda
di Daniele Scalise (da Setteottobre)
Dai documenti sequestrati a Gaza emerge l’architettura di un sistema mediatico capillare che ha lavorato per anni per isolare Israele e orientare l’opinione pubblica internazionale. Tra i materiali studiati figura il “Piano operativo 2022 del Movimento di Resistenza Islamico Hamas – Provincia di Gaza”, un testo che copre il triennio 2022-2025 e che porta la firma del direttore del Dipartimento Informazione, Ali al-Amoudi, uomo di fiducia di Yahya Sinwar.
Francesca Albanese, la relatrice che divide l’Europa e infiamma Hollywood (e ottiene i plausi di Hamas)
di Nina Prenda
Dopo le dimissioni dell’Albanese richieste dalla Francia, si accodano anche la Germania, Austria e Repubblica Ceca. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani schiera anche l’Italia, e si aggiungono alcuni parlamentari britannici ed esponenti dell’Ue. La stessa Onu ammette di non condividere molte delle sue posizioni. Ma per molti rimane un’eroina, nonostante le sue dichiarazioni pronunciate negli anni parlino da sole.
Medici Senza Frontiere denuncia la presenza di uomini armati all’ospedale Nasser di Gaza
di Nina Prenda
In una nota diffusa dall’organizzazione, MSF riferisce che negli ultimi mesi pazienti e personale hanno più volte osservato uomini armati, in alcuni casi con il volto coperto, muoversi in diverse aree del vasto complesso ospedaliero. Segnalati anche episodi ritenuti inaccettabili: dalla presenza armata alle intimidazioni, fino agli arresti arbitrari di pazienti e a un recente caso sospetto di trasferimento di armi.
«Hamas aveva pianificato di tenere in ostaggio gli israeliani per 10 anni»
di Nina Deutsch
Il coordinatore israeliano per i rapiti e i dispersi ricostruisce la strategia di lungo periodo di Hamas, la gestione della crisi degli ostaggi, le operazioni di salvataggio e il ruolo delle mediazioni internazionali. Emergono inoltre il coinvolgimento di Stati Uniti, Qatar ed Egitto, la conclusione del caso Ran Gvili e l’impatto umano, morale e politico di una delle crisi più complesse nella storia recente di Israele. Le sue dichiarazioni hanno però suscitato critiche e difese.
“843 giorni, 12 ore e 6 minuti”: Tel Aviv spegne l’orologio di Piazza degli Ostaggi dopo il rilascio di Ran Gvili
di Pietro Baragiola
Lo spegnimento dell’orologio segna un passo significativo del doloroso percorso che la comunità israeliana ha affrontato negli ultimi due anni. Le immagini mostrano la folla riunita davanti al display, divenuto simbolo della lotta per la restituzione degli ostaggi. Mentre i presenti cantavano l’inno nazionale di Israele, deponendo nastri gialli e fotografie accanto all’orologio, i superstiti e i famigliari degli uccisi sono saliti sul palco per rivolgere alcune parole al pubblico.
Gaza, lo stallo della fase due: Hamas nega il disarmo e rivendica il controllo dell’enclave
di Nina Prenda
L’alto funzionario Moussa Abu Marzouk ha detto che un accordo riguardo alla consegna delle armi da parte di Hamas “non è mai successo, neanche per un solo momento abbiamo parlato della consegna delle armi, o di qualsiasi formula di resa o di disarmo”.
Dal Pakistan a Gaza: il possibile asse tra Hamas e Lashkar-e-Taiba
di Davide Cucciati
Se il legame fra le due organizzazioni avesse ulteriori riscontri, per Israle qualsiasi rafforzamento esterno di Hamas inciderebbe sulla già fragile prospettiva di demilitarizzazione e di ricostruzione. Mentre per l’Europa è un problema di sicurezza e di politica estera.
Gaza: medico che ha scritto sul New York Times era un colonnello di Hamas
di Nathan Greppi
Trovata una foto del 2016 del medico Hussam Abu Safiya che indossava un uniforme militare di Hamas durante una cerimonia per l’inaugurazione di un ospedale nella Striscia di Gaza. La foto di Abu Safiya è apparsa sulla pagina Facebook dei Servizi Medici di Gaza, che opera sotto il Ministero della Salute gestito da Hamas.
Karoline Preisler: «Non tollero l’antisemitismo mascherato da odio per Israele. E nessuno dovrebbe accettarlo»
di Marina Gersony
Non è né ebrea né israeliana, ed è proprio questo a rendere la sua voce ancora più potente: non parla per appartenenza, ma per principio. Alle manifestazioni pro-palestinesi a Berlino si presenta da sola, elegante, con i suoi fiori e i cartelli: Rape is not Resistance, Believe Israeli Women, Bring the Hostages Home
Abbas firma un decreto per vietare a Hamas di partecipare alle elezioni locali
di Nina Prenda
L’emendamento alla legge elettorale annunciato dal comitato elettorale centrale dell’AP richiederà a tutti i candidati di firmare una dichiarazione che accetta il “programma nazionale” dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che include il riconoscimento di Israele, la rinuncia al terrorismo e la ricerca di una soluzione a due Stati.














