di Davide Cucciati
S&P premia la capacità israeliana di assorbire lo shock e la credibilità dei suoi fondamentali, mentre Reuters e Globes mostrano il costo concreto della guerra: contrazione del PIL, consumi deboli, crescita rivista al ribasso, deficit elevato e spesa militare ancora eccezionale.
economia israeliana
Shekel ai massimi dal 1995: crescita economica e timori per le esportazioni israeliane
di Pietro Baragiola
Questo rafforzamento significativo, oltre il 5% dall’inizio del 2026 e più del 20% nell’ultimo anno, è sostenuto dall’ottimismo dei mercati per un possibile allentamento delle tensioni geopolitiche, tra la tregua in Libano e le prospettive di fine del conflitto con l’Iran. Un segnale di fiducia nell’economia israeliana, nonostante i costi elevati delle operazioni militari. Eppure, quella che appare come una buona notizia rischia di trasformarsi in un problema per il panorama economico globale.
Israele convince Moody’s (a metà)
di Davide Cucciati
L’agenzia di rating Moody’s ha migliorato l’outlook (previsione sull’andamento del rating nel medio-lungo termine) di Israele da negativo a stabile, lasciando però invariato il rating sovrano a Baa1. Il rischio geopolitico resta il vincolo principale che impedisce un miglioramento del giudizio nel breve periodo.





