Ramones, 16 anni fa moriva il leader ebreo newyorchese Joey Ramone: il 19 maggio compierebbe 66 anni

Taccuino

di Roberto Zadik

E parliamo un po’ di musica, mia grande e inesausta passione e di quando conducendo il mio programma “ProZadik” nel lontanissimo 2011 sulla Jewbox Radio mi sono addentrato nelle vite e nelle personalità di cantanti e cantautori ebrei. Ho già parlato di Lou Reed e di Cohen e di altri, ma poi quando sono arrivato al Punk dei rabbiosi Sex Pistols credevo di non trovare ebrei. Invece siamo anche lì e tanto per cominciare il chitarrista dei Clash, Mick Jones è di madre ebrea, il produttore di Sex Pistols, era ebreo, Malcolm McLaren,  così come Nancy Spungen la ragazza che il tremendo Sid Vicious fondatore della band assieme al suo amico Johnny Rotten uccise a coltellate finendo in carcere e morendo a soli 21 anni di overdose nel 1979.

Ma non è finita qui. Udite, udite nel leggendario gruppo dei Ramones gli “inventori” del punk sia il cantante Joey Ramone che il loro produttore Tommy Ramone, il cui vero nome era Tamas Erdelyi, nato a Budapest, erano entrambi di religione ebraica. Segreti del rock? Si alla grande e tante sono le stars che hanno nascosto la loro identità ebraica. Da Lou Reed, a Mark Bolan, a Mark Knopfler, leader dei Dire Straits, a Robbie Krieger chitarrista dei Doors, al batterista degli Aerosmith Steve Kramer. La lista è davvero lunga….

Ora mi concentro sul selvaggio e ribelle Joey Ramone, il loro carismatico e cupo leader che nacque da una famiglia ebraica ashkenazita a New York il 19 maggio – Toro -, del 1951. Ha vissuto solo 49 anni ma ne ha fatte di tutti colori, morendo il 15 aprile 2001, nella sua New York cinque mesi prima del disastro delle Torri Gemelle e di quell’11 settembre che avrebbe cambiato la storia del mondo. A soli 23 anni, stravagante e creativo, studente svogliato e vessato dai suoi compagni di classe, Joey Ross Hyman non sapeva che fare quando, dopo un biennio con la band degli Sniper dal 1974 cominciò a suonare assieme ad altri tre ragazzi un po’ agitati come lui decidendo di chiamarsi tutti con lo stesso cognome “Ramone”.

E questo nome lo scelse perché nientemeno che Paul McCartney lo utilizzava quando non voleva farsi riconoscere negli hotel. Quindi tutti si chiamavano allo stesso modo.  Oltre al cantante Joey, c’erano il bassista Dee Dee, il vero nome era Douglas Colvin, il chitarrista Johnny, cognome Cummings e Tommy il loro manager . Come in una famiglia questi simpatici musicisti sembravano fratelli ma avevano tutti storie, vite, idee e nomi diversi. Come ha dichiarato Joey nella sua ultima intervista al prestigioso Rolling Stone “sembriamo simili ma non abbiamo un unico cervello” Vestiti con giubbotto di pelle e capelli lunghi e occhiali da sole in questa omologazione ricordavano un po’ altri grandi dell’hard rock come i Kiss, anche lì con due membri su quattro di religione ebraica, come il cantante Paul Stanley e il bassista carismatico israeliano Gene Simmons o primi Beatles e il loro stile era molto più pop e meno aggressivo dei Sex Pistols o dei Clash e di altre band del genere punk che furono i padrini dei moderni Greenday o Nofx che si sono rifatti a loro quasi vent’anni dopo citandoli fra i loro principali punti di riferimento.

Ma che tipo era questo Joey Hyman? Misterioso, altissimo, nato da genitori divorziati nonostante questo dichiarò spesso di aver avuto “un’infanzia felice”,  afflitto da un pesante disturbo ossessivo-compulsivo che lo portava a compiere abitualmente diverse stranezze, come accendere e spegnere la luce continuamente e di salute cagionevole, nelle sue interviste mostrava un’ aria flemmatica e modi sornioni e sottilmente ironici. Ma quando cantava aveva grinta da invidiare sfoderata in pezzi favolosi, leggeri e incisivi, come “Blitzkrieg pop”, “Sheena is a Punk Rocker”, “I wanna be sedated” o “Bonzo goes to Bitburg” o la sentimentale “Baby i Love you”. La carriera dei Ramones è stata molto discontinua con fasi di sparizione e fugaci e travolgenti ritorni. Scioltisi nel 1996 il gruppo anche negli anni ’80 uscì allo scoperto con brani molto brillanti come due cover fulminanti, “I dont wanna grow up” di Tom Waits e “What a wonderful world” classico sentimentale di Louis Armstrong rifatte in chiave scanzonata e punk e che dire della bellissima “Pet Sematary” colonna sonora dell’horror “Cimitero vivente” del 1989 che a 12 anni ho visto al cinema da solo e tratto dal romanzo di Stephen King. Sulla sua vita privata si sa molto poco, che adorava David Bowie, Iggy Pop, il chitarrista degli Who Pete Townsend, nato il suo stesso giorno e che stava con una certa Linda che divenne sua moglie e che già a 13 anni suonava la chitarra e la batteria.

Personaggio decisamente particolare e dedito alle droghe e alcolista, come tanti nel rock, amico del produttore di John Lennon, Phil Spector, un tipo molto sregolato ma geniale, anche lui ebreo newyorchese,  si scontrò spesso e volentieri coi membri della band per le diversità caratteriali e politiche. Lui era un tranquillo liberale mentre il chitarrista della band venne più volte accusato di razzismo e di antisemitismo e nella band tanti furono i dissapori e i litigi anche per questo motivo, tutti i gossip sono contenuti nel libro del manager della band, il suo correligionario ebreo ungherese Marky Ramone nel libro “La mia vita come un Ramone” (My life as a Ramone). Ebbene concludendo questo breve omaggio al bravo cantante di questa band che assieme fu tra le prime a creare il genere punk, esploso poi in America e ancora di più in Inghilterra alla fine degli anni ’70, Joey Ramone è stato sempre tranquillo e cordiale con la stampa, non ha mai dato scandalo come altri personaggi, da Iggy Pop a Jim Morrison a Lou Reed nel rock è pieno di gente finita nei guai per vari motivi. Morì di cancro il 15 aprile 2001 lasciando un grande vuoto nel panorama musicale che solo un ricordo può colmare anche se per breve tempo come le sue canzoni che hanno segnato un capitolo importante nella storia della musica mondiale di ieri e di oggi.

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