Lewis, 90 anni di risate, fra umorismo, insicurezze e cultura yiddish

Taccuino

di Roberto Zadik

In questo mio blog di approfondimento sul mondo dello spettacolo e della cultura ebraico contemporaneo non poteva mancare Joseph Loevitch conosciuto da tutti con lo pseudonimo americano Jerry Lewis. L’intrattenitore e attore demenziale ma anche serio e bravissimo, una delle sue parti migliori nel capolavoro “Re per una notte” diretto da Martin Scorsese e recitato a fianco di un De Niro in forma smagliante, Lewis ha compiuto 90 anni. Ne hanno parlato tutti, ma volevo dare un tocco personale e ebraico a questo straordinario e tormentato attore.

Figlio d’arte di famiglia ebraica di origine polacco-russa, suo padre era un interprete teatrale, nacque a Newark, sobborgo alla periferia di New York come il geniale scrittore Philip Roth, 82 anni il 19 marzo, e il cantautore Neil Diamond.

Personaggio  talentuoso nelle sue mille smorfie e facce, Lewis è noto alla stampa per il suo carattere tempestoso, lunatico e inquieto, Pesci ascendente Cancro, come Einstein, Battisti, Montaigne, le sue interpretazioni nel personaggio di “Picchiatello” che gli trimase cucito addosso per anni e il nel suo impegno umanitario. Spesso polemico e pungente, in breve tempo divenne un vero mattatore, collega di comicità americana e fracassona, di  suoi celebri correligionari come Danny Kaye, Mel Brooks, Sid Caesar e l’inglese Peter Sellers. Esatto contrario del cerebrale e caustico  humour di Woody Allen, che adoro, denso di riferimenti colti e un po’ snob e invece molto simile all’umorismo disimpegnato e ugualmente godibile della saga de “La pallottola spuntata” e dell’”Aereo più pazzo del mondo” diretta dal gruppo ebraico dei fratelli Zucker assieme a Jim Abrahams. Ma com’è questo umorismo ebraico? E’ sarcastico o comico, è arguto o demenziale, askenazita o sefardita? Me lo sono chiesto durante una bella serata organizzata anni fa allo Spazio Oberdan e me lo domando ancora oggi. Per me è tutto questo assieme e Jerry Lewis così come Gad Elmaleh in Francia, da parte sefardita e marocchina ne è un brillante rappresentante . Sebbene gli intrattenitori ebrei siano tutti diversi fra loro c’è qualcosa che li accomuna, da Mel Brooks, da Gene Wilder, a Ben Stiller a Sasha Baron Cohen. Spesso recitano parti di personaggi spaesati e un po’ grotteschi, maestro di questo fu Groucho Marx e i suoi fratelli e la sua celebre battuta “Non entrerei mai in un club che abbia uno come me fra i suoi iscritti” riassume bene una certa comicità ebraica askenazita amara e brillante, spaesata e divertente. La stessa che possiamo ritrovare in un certo senso, le generalizzazioni sono sempre da evitare, anche in Jerry Lewis. Egli ha sfornato tanti film, soprattutto nel genere demenziale, ma anche commedie e film drammatici, ha avuto una vita privata a dir poco avventurosa, costellata di malanni, dal diabete , al cancro alla prostata, ai vari infarti, da due matrimoni e sei figli e dal dramma di uno di essi, Joseph morto di overdose nel 2009.

Tornando alla sua brillante  e prolifica carriera cinematografica, dopo qualche curioso affondo nel gossip, che spero dia un po’ di sapore alla freddezza di tanti articoli troppo “ufficiali”, Lewis ha alternato fragilità e insicurezze caratteriali a una straordinaria tenacia come attore in coppia con l’amico di sempre Dino Crocetti, noto come Dean Martin (Gemelli ascendente Pesci) così come da solista. Provocatorio e debordante mattatore, divertentissimi “Il nipote di Picchiatello”, Il professore matto”, famoso il rifacimento con Eddie Murphy, che nel 1963 lo vide nel duplice ruolo di regista e attore e molto efficaci i ruoli  ne “Il mattatore di Hollywood”, Lewis alternò film leggeri e a volte un po’ “semplici”, a grandi prove attoriali come in “Irma la Dolce” del grande Billy Wilder uscito dieci anni prima del suo capolavoro “A qualcuno piace caldo”.

Diverse le analogie con il suo collega ebreo inglese, Peter Sellers, come il carattere turbolento e la fatica a staccarsi dal personaggio, nel suo caso “Picchiatello”, il talento radiofonico e la fase di gloria negli anni ’60 e l’affievolirsi della fama nel decennio successivo. Oltre a Dean Martin, Lewis che tornò alla grande negli anni ’80 fu grande amico di Frank Sinatra, anche lui italoamericano come una delle sue mogli, così come lavorò bene con Scorsese e fece numerose apparizioni in film importanti come “Mr Sabato sera” biografia di un altro spiritoso intrattenitore ebreo americano come Billy Crystal, noto nel nostro Paese per la bella commedia “Harry ti presento Sally” diretta da Rob Reiner nel 1989.

Con la sua verve e la sua ironia, fra comicità, complessi e provocazioni che hanno suscitato anche diverse polemiche, Lewis ha fatto ridere tre generazioni e ancora oggi i suoi film ci fanno sorridere, anche se in questi ultimi anni qualcosa è cambiato e si ride meno di gusto e più amaramente, la sua eredità è rimasta in diversi intrattenitori di oggi. Da Ben Stiller, a Adam Sandler, da Jim Carrey che sembra suo “figlio adottivo” specialmente in parti come nello “spumeggiante” per citare il film “The Mask” a Jack Black e ci ricorda l’esempio italiano di Totò e gli spensierati anni ’60.

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