Si può ridere della Shoah? Se lo chiede un documentario

Spettacolo

di Paolo Castellano

La comicità ebraica ha da sempre con le sue distorsioni reso la nostra quotidianità un po’ meno amara. Alcuni dicono che scherzare su un determinato argomento sia un meccanismo di difesa: il sorriso a volte funziona meglio degli anti-depressivi.

Ma c’è un limite alla comicità? Si può scherzare su tutto? Queste sono le domande chiave che si è posto Ferne Pearlstein, regista del documentario The Last Laugh. Nel film sono presenti interviste a comici, perlopiù ebrei, che appartengono alle vecchia e alla nuova generazione di professionisti della risata come Mel Brooks, Sarah Silverman, Joan Rivers, Louis C.K., Chris Rock, Abraham Foxman, e Shalom Auslander. All’interno del lungometraggio gli intervistati esprimono il loro parere sulla libertà di parola e anche sui limiti dell’umorismo della nostra cultura di massa.

La domanda che sorge spontanea e che rappresenta il filo rosso che lega le sequenze del documentario è questa: si può scherzare sulla Shoah? Come riporta il quotidiano Haaretz, Pearlstein per rispondere a questa fatidica domanda ha però voluto coinvolgere alcuni sopravvissuti alla Shoah e anche degli attivisti contro il razzismo.

Naturalmente il documentario è ricco di riferimenti comici dal Seinfeld Soup Nazi (sketch che Roz Weinman, allora ai vertici della NBC, si pente di aver approvato perché entrando nella cultura pop abbia banalizzato l’Olocausto), fino alla battuta shock del 2013 di Joan Rivers sulla modella Heidi Klum: «L’ultima volta che un tedesco ha visto una cosa così calda è stato quando stava mettendo gli ebrei nei forni».

Nell’attesa di rispondere alla domanda sopracitata, The Last Laugh però si concentra su Renée Firestone, una 91enne sopravvissuta ad Auschwitz, la cui famiglia è stata assassinata e sua sorella è caduta vittima degli atroci esperimenti di Josef Mengele. Eppure, nonostante le tragiche esperienze, la frizzante Firestone è convinta che se non si fosse fatta una risata – anche in un capo di concentramento – allora sì che i nazisti avrebbero vinto.

D’altro canto c’è una scena con un altro sopravvissuto alla Shoah, Elly Gross, che dichiara di non veder nulla di divertente riguardo alle battute di molti comici sui campi di sterminio nazisti dichiarando di non sopportare nemmeno le battute di Sarah Silverman sulla Shoah e sugli ebrei.

Alcuni saranno delusi dalla mancanza di conclusioni certe di questo film, ma se rivela qualcosa, questo qualcosa è il giudizio prettamente personale di ciò che oggi le persone trovano divertente. Forse una delle risposte possibili che ci suggerisce la signora Firestone è quella di «non sminuire la tragedia con la commedia».

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