Un'immagine del video dei doppiatori italiani contro l'app DeepDub

DeepDub, l’app israeliana che spaventa il mondo dei doppiatori

di Nathan Greppi
Ha suscitato un certo fermento, nel mondo dello spettacolo italiano, l’annuncio che DeepDub, una società israeliana, avrebbe ideato un’app capace di ricreare, attraverso un sistema di intelligenza artificiale, la voce di un certo attore e di tradurla automaticamente in qualsiasi lingua.

Le origini

Fondata a Tel Aviv nel 2019, DeepDub consiste in un algoritmo che svolge due compiti in particolare: ascoltare il parlato delle persone che registrano la propria voce per cogliere gli aspetti salienti del timbro e della tonalità, per poi sfruttare queste informazioni per sintetizzare nuovi suoni con le medesime caratteristiche, in modo che sembrino provenire dalle stesse corde vocali. Il risultato è un modello di voce che permette di sentire la voce di uno stesso autore in più lingue, pur con il supporto di correttori di bozze umani che assicurino una certa qualità alla traduzione.

Oz Krakowsky, responsabile marketing della società, ha spiegato che attraverso il processo chiamato deep learning “apprende i tratti caratteriali della voce, come tono profondità, velocità, spaziatura e intonazione della voce, li registra e li applica a una lingua diversa.” Questo mezzo oggi troverebbe un ampio mercato, soprattutto grazie alle sempre più numerose serie televisive su piattaforme come Netflix e Prime Video.

Le proteste dei doppiatori

In Italia si è fortemente diffusa la paura che questo mezzo possa togliere il lavoro ai doppiatori, anche perché quelli italiani sono un’eccellenza del settore a livello mondiale, tanto da suscitare forti proteste: Vix Vocal, un’app che realizza programmi ed eventi legati al mondo del doppiaggio italiano, ha lanciato un video di protesta cui hanno preso parte molti attori e doppiatori famosi, come Christian De Sica, Claudio Amendola e Luca Ward, lanciando la campagna #iostoconildoppiaggiointelligente. Proprio Luca Ward, doppiatore principale di grandi attori anglosassoni come Russell Crowe e Pierce Brosnan, ha spiegato al quotidiano Il Giornale che “una macchina, per quanto perfetta, dentro non ha niente, la vita non ce l’ha. E il cinema senza la vita è morto.”

Ci sono tuttavia dei dubbi sulla reale capacità di DeepDub di sostituire i doppiatori in carne ed ossa: un’analisi del sito Fanpage ha spiegato: “Innanzitutto in un film o in una serie TV i dialoghi non sono mai interessati da traduzioni letterali, ma da localizzazioni: le differenze culturali tra una lingua e l’altra possono infatti rendere irricevibile un prodotto tradotto in automatico. Ascoltare il timbro originale degli attori inoltre può incuriosire gli spettatori, ma l’esperienza mancherà sempre di un aspetto fondamentale: l’emozione e l’intenzione che gli attori infondono nel loro personaggio. Parte del lavoro dei doppiatori è comprendere questo aspetto impalpabile del trascritto e del parlato degli attori originali, per poi farlo proprio ed esprimerlo nelle modalità tipiche della loro lingua.”

L’analisi conclude che probabilmente DeepDub verrà applicata solo o soprattutto per “prodotti che non richiedono necessariamente qualità attoriali o puntino su budget irrisori, come reality show, documentari o film indipendenti.”

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