Yaniv Elkouby della'Università ebraica di Gerusalemme

Da Israele, un nuovo approccio per affrontare l’infertilità

Salute

di Michael Soncin
Un gruppo di biologi israeliani avrebbe trovato una soluzione per combattere il problema dell’infertilità. Uno dei fattori causa individuati, risiederebbe in una disfunzione organizzativa del corredo cromosomico.

Lo studio peer review pubblicato sula rivista Science, è stato condotto dall’Università Ebraica di Gerusalemme, utilizzando come modello animale lo zebrafish ed il topo. Lo zebrafish o pesce zebra (nome scientifico: Danio rerio) è uno tra i modelli animali più studiati, particolarmente nell’ambito della biologia dello sviluppo, utile per poter capire numerose patologie nell’essere umano. Esso ha in comune circa il 70% del patrimonio genetico con la specie dell’Homo sapiens.

Gli scienziati hanno scoperto un meccanismo chiave per garantire che i filamenti di DNA all’interno delle uova si organizzino nel modo corretto, arrivando a comprendere il processo che le danneggia, che appunto avviene quando la riorganizzazione del materiale genetico, non funziona come dovrebbe.

Il difetto nell’organizzazione del cromosoma rappresenta una delle cause principali di aborto spontaneo nell’uovo. Evitare questo errore permette la regolare fecondazione e la nascita di organismi sani.

“Quello che abbiamo scoperto e documentato concerne il funzionamento di una parte molto importante del meccanismo che determina la corretta organizzazione dei cromosomi nelle uova. L’abbiamo chiamato zigotene cilium, il cilium è una struttura simile ad una fibra che svolge ruoli meccanici o di segnalazione”, ha detto al Times of Israel il professore Yaniv Elkouby, del laboratorio di biologia specializzato in riproduzione.

Si tratterebbe di una parte fondamentale legata al processo di fertilità. “Senza lo zigotene cilium, l’uovo non può svilupparsi correttamente”, ha spiegato Elkouby. “Ora possiamo comprendere meglio questo processo che consente agli ovuli di svilupparsi normalmente e vedere cosa non funziona tra le donne infertili. Questo crea le basi per una nuova metodologia per affrontare l’infertilità“.

 

Fonte foto: Hebrew University

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