fecondazione in vitro

“Chloe”, l’innovativo metodo israeliano di fecondazione in vitro viene approvato dall’UE

di Michael Soncin
Un metodo innovativo di fecondazione in vitro sviluppato in Israele ha ottenuto il via libera all’utilizzo clinico dall’Unione Europea. Il sistema messo a punto dalla società Fairtility con sede a Tel Aviv, deve il suo successo all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, la quale permette di prevedere quali embrioni hanno la maggiore possibilità di essere fecondati e quali no, aumentando di conseguenza le aspettative di riuscita.

Prima di ottenere il marchio CE, secondo le leggi riguardanti i dispositivi medici, lo strumento, dal nome Chloe, era già adoperato in via sperimentale in 30 istituti in Europa ed Asia. L’anno prossimo verrà fatta richiesta per l’uso clinico anche alla Food and Drug Administration (FDA), l’ente americano che si occupa dell’approvazione dei farmaci.

Durante la fecondazione in vitro, l’embriologo seleziona gli embrioni che hanno le probabilità più alte di impiantarsi. Fairtility è tra le poche aziende che, attraverso l’IA, aiuta gli embriologi in questa valutazione. Questi parametri permettono di aumentare le speranze, perché se l’occhio umano determina un esito positivo attestato attorno al 60% dei casi, con la nuova tecnologia, il grado di precisione arriva fino al 78%.

Il processo consta nell’analisi delle immagini di ciascun embrione (acquisite costantemente in time-lapse ogni 15-20 minuti mentre si sviluppa), per prevederne il potenziale; giudizio che si incrocia con altri dati, riguardanti le analisi dei casi passati di fecondazioni in vitro. Ed è attorno a questo che è stato costruito l’algoritmo.

Eran Eshed, CEO della compagnia, ha spiegato al Times of Israel che “il metodo con cui viene fatta la selezione degli embrioni oggi è molto rudimentale e tiene conto di valutazioni soggettive”, aggiungendo poi che da uno studio peer reviewed pubblicato su Nature, si evince, che il suo metodo è “capace di prevedere con tassi statistici più alti se un embrione si impianta o meno”.

Il dottore Assaf Ben-Meir, direttore medico della compagnia, ha affermato che l’obiettivo principale è di ridurre il dolore che le coppie provano quando la fecondazione in vitro fallisce. “Qualsiasi processo, strumento o tecnologia in grado di migliorare queste possibilità sono fondamentali in quanto possono ridurre il tempo necessario ad arrivare alla gravidanza, oltre al carico emotivo ed economico per i pazienti”, ha detto Ben-Meir.

(crediti foto: fairtility.com)