Nadia Ellis, chef vegana

Nadia Ellis: la Chef vegana Made in Italy che ha conquistato il palato degli israeliani

di David Zebuloni
Negli ultimi anni, in Israele, tra i tanti titoli che si sono aggiunti a quello di Stato Ebraico, vi è anche il prestigioso titolo di prima capitale vegana della storia. A Tel Aviv, infatti, si può trovare la comunità vegana più grande del mondo, in percentuale al numero di abitanti ovviamente. Inoltre, sempre a Tel Aviv, c’è la percentuale più alta di ristoranti vegani e vegan friendly del mondo. L’offerta risulta essere davvero incredibile, tanto che diventa difficile trovare un ristorante che non offra un menu vegano o un supermercato che non riservi un reparto intero ai prodotti di origine vegetale. Leggendo questi dati, una domanda sorge quasi spontanea: come, ma soprattutto perché, si diventa vegani?

Da Milano a Tel Aviv

“Si diventa vegani aprendo le orecchie”, mi spiega Nadia Ellis. “Si diventa vegani aprendo gli occhi a quello che succede nel mondo dell’industria di quello che è considerato il nostro cibo, ma che cibo in fondo non  è”.
Nata e cresciuta a Milano, ex studentessa della Scuola ebraica, Nadia è oggi uno dei massimi esponenti della cucina vegana a Tel Aviv. “Sono diventata vegana sei anni e mezzo fa, seguendo il Grande Fratello israeliano”, mi racconta. “C’era come concorrente un’attivista vegana. Una di quelle aggressive che non piacciono tanto al pubblico. Piena di tatuaggi, che si mette ammanettata davanti al macello. Ecco, come tutti anch’io l’ho considerata una matta furiosa e ascoltandola non riuscivo a capire se ciò che raccontava fosse vero. Così decisi di controllare, per essere certa che lei si sbagliasse e che io avessi ragione. Ciò che scoprii, invece, mi lasciò senza parole: appresi che tutto ciò che lei condannava, era assolutamente vero.”

Nadia ricorda che la goccia che fece traboccare il vaso, fu un filmato visto in rete nel quale avveniva la separazione del vitello dalla madre, a poche ore dalla sua nascita. “La mamma mucca non è poi tanto diversa dalla mamma donna”, dice Nadia. “La separazione tra i due è drammatica. Vedere la mamma che rincorre il camion con il piccolo che va al macello, mi ha davvero spezzato il cuore. Da allora mi sono ripromessa che mai più avrei toccato un prodotto animale.”

Nonostante la causa vegana fece immediatamente breccia nel cuore di Nadia Ellis, la sua carriera professionale non aveva nulla a che fare con il mondo della cucina. “Stavo finendo il mio dottorato di ricerca all’Università di Tel Aviv e l’ultima cosa che immaginavo in quel momento era diventare un personaggio della comunità vegana, o uno Chef. Non era proprio nei miei programmi”. L’esperienza in cucina, infatti, nacque dal bisogno di trovare dei sostituti degni ai prodotti italiani da lei conosciuti e tanto amati. “Ho imparato a ricreare il formaggio vegano, il burro vegano, tutte le salse in versione vegana. Il risultato finale era talmente buono che una mia amica ha contatto a nome mio, ma senza dirmelo ovviamente, una piattaforma di nome Eat With. Una piattaforma che permette agli amanti del cibo di prenotare un posto a tavola a casa dello Chef. Ecco, lei mi ha definito da subito Chef, nonostante io fossi ancora lontanissima dall’esserlo, e così è iniziato tutto”. Dopo aver superato un processo lungo durato mesi, Nadia venne accettata come primo Chef vegano d’Israele nella prestigiosa piattaforma di Eat With.

La voce che ci fosse una cuoca italiana e vegana a Tel Aviv si sparse alla velocità della luce, e non solo all’interno della comunità vegana. “Tutti volevano assaggiare queste cene tradizionali italiane, cercando di capire come fosse possibile che le lasagne al ragù e gli gnocchi alla romana potessero avere lo stesso sapore dei piatti non vegani. In poco tempo mi sono ritrovata ad ospitare tre cene a settimana con tavolate piene di ospiti entusiasti. In quattro anni, più di quattromila persone sono passate per il salotto di casa mia.”

Nadia ci tiene a precisare di essere un’autodidatta, ovvero di aver imparato a fare tutto da sola in cucina. “Io non sapevo fare veramente nulla”, racconta divertita. “Ricordo però che un giorno mi dissi che se avessi voluto rimanere vegana per tutta la vita, avrei dovuto mangiare del cibo talmente buono da non farmi mancare nulla della mia vita precedente. Altrimenti non avrei resistito. La ricerca del gusto era per me necessaria per resistere. Oggi invece non considero più cibo tutto ciò che non è vegano”.

In un nuovo formato televisivo, Nadia torna alle radici, attraversando lo stivale italiano in cerca dei sapori locali e rigorosamente vegani. Il programma dal titolo Nadia Ellis: The Vegan Italian Chef è il primo di questo genere nella televisione israeliana, ovvero il primo di natura interamente vegana. I riscontri si sono da subito rivelati ottimi, ricevendo così un grande consenso non solo dalla comunità vegana locale, ma anche da tanti spettatori che non si ritengono assolutamente tali.

“Nel mio programma televisivo torno in italiana per dimostrare che la tradizione italiana è vegana di partenza, basandomi proprio sui suoi prodotti vegetali. Non a caso l’alimentazione mediterranea è considerata molto sana”, mi spiega Nadia con grande entusiasmo. “È anche vero che negli ultimi cinquant’anni in Italia, come nel resto del mondo, c’è stato un aumento drammatico del consumo dei prodotti di origine animale. Tutto però può essere sostituito con molta facilità. Io, per gusto personale, mi sono specializzata nella riproduzione dei prodotti latticini, partendo proprio dalla famiglia delle noci, che hanno un sapore estremamente simile ai gusti dei formaggi. Bisogna solo sapere come creare una mozzarella a partire dagli anacardi o della ricotta a partire dalle mandorle. Non sono processi complicati, prendono talvolta venti minuti, però bisogna saperli fare. La cucina d’altronde è chimica, e in questo modo si possono creare dei formaggi strepitosi”. Poi aggiunge sorridendo: “Se ti preparassi un uovo vero o un uovo finto, per esempio, non potresti proprio distinguerli. Bisogna solo avere la pazienza, la voglia e la creatività di aprirsi e imparare.”

Milano, un nido accogliente

Prima di salutarci, Nadia dedica un pensiero al luogo nel quale è nata e cresciuta. “I miei anni in comunità sono stati molto felici, conservo un ricordo molto bello della Scuola Ebraica di Milano”, dice con tono nostalgico. “Era per me un nido in cui crescere. Un mondo assestante e molto accogliente, che mi ha dato tutti gli strumenti necessari per evolvermi e intraprendere tutte le strade che ho voluto intraprendere. Ciò che mi fa sorridere però, è il fatto che oggi sono molto diversa da quella che pensavo sarei diventata quando studiavo a scuola. La vita riserva sempre grandi sorprese.”

Quando le domando quale sia il suo piatto preferito, Nadia risponde senza esitare: “Una banalissima pasta olio e peperoncino”. Non mi stupisce. La pasta, come Nadia d’altronde, è semplice, buona e mai banale.

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