La stella e la nuvola d’oro. Gli ebrei nel mondo dei manga

Personaggi e Storie

di Nathan Greppi

Nel 2006, il Diario di Anne Frank è stato adattato in un manga a fini educativi, scritto da Etsuo Suzuki e disegnato da Yoko Miyawaki. Ma tre anni dopo, fece assai discutere la scelta dell’editore giapponese East Press di pubblicare un adattamento manga del Mein Kampf di Adolf Hitler (in precedenza, la stessa casa editrice aveva adattato anche Il Capitale di Karl Marx).

Questa ambivalenza rispecchia un quadro più ampio: sin dal loro arrivo in Occidente, manga e anime (rispettivamente i fumetti e le serie animate) sono sempre stati oggetto di discussione per i loro contenuti, in un’opinione pubblica talvolta divisa tra chi ne apprezza le tematiche trattate e chi li ha accusati di essere inadatti ad un pubblico giovane. Ciò avviene anche per quanto riguarda argomenti che toccano da vicino il mondo ebraico.

Fonti d’ispirazione

Come ha spiegato nel novembre 2016 il sito Tablet Magazine, uno dei primi mangaka (autori di manga) ad aver rappresentato storie legate al popolo ebraico è stato Osamu Tezuka, soprannominato il “padrino dei manga” per essere stato un autore assai prolifico, realizzando classici del genere come Astro Boy e Kimba – Il leone bianco. Tra i suoi modelli di riferimento, vi erano artisti ebrei americani come i fratelli Max e Dave Fleischer, noti per aver creato Betty Boop e l’adattamento nei cartoni animati dei fumetti di Braccio di Ferro.

Nella sua serie del 1970 Apollo’s Song, il protagonista è costretto a vivere diverse vite per imparare cos’è l’amore. In una di queste, egli diventa un soldato nazista che si innamora di una ragazza ebrea che avrebbe dovuto deportare in un campo di concentramento. Ma è con La storia dei tre Adolf, realizzato nella prima metà degli anni ’80, che l’ebraismo e la Shoah diventano centrali nel suo lavoro.

La serie racconta la storia di persone che condividono lo stesso nome: Adolf Kamil, figlio di una famiglia ebrea fuggita dalla Germania nazista e rifugiatasi nella città di Kobe, in Giappone, e Adolf Kaufman, figlio di un diplomatico nazista che vive nella stessa città. All’inizio della storia, negli anni ’30, entrambi i protagonisti diventano amici dopo essere stati vittime di bullismo da parte dei bambini giapponesi del posto. Ma la loro amicizia si trasforma in odio man mano che eventi più grandi li mettono su fronti opposti nel corso della storia, dalla Seconda Guerra Mondiale alla Shoah fino al conflitto arabo-israeliano.

Secondo Tablet Magazine, Tezuka ammirava il popolo ebraico perché secondo lui la sua natura errante e apolide gli permetteva di sopravvivere alle intemperie della storia, mentre gli Stati-nazione tutt’intorno crollavano. Motivo per cui aveva un rapporto conflittuale con Israele e il sionismo, anche se non era un antisionista nel senso odierno del termine. Riassunse la sua visione del conflitto con queste parole: “Gli ebrei combatterono per proteggere la loro nuova patria, e gli arabi combatterono per scacciare i loro nemici ebrei. Ogni popolo sosteneva il proprio concetto di giustizia”.

Personaggi e tematiche ebraiche

L’inserimento di personaggi ebrei nei manga non si è fermato con le opere di Tezuka. In Black Lagoon, serie d’azione iniziata nel 2002 e incentrata sulle vicende di un gruppo di mercenari, uno dei personaggi principali è Benny, meccanico ed esperto di informatica del gruppo. In un episodio, quando devono affrontare una banda di neonazisti, Benny afferma di essere ebreo, e che “’fanculo i nazisti’ è un credo di famiglia”.

Un altro caso riguarda la serie prequel Ken il guerriero: Le origini del mito. Ambientata a Shanghai negli anni ’30, vede ad un certo punto una bambina ebrea, Erika Arendt, venire salvata mentre dei nazisti cercano di catturarla per estorcerle delle informazioni importanti di cui è in possesso.

Se i personaggi dichiaratamente ebrei sono rari, ben più comuni sono i riferimenti alle tradizioni o al folclore ebraico: in Fullmetal Alchemist, un oggetto mistico noto come il portale della verità raffigura un’immagine ispirata all’Albero della Vita della Kabbalah. Riferimenti all’Albero della Vita sono presenti anche in Neon Genesis Evangelion, mentre nell’ultima stagione di Yu-Gi-Oh! 5D’s compaiono delle carte ispirate ai sephiroth della Kabbalah.

Ancora più diffusi nei manga e negli anime sono i personaggi ispirati alla figura del golem: creature chiamate testualmente “golem” compaiono nelle serie Pokémon, Soul Eater, Shaman King e Monster Rancher, mentre in Yu-Gi-Oh! GX è presente una carta raffigurante un mostro chiamato “Golem-Ingranaggio Antico”. E in One Piece, nella saga di Egghead compare un gigantesco robot chiamato Emet, che in ebraico significa “verità”. La stessa parola che, secondo la leggenda, il rabbino Judah Loew di Praga scrisse sulla fronte del golem per dargli vita.

Accuse di neonazismo e antisemitismo

Nel corso dei decenni, ci sono stati diversi manga e anime che sono stati accusati di veicolare simbologie naziste. L’ultimo, in ordine cronologico, è stato L’Attacco dei Giganti, come riportava nel maggio 2023 un’analisi pubblicata su JTA. In particolare, ciò è dovuto al fatto che nella storia, un’etnia nota come eldiani viene discriminata dai nemici marleyani, al punto che devono indossare una fascia che ad un lettore occidentale può ricordare le stelle gialle che gli ebrei dovevano indossare sotto il regime nazista.

Ma gli esempi non mancano: dai riferimenti ad una diabolica cabala ebraica in Angel Cop al fatto che in Fullmetal Alchemist compare un simbolo alchemico che ricorda la Stella di Davide, mentre il dittatore dello Stato fittizio di Amestris viene chiamato “Fuhrer” (ribattezzato “comandante supremo” nell’edizione italiana). Senza dimenticare che in Kinnikuman, una serie sul wrestling, il lottatore tedesco Brocken Jr. indossa una divisa simile a quelle delle SS, mentre personaggi dichiaratamente nazisti sono presenti in opere come Hellsing e Jojo’s Bizarre Adventure.

Diversi analisti citati da JTA hanno spiegato che ciò deriva anche dal fatto che i giapponesi, avendo avuto una storia diversa rispetto agli occidentali, non ne condividono la sensibilità su questioni legate alla simbologia nazista. A ciò va aggiunto il fatto che in Giappone, la stessa svastica viene vista prima di tutto come un simbolo buddista, mentre da noi viene associata al Terzo Reich.

Nel corso degli anni, certe simbologie sono state successivamente censurate o ritoccate: in One Piece, la svastica che in origine compariva nel vessillo del pirata Barbabianca è stata sostituita con una croce. Mentre in Naruto, il sigillo a forma di svastica che nel manga compare sulla fronte del personaggio di Neji nella versione animata è stato sostituito con una X.

Riferimenti a Israele

Sebbene siano anch’essi rari, non mancano personaggi israeliani o riferimenti a Israele. In Golgo 13, che racconta le vicende dell’omonimo sicario a pagamento, vi è una storia uscita nel 1986 in cui il protagonista viene ingaggiato dal Mossad per infiltrarsi in un covo nazista e salvare un ostaggio.

Tuttavia, non sempre i riferimenti a Israele sono positivi: nella serie fantascientifica Ghost in the Shell, vi è un passaggio in cui agenti segreti giapponesi indagano su un presunto complotto dell’intelligence israeliana per manipolare la politica del Giappone dietro le quinte. Mentre in I Cavalieri dello Zodiaco, dove i personaggi presentano nazionalità diverse tra loro, uno degli antagonisti minori, Pegasus Nero, viene presentato come nato in Israele.

L’impegno di alcuni artisti a favore d’Israele si è manifestato in modo particolare dopo i massacri del 7 ottobre 2023. In particolare, la mangaka Makoto Tanaka si è distinta per aver realizzato un romanzo a fumetti su Noa Argamani, che nell’agosto 2024 è stato presentato ad Animix, il festival del fumetto e dell’animazione di Tel Aviv.

In conclusione, nei manga e negli anime giapponesi i riferimenti agli ebrei o all’ebraismo sono più rari che nei fumetti occidentali, anche per ragioni storiche e culturali. Ma in alcuni casi, hanno saputo trarre ispirazione dalle storie della tradizione ebraica, a dimostrazione del fatto che esse sono in grado di parlare anche a popoli lontani nello spazio e nel tempo.