Ettore Modigliani in esilio in Abruzzo

Ettore Modigliani, la sua vita e la sua Brera

di Ilaria Ester Ramazzotti
“Vita movimentata più di quanto si creda è quella di uomini cui sia stata affidata, in Italia, la tutela dei Musei, delle Gallerie, dei monumenti e delle opere d’arte di una vasta e ricca regione, quali la Lombardia, il Veneto o la Toscana”. “Se qualcuno sfoglierà queste pagine potrà scorgere il volto della realtà a contrasto con quello dell’immaginazione, potrà rendersi conto di quel che costi difendere l’aspetto di una città o di una regione nonché il suo patrimonio artistico”. A dircelo, scorrendo le pagine delle sue Memorie, è Ettore Modigliani, milanese d’adozione dal 1908, anno in cui divenne soprintendente della Pinacoteca di Brera.

Ettore Modigliani e la moglie Nellie Nathan

Nato a Roma nel 1873, Modigliani ebbe una vita davvero movimentata e densa di avversità, che culminarono negli anni della Shoah e con la promulgazione delle leggi razziali del 1938, che ne decretarono l’espulsione dall’amministrazione dello Stato perché “di razza ebraica”, dopo una appassionata carriera di funzionario statale al servizio del patrimonio artistico lombardo e italiano. Una vita e una carriera che oggi sono raccontate nel libro ‘Ettore Modigliani Memorie, la vita movimentata di un grande soprintendente di Brera’, edito da Skira, presentato al pubblico lo scorso 28 maggio a Milano alla Pinacoteca di Brera.

Alla presentazione, introdotta direttore della pinacoteca James Bradburne, che al libro offre un saggio introduttivo, hanno partecipato il curatore Marco Carminati e il nipote di Ettore Modigliani, Enrico Pontremoli, che alla pubblicazione ha dedicato memorie e fotografie di famiglia. Fra gli intervenuti all’evento, anche la senatrice a vita Liliana Segre.

“L’autobiografia di Ettore Modigliani è il terzo e ultimo volume di una trilogia, pubblicata nell’ambito della collana Biblioteca d’Arte Skira, che segue il percorso della Pinacoteca di Brera dall’inizio del XX secolo fino al 1977 attraverso le vite dei suoi direttori Ettore Modigliani, Fernanda Wittgens e Franco Russoli – spiega James Bradburne -. Nei quattro anni da che sono il direttore generale della Pinacoteca di Brera, le vite e i pensieri di quei direttori si sono legati ai miei, in modi inattesi e talvolta con inaspettate risonanze”.

Per la prima volta disponibili al pubblico, le pagine di Modigliani racchiudono episodi lavorativi e privati che svelano e raccontano al contempo aspetti della vita milanese e della gestione e conservazione dei monumenti cittadini. Direttore della Pinacoteca di Brera dal 1908 al 1935, soprintendente della Lombardia dal 1910 al 1935, Modigliani visse esaltanti momenti professionali e profonde avversità.

Inaugurazione della Pinacoteca di Brera nel 1925

La carriera di Ettore Modigliani

Fra gli episodi che segnarono il successo del lavoro del ‘grande sovrintendente’, ricordiamo il grande riordino della Pinacoteca Braidense nel 1925, la fondazione dell’Associazione degli Amici di Brera nel 1926, l’organizzatore della mostra più importante sull’arte italiana a Londra nel 1930, il salvataggio delle opere durante il conflitto bellico del 1915-1918 e il recupero delle opere d’arte trafugate dall’Austria all’Italia nel 1920. Sottolinea a proposito James Bradburne: “Modigliani garantì che i dipinti di Brera superassero indenni la prima guerra mondiale e in seguito dedicò tre lunghi anni a negoziare la riparazione dei danni di guerra per conto dello Stato italiano, per garantire che i tesori portati a Vienna per arricchire le collezioni austriache venissero restituiti all’Italia e ai musei, alle chiese, alle collezioni da cui erano stati sottratti”.

Più nel dettaglio, ci piace ricordare un evento che restò segnato nelle cronache cittadine milanesi: l’esposizione a Brera della Gioconda di Leonardo da Vinci, arrivata a Milano il 29 dicembre del 1913. Non avendo potuto esporla fino al giorno festivo di capodanno, Modigliani allestì l’esposizione sul finire del dicembre del 1913, ricevendo solo nel primo giorno 65 mila persone: la pinacoteca restò aperta fino alle tre di notte per permettere il fluire dei visitatori, accalcatisi numerosi nella piazzetta di Brera, dove l’afflusso delle persone fu regolato dai Carabinieri e la pressione della folla alleggerita dai ‘ghisa’ con degli idranti. Successivamente, fu lo stesso Modigliani a riconsegnare la Monna Lisa al direttore del Louvre, fatta giungere a Parigi con un treno speciale arrivato a notte fonda.

La Gioconda ritrovata a Firenze

Il trasferimento a L’Aquila, le Leggi razziali del ’38 e gli anni della Shoah

Non mancarono a Modigliani alcune cocenti umiliazioni, che fu costretto a subire, come l’allontanamento forzato da Brera nel 1935 e il trasferimento a L’Aquila (nella foto in alto), in seguito a dissidi con un gerarca fascista, e l’espulsione dalle cariche dello Stato per via delle leggi razziali del 1938, che lo costrinsero nel 1943 a nascondersi tra i monti delle Marche. Pagine drammatiche delle sue Memorie, come sottolinea Sandra Sicoli, autrice come Emanuela Daffra e Amalia Pacia degli approfondimenti che chiudono il volume. “Insieme all’angoscia, alla stanchezza, alla paura di non farcela, Modigliani ricorda con gratitudine la bontà degli umili, dei contadini, che cercarono in tutti i modi di aiutarli, di proteggerli, con grandissimo rischio. E ricorda anche, con grande riconoscenza, Fernanda Wittgens (la futura direttrice della Pinacoteca di Brera dopo la sua morte) che decise di far pubblicare col suo nome, visto che la legge non permetteva che un ebreo firmasse una pubblicazione, il libro che lui aveva scritto negli anni di ‘esilio’ a L’Aquila, Mentore”.

Nel periodo della Shoah, Ettore Modigliani, da illustre funzionario e difensore dei beni artistici e architettonici della città e del Paese che tanto amava, divenne solo un ebreo perseguitato, fuggiasco, braccato da un mandato d’arresto della Prefettura di Ascoli Piceno, nonché semplice difensore della sua stessa vita e dei suoi famigliari, fra cui i nipoti amorevolmente chiamati ‘i bimbi’. Tragiche le sue parole che ricordano quei fatti: “Vivere con lo sguardo fisso alla nuvoletta di polvere che appare in fondo alla strada, al vestito del viandante da lungi (può essere, è, non è un uniforme?). Vivere con l’animo sempre pronto, giorno e notte, alla fuga per salvarsi dall’arrivo di una pattuglia che vi carichi voi, i vostri, i bimbi su un furgone avviato verso l’ignoto: verso la prigione o verso la stazione ove sorga lo spettro di un vagone piombato, o verso il più vicino spiazzo per una esecuzione sommaria come è tragicamente avvenuto ad amici”. “Mai un’ora di pace, di tregua, o almeno di distensione di nervi”.

Il Dopoguerra e il reintegro a Brera

Fu proprio nelle Marche, negli anni bui tra il 1943 e il 1945, “sulla scorta dei ricordi personali di Enrico Pontremoli – spiega Marco Carminati – che il libro Memorie fu verosimilmente concepito e poi terminato a Milano dopo la Liberazione”. Il libro restò inedito, ma “un testo così brillante e ben scritto (ricco di personaggi eccentrici, preziose informazioni, aneddoti esilaranti ed episodi a dir poco toccanti) non poteva ovviamente lasciare indifferenti – prosegue -. A cominciare da Carlo Ludovico Ragghianti, molti storici dell’arte hanno iniziato a procurarsi e a “saccheggiare” amabilmente qua e là (con le migliori intenzioni, si capisce) le succulente Memorie dattiloscritte di Modigliani per riversarle parzialmente in libri, saggi, articoli e pubblicazioni di varia natura”. “Ebbene, da oggi, queste pagine non saranno più una gioia per eletti e una miniera per pochi, ma tutti ne potranno integralmente gustare la qualità, la bellezza e l’intensità”.

Le memorie del ‘grande soprintendente’, così dense di episodi, di ricordi personali, di carteggi con enti, istituzioni e personaggi come Gabriele D’Annunzio, di problemi e avversità, racchiudono la chiave di una rinascita che resta possibile persino dopo la Shoah e la distruzione della guerra. Scrisse Modigliani nel febbraio del 1946, quando venne reintegrato direttore: “Richiamato dal Governo al mio antico posto di Sovrintendente a Brera, oggi ho preso possesso di nuovo del mio ufficio. Ma quale compito mi attende! Brera, che avevo lasciata undici anni fa in una superba veste degna dei capolavori ospitativi, è un ammasso di macerie, una catasta di travi incenerite, una sfilata di muri neri su cui s’apre il cielo; il Poldi Pezzoli è raso al suolo, il Castello, l’Ambrosiana, il Museo Teatrale della Scala, la Galleria d’Arte Moderna, tutti sanguinanti di innumerevoli e spaventose ferite. Eppure tutti questi immensi beni culturali debbono risorgere e risorgeranno a gloria della città, come prima, migliori di prima”.

Ettore Modigliani morì il 22 giugno del 1947 e non vide mai l’intera ricostruzione della città né ‘la grande Brera’ che avrebbe voluto realizzare, secondo quanto immaginava per il futuro del museo. Eppure, nelle sue parole, l’attesa della rinascita della pinacoteca sembra metafora della ricostruzione del Dopoguerra e della rinascita di un mondo possibile. In fondo, “per Modigliani – scrive James Bradburne -, Milano era il centro del mondo e Brera era il cuore di Milano”.

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