Quale futuro per il memoriale italiano ad Auschwitz?

Opinioni

di Sandro Ventura

Memoriale Italiano ad AuschwitzIL TRISTE ED INCERTO DESTINO DEL MEMORIALE ITALIANO DI AUSCHWITZ: COSA CI POSSIAMO FARE?

Nel 1971 alcuni artisti ed intellettuali italiani realizzarono nel Blocco 21 di Auschwitz il Memoriale italiano. Gli architetti Baffi e Belgioioso, reduci di Mauthausen, il pittore Pupino Samonà, il regista Nelo Risi, il musicista Luigi Nono, gli ex deportati Gianfranco Maris, Teo Ducci e Primo Levi, si impegnarono collettivamente per dare vita ad una suggestiva e straordinaria opera d’arte, che è importante anche dal punto di vista storico, in quanto si tratta di una delle prime opere multimediali realizzate in Europa.

Purtroppo da quattro anni il nostro Memoriale è chiuso, col pretesto di necessari lavori di manutenzione e messa in sicurezza. In realtà, è il governo di Polonia che ha difficoltà a tollerare quell’opera d’arte.

GramsciDa alcuni anni in quel paese è in vigore una legge che condanna qualsiasi manifestazione che evochi o presenti i simboli del comunismo, ed ahimè, nel Memoriale italiano si vedono un ritratto di Antonio Gramsci, delle bandiere rosse, falci e martelli, ed altri riferimenti all’armata rossa che ha liberato Auschwitz. Quella legge sanziona il nostro Memoriale, che certamente risulta indigeribile per le autorità di quel paese, molto impegnate in un discutibile lavoro di rimozione storica, che non ha alcuna considerazione per i valori dell’arte e della cultura e della memoria storica che quell’opera di Auschwitz esprime, e viene pertanto definita “fine a se stessa”  e “priva di valore educativo”.

Si vuole del tutto rimuovere il contributo fondamentale che il comunismo ha avuto nella lotta contro il nazismo. Senza l’armata rossa, Hitler avrebbe prevalso in Europa.

L’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) ha molto sofferto per la chiusura del memoriale, e non ha condiviso la richiesta delle autorità polacche di trasferirlo in Italia. Ha definito “spiacevolissima ed offensiva per tutti i superstiti dei campi ed i familiari dei caduti” questa vicenda. Malgrado ciò, ha dovuto sottostare “obtorto collo” alla decisione, concordata dalle autorità polacche con il Ministero dei Beni Artistici e Culturali italiano, di trasferire il memoriale di Auschwitz a Firenze, soprattutto per ragioni politiche e di Stato. Quell’opera, concepita e realizzata in quel luogo e per quel luogo da grandi ed importanti personalità italiane, dovrà essere reinstallata, non si sa come e quando, in piazza Gino Bartali.

La deputata Serena Pellegrino di SEL ed altri cinquanta parlamentari hanno presentato un’interpellanza a Renzi, Gentiloni e Franceschini in merito a questa vicenda, affermando che “i motivi ideologici e politici che hanno portato alla censura ed alla chiusura del Memoriale, e che spingono verso la sua rimozione, sono anacronistici ed inammissibili… il suo significato artistico e storico impone che esso rimanga nel luogo dove è stato creato: Auschwitz non è in alcun modo paragonabile alla periferia di Firenze, dove si è suggerito di trasferire l’installazione… la rimozione del Memoriale comporta una violazione dei diritti umani, del diritto internazionale, del diritto di proprietà intellettuale e della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, nonché una violazione della Convenzione internazionale per la salvaguardia del patrimonio culturale dell’UNESCO e un crimine di distruzione di beni culturali ed artistici”.

Le istituzioni ebraiche italiane che ci rappresentano, e che in qualche modo rappresentano anche i circa 10.000 ebrei italiani scomparsi nei Lager,  come intendono porsi nei confronti di questa vicenda?

 

 

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