La sorpresa Trump e le relazioni con Israele. Il sostegno americano favorirà il processo di pace?

Opinioni

di Paolo Salom

 

Donald Trump e Benjamin Netanyahu
Donald Trump e Benjamin Netanyahu

 

L’America ha scelto e certo pochi, nel lontano Occidente, si attendevano un Donald Trump alla Casa Bianca. Noi non sappiamo se i prossimi quattro (otto?) anni saranno una conferma per coloro che mettono in dubbio le qualità umane e politiche del prossimo presidente degli Stati Uniti. O, al contrario, se il miliardario diventato uomo di Stato sorprenderà ancora una volta i (molti) critici dimostrando abilità inaspettate di leader del mondo libero. Quel che ci preme, qui, è provare a capire come si evolverà il rapporto tra Washington e Gerusalemme e, in particolare, in che modo l’influenza del maggior alleato di Israele si farà sentire in Medio Oriente. Trump si dimostrerà un amico dello Stato ebraico? Una cosa è sicura. Un’era si chiude. Le tensioni – spesso preoccupanti – tra la Casa Bianca di Obama e il governo di Netanyahu sono destinate a ridursi grandemente. Intendiamoci, nonostante le promesse elettorali, non pensiamo che il presidente Trump, tra le prime decisioni che dovrà prendere, includerà anche il trasloco dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. Ci attendiamo, al contrario, una buona dose di realpolitik che darà qualche delusione ai fan più appassionati del repubblicano. Tuttavia è indubbio che i tempi in cui Israele veniva messo sempre e comunque dalla parte sbagliata della Storia siano (per ora) finiti. E questo non potrà che influire positivamente su quello che il lontano Occidente chiama il “processo di pace” e che in realtà si è trasformato da anni in una guerra a bassa intensità generata, a nostro avviso, dalla scellerata idea che Israele possa essere sconfitto e “sparire”, in quanto Stato degli ebrei, dalla cartina geografica. Dunque maggior equità e soprattutto maggiore autonomia dei protagonisti di un conflitto ormai secolare. Che non possono essere obbligati a fare la pace, ma devono arrivarci autonomamente, una volta digerito il fatto che l’avversario non potrà dissolversi. In Israele, ne siamo convinti, questa idea è già parte del discorso pubblico, da destra a sinistra, e assimilata dalla maggior parte dei cittadini. Diverso il discorso sulle sfide strategiche nella regione intorno a Israele. La complessità dei conflitti e delle alleanze non potrà essere affrontata e risolta con argomenti retorici.
Anche Trump dovrà arrendersi agli insegnamenti di Machiavelli? A lui la prossima mossa.

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