I problemi che il prossimo Consiglio della nostra Comunità non potrà non affrontare

Opinioni

di Rony Hamaui

Il 2019 è un anno elettorale non solo per lo Stato Israele ma anche per la nostra piccola Comunità di Milano. Il 19 di maggio i suoi 6500 iscritti dovranno, infatti, eleggere il nuovo Consiglio che a sua volta nominerà il Presidente, la Giunta e gli assessori. Al di là del giudizio e della riconoscenza che ognuno di noi vorrà dare sull’attuale giunta, i prossimi eletti dovranno affrontare almeno tre importanti questioni che possono mettere in discussione la sopravvivenza stessa della nostra Comunità.

  • È molto probabile che il bilancio 2018 della Comunità di Milano chiuda con un ennesimo deficit, un debito molto importate e un patrimonio negativo che metteranno in forte dubbio la continuità gestionale. Forse qualche lascito potrà temperare l’agonia, ma certo non risolvere i problemi. Chiunque vinca le prossime elezioni dovrà affrontare il problema sia dal lato delle uscite, cercando di razionalizzare ulteriormente la spesa, che dal lato delle entrate, dove una maggiore trasparenza dei tributi pare assolutamente necessaria. In particolare bisognerà valutare con attenzione in che modo la scuola, a cui tutti noi teniamo, ma che continua a generare forti disavanzi, debba essere meglio gestita, magari affidandola alla cura della Fondazione, che in questi anni ha dimostrato grandi capacità organizzative nel raccogliere mezzi materiali, consenso e simpatie. In alternativa si potrebbe affidare maggiori deleghe ma anche responsabilità ad un ente o al dirigente preposto alla gestione della scuola con precisi obiettivi da conseguire. Tuttavia è soprattutto dal lato delle entrate che si dovrà tentare una rivoluzione copernicana. Troppi membri oggi non capiscono bene perché debbano pagare i tributi o si sentono discriminati rispetto a furbi o privilegiati. In un contesto dove non esistono strumenti legali per costringere tutti a pagare in maniera equa, la soluzione deve necessariamente passare attraverso una maggiore trasparenza, oggettività e soprattutto partecipazione alla vita comunitaria. Metodi amichevoli o levantini non possono più funzionare. Molti ebrei milanesi oggi preferiscono aiutare istituzioni diverse dalla Comunità, poiché si riconoscono meglio in esse.
  • Troppi ebrei milanesi si sentano emarginati dalla vita comunitaria e dalle sue strutture. Il problema non riguarda solo gli ebrei meno ortodossi ma anche quelli che oggi hanno un problema con il rabbinato perché hanno dei figli o i nipoti che sono nati da matrimoni misti. La questione ovviamente non è solo milanese: in Israele l’anno scorso il numero di immigrati non considerati ebrei dall’ortodossia ebraica ha superato quello degli ebrei e oggi in Israele vivono 400.000 residenti che in base alla legge del ritorno hanno potuto immigrare perché hanno almeno un genitore ebreo ma non sono considerati ebrei dal rabbinato. È allora evidente che bisognerà da una parte pensare se, anche le comunità ebraiche italiane, non debbano accettare, al pari dello stato ebraico, fra i loro membri persone che hanno un solo genitore ebreo, ma voglio continuare a portare e trasmettere valori ebraici e dall’altra aprire un discorso più generale con il rabbinato sul modo da interpretare la halakhah, al fine di renderla più consona ai bisogni delle nostre comunità. Ne va di mezzo la nostra stessa sopravvivenza demografica. In fondo tutta la storia ebraica ha vissuto fra fedeltà ai testi sacri, discussioni e interpretazioni rabbiniche. Eravamo un popolo dedito ai sacrifici degli animali e siamo diventati il popolo del libro, dello studio e della discussione.
  • Più in generale la nostra Comunità ha bisogno di una nuova forte leadership capace di coinvolgere i molti ebrei lontani, che possono dare un importante contributo all’ebraismo milanese. Un attento utilizzo dei social media aiuta a formare e catalizzare questo nuovo consenso e far crescere una gestione partecipativa, ma è indispensabile un profondo rinnovamento, anche generazionale, della classe dirigente. Abbiamo a disposizione un enorme patrimonio culturale e di solidarietà che non dobbiamo disperdere. La scuola, la casa di riposo, le numerose sinagoghe e molti altri centri d’incontro sono una ricchezza in un mondo che lascia l’individuo sempre più solo e privo e di punti di riferimento. Non possiamo assolutamente disperdere l’eredità che i nostri padri ci hanno lascito.

Ovviamente queste sono solo poche idee che vanno discusse e arricchite attraverso un civile e costruttivo dibattito. L’epoca delle contrapposizioni frontali e dogmatiche e da tempo scaduto. Non possiamo permetterci di non ascoltare e lasciare indietro nessuno. Ne va del futuro dei nostri figli e nipoti.

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