Vaticano e Israele: una storia complicata, tra politica e teologia

Libri

di Paolo Castellano

Storia / Ebrei, Stato ebraico e Santa Sede, gli ultimi 100 anni

I rapporti tra gli ebrei e il Vaticano hanno registrato degli alti e bassi prima e in seguito alla nascita dello Stato ebraico, avvenuta nel 1948. A ripercorrere le evoluzioni delle varie diplomazie è un saggio di Nathan Ben-Horin intitolato Le relazioni tra Israele e Vaticano pubblicato dalla casa editrice Panozzo. L’autore, che per molti anni ha lavorato per il ministero degli Esteri israeliano, raccoglie gli eventi e gli incontri – anche personali – che hanno determinato un importante cambiamento nei rapporti intessuti dalla Santa Sede non solo con Israele, ma anche nei confronti del popolo ebraico tra il 1904 e il 2005. Come racconta Ben-Horin nel suo saggio, le metamorfosi nelle relazioni tra ebrei e cristiani furono influenzate soprattutto da tre fattori: la Shoah, la nascita di Israele e il Concilio Vaticano II.

Determinante il concilio ecumenico della Chiesa cattolica, svoltosi a Roma tra il 1962 e il 1965, che sancì formalmente un’apertura verso gli ebrei, rifiutando la bimillenaria accusa di deicidio che causò innumerevoli stragi, l’Inquisizione spagnola e i pogrom in Russia, Polonia, e in altre nazioni dell’Europa orientale. Come è noto, tutt’oggi le posizioni del Vaticano sono influenzate dalle vicende storiche – in particolare il conflitto israelo-palestinese – e da processi politici e ideologici interni. Come scrive Monsignor Fumagalli nella prefazione del libro, promosso dall’Associazione Italia-Israele, l’opera di Nathan Ben-Horin può rappresentare una lettura «per la costruzione di vie di pace tra i popoli, sia per comprendere meglio alcune deviazioni estreme di fanatismi che feriscono le società del vicino e Medio Oriente».

Nathan Ben-Horin, Le relazioni tra Israele e Vaticano, 1904-2005. Questioni teologiche e politiche, Panozzo Editore, pp. 311, 18,00 euro, traduzione dall’ebraico di Sara Ferrari.

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