di Ugo Volli
[Scintille. Letture e riletture] Lucetta Scaraffia è una storica, specializzata nello studio della storia delle donne, molto nota e stimata anche come intellettuale cattolica impegnata nel campo della bioetica e della condizione femminile nella Chiesa.
Qualche anno fa per via della scoperta di un piccolo problema medico che, le dice il sanitario, si riscontra quasi solo in persone di provenienza ashkenazita, inizia a sospettare di avere origini ebraiche. Incuriosita ed eccitata, usa la sua competenza di storica per approfondire le vicende della sua famiglia e presto trova conferme sul fatto che sua nonna non aveva origini inglesi, come era sempre stato ripetuto, ma nell’Europa orientale, forse dalla Lituania, insomma veniva da una famiglia ashkenazita venuta in Occidente come molte nella prima metà dell’Ottocento, passata per Milano e poi stabilita a Torino. Vede poi il cognome di lei, Wildt, comparire molto frequentemente negli elenchi delle vittime della Shoah, scopre di essere parente del grande scultore Adolfo Wildt, anche lui quindi di origine ebraica ashkenazita e non svizzera come diceva. Soprattutto capisce che questo legame con l’ebraismo rappresenta per lei qualcosa di importante e significativo, assai più della derivazione valdese di una parte della sua famiglia paterna, in cui si era imbattuta in precedenza.
Da questa indagine, raccontata con molta immediatezza e ritmo narrativo nel suo ultimo libro (Ebrei senza saperlo, Raffaello Cortina), per Scaraffia risulta naturale e necessario interrogarsi su che cosa vuol dire essere ebreo, sulle ragioni della matrilinearità nella trasmissione dell’identità ebraica, su cosa sia l’ebraismo, sul ruolo e le ragioni delle conversioni ad altre religioni. Sono temi discussi spesso dalla letteratura rabbinica e trattati di solito, com’è caratteristico del pensiero talmudico, in forma di analisi normativa o di narrazione midrashica, invece che di teoria astratta.
Ma è affascinante vedere come uno sguardo esterno, intelligente e simpatetico li affronta con estrema onestà e con una ricca rete di riferimenti culturali contemporanei. Un altro tema emerge con forza. La rete di silenzi e anche di bugie che ha nascosto l’origine ebraica della famiglia è probabilmente dovuta a un “antisemitismo ambientale” assai più diffuso in passato e forse anche oggi nella società italiana, anche nei suoi strati borghesi illuminati, di quanto comunemente non si creda.
Ciò per Scaraffia interpella direttamente la responsabilità della Chiesa, che ha mantenuto e diffuso una diffidenza generale non solo per gli ebrei, ma anche per i convertiti di origine ebraica.
Sono considerazioni particolarmente importanti perché provengono dall’interno del mondo cattolico e che naturalmente si incrociano per il lettore ebreo con tanti segnali provenienti dalla cronaca politica degli ultimi anni. La parte finale del libro è dedicata soprattutto a un’immersione nella storia e nell’arte di Adolfo Wildt, grande scultore e uomo inquieto e schivo. Scaraffia vede nella sua storia e nelle sue opere le tracce della difficoltà di integrazione non solo dei convertiti, ma dei loro discendenti e vi scorge una traccia ebraica persistente, che mette in relazione con artisti ebrei suoi contemporanei come Chagall e Modigliani. Anche in questa incursione nel mondo dell’arte Ebrei senza saperlo è un libro coraggioso, coltissimo, che invita alla discussione, affascinante perché personale, appassionato e originale.
Il libro sarà presentato Martedì 3 febbraio al Teatro Franco Parenti (clicca QUI)




