Sinistra e Israele, una relazione sempre più pericolosa?

Libri

di Roberto Zadik


sinistra e israele“Sinistra e Israele-La frontiera dell’Occidente
” non è solo il nome del bel libro dell’analista politico Fabio Nicolucci (Salerno editore, 280 pagine, 12,90 euro) ma rappresenta, ancora oggi, una questione ancora aperta che riporta alla memoria le inevitabili contestazioni, anche molto accese, sollevate più volte in passato e recentemente da una certa parte della sinistra italiana, riguardo allo Stato ebraico e ai palestinesi. Presentato sul palco del Teatro Franco Parenti, il testo è stato commentato da Nicolucci e da varie personalità politiche che ne hanno letto alcuni passaggi sottolineandone la qualità e la sobrietà dei contenuti, l’estrema chiarezza linguistica e concettuale e la finezza di analisi politica e intellettuale in un incontro interessante e costruttivo, dai toni pacati e efficaci, moderato con grande professionalità dalla giornalista Marta Ottaviani.

Organizzato da Daniele Nahum, responsabile cultura del Partito Democratico –  che, come la direttrice del Parenti Andreè Ruth Shammah, nei mesi scorsi è stato travolto da un ciclone di polemiche su Gaza – l’evento ha avuto come protagonisti  una serie di ospiti di grande rilievo. A cominciare dall’ambasciatore di Israele in Italia, Naor Gilon che ha risposto puntualmente alle domande del pubblico sulla politica israeliana e sugli insediamenti, per arrivare a esponenti della politica nazionale come il deputato parlamentare del Pd, Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle riforme costituzionali, fino a Pietro Bussolati, della sezione milanese del Pd e a Alessandro Alfieri consigliere Pd Lombardia, al giornalista Stefano Jesurum della lista politica Sinistra per Israele. Presenti in sala numerose personalità, come il Presidente del Consiglio Provinciale, Bruno Dapei, il consigliere comunale Ruggero Gabbai,  e il vicepresidente comunitario Daniele Cohen.

Contro i pregiudizi
A dare inizio alla serata è stata la Direttrice del Parenti, Andrée Ruth Shammah, che ha ringraziato gli ospiti, sottolineando la necessità di “reagire a muso duro a tutte le stupidaggini che vengono diffuse riguardo a Israele e alla sua politica e a tutte le schifezze che periodicamente escono sui social network” e  ricordando anche le discussioni scatenate contro di lei e il suo teatro in varie occasioni.
Subito dopo ha preso la parola la moderatrice dell’incontro, la giornalista Marta Ottaviani, esperta conoscitrice del Medio Oriente, che ha difeso il Teatro Parenti, ricordando l’importanza della cultura “che non andrebbe mai attaccata ma anzi protetta e difesa e ogni attacco verso di essa è un allarme per la democrazia” e ha messo in risalto il fatto che “di Israele e della sua società si sa molto poco ancora oggi e chi non c’è mai stato prima di criticare dovrebbe comprare il biglietto aereo e andarci”. Per questo ha aggiunto “apprezzo moltissimo la moderazione e la pacatezza del libro di Nicolucci, sulla sinistra e su Israele, in un’epoca aggressiva in cui tutti urlano le proprie opinioni.”

Del pericolo costituito dai pregiudizi ha parlato esplicitamente anche Fabio Nicolucci, autore del libro che è nato da una serie di riflessioni da lui compiute negli anni. Da molto tempo egli analizza la politica “cercando di contrastare idee fisse e stereotipi che anche sui social network dilagano” e nel suo libro non si limita a analizzare il rapporto fra Sinistra e Israele. “Il mio libro tratta del mio legame strettissimo fra la cultura ebraica, Israele e la cultura occidentale, cercando di andare oltre ai pregiudizi e ai luoghi comuni e oltre all’antisemitismo celato dietro l’antisionismo – ha spiegato -. Sono ottimista sul fatto che prima o poi anche dopo tanti sforzi e diversi anni si raggiungerà la pace in Israele e un sostanziale cambiamento nella sinistra italiana”.

Un rapporto difficile, oggi come ieri
Subito dopo, sul libro e sul rapporto fra sinistra e Israele sono intervenuti i vari ospiti della serata. Primo fra tutti Alfieri che ha detto “la sinistra italiana sta cambiando atteggiamento verso Israele e ci preoccupano nuove forme di xenofobia e di paura dello straniero e l’antisemitismo dilagante in diversi Paesi.” Alfieri ha proseguito dicendo che “per questo motivo dobbiamo, come specifica bene Nicolucci nel suo testo superare ogni pregiudizio su Israele che non deve essere più visto come una sentinella dell’Occidente in Medio Oriente ma come un ponte che unisce questi due mondi. “

Dello stesso avviso anche il collega Piero Bussolati, del Pd Milano, che ha evidenziato la necessità di togliere “qualsiasi tifoseria e faziosità riguardo a Israele, invitando ad affrontare i problemi in maniera equilibrata e obbiettiva senza parteggiare troppo per una delle due parti”. Bussolati ha inoltre affermato che “i legami fra Israele e Europa sono molto forti, perché esso è ne fa parte a pieno titolo e anche i problemi israeliani e italiani in tanti aspetti sono molto simili, dal mondo del lavoro, alla laicità dello Stato, al futuro delle giovani generazioni”.

Stefano Jesurum, consigliere della Comunità Ebraica di Milano, giornalista e rappresentante della lista Sinistra e Israele, ha invece sottolineato che il cambiamento della sinistra verso Israele non è poi così recente ma stava già cominciato anni fa, anche se, come ha specificato “oggi ne raccogliamo i frutti”. Il giornalista ha rievocato i suoi inizi in politica quando “negli anni Settanta era molto difficile far dialogare su Israele una certa parte della Sinistra molto ideologizzata, ma personaggi coraggiosi e brillanti di una sinistra minoritaria come Giorgio Napolitano e Piero Fassino hanno contribuito notevolmente in questo sforzo”. A questo proposito, Jesurum ha citato proprio l’attuale Presidente della Repubblica Napolitano che nel lontano 1988 ha detto in una intervista con lui che “Il sionismo non è una parolaccia né un’offesa”, testimoniando una certa apertura riguardo a Israele e un inizio di cambiamento di atteggiamento della sinistra sul tema.

Italia e Israele
Subito dopo è intervenuto l’ambasciatore Naor Gilon, ospite molto atteso dell’incontro che ha sottolineato diversi punti molto importanti nel suo discorso. “C’è un forte legame fra sinistra italiana e Israele e fra sionismo e sinistra in generale”. A rafforzare questo collegamento, Ghilon ha fornito diversi collegamenti storici, analizzando le vicende storiche del suo Paese e ponendo esempi di sintesi fra socialismo e sionismo: ad esempio, i kibbutzim che nascevano durante il Mandato britannico, con le migrazioni di una grande quantità di ebrei dalla Russia che costituirono la Seconda aliyah nello Stato ebraico nel 1914, erano molto secolarizzati e lontani dalla religiosità, ma anche tutta una serie di cittadine “rosse” di stampo socialista, come Ghivataim “dove sono nato io da una famiglia tedesca di sopravvissuti alla Shoah” ha ricordato.

Durante il suo discorso Gilon ha specificato che “c’è molta più amicizia rispetto al passato fra Italia e Israele, ma che non bisogna abbassare la guardia contro l’antisionismo e l’antisemitismo, stando attenti a chi mette in discussione la legittimazione e il diritto ad esistere dello Stato d’Israele. A questo proposito non mi preoccupa tanto la politica di Abu Mazen ma le posizioni estremiste di Hamas”.

Israele, un unicum 
L’Onorevole Scalfarotto, invece, ha messo in luce l’unicità dello Stato d’Israele e del popolo ebraico definendolo “il più cosmopolita e globalizzato da sempre” ed enfatizzando il suo rapporto personale e profondo con lo Stato d’Israele. “Israele è un Paese speciale, laico e liberale e la liberalità di pensiero è un tesoro anche per la mia famiglia che ha una storia strana. I miei infatti scapparono prima da Venezia in Egitto e da lì, di nuovo, fuggirono quando venne al potere Gamal Nasser. La madre di mio nonno era ebrea e per questo con Israele ho un rapporto molto particolare, anche se poi i miei famigliari furono battezzati”. Inoltre, essendo dichiaratamente omosessuale, “ritengo da sempre Tel Aviv un modello di tolleranza e di democrazia, a differenza di altri Paesi del Medio Oriente”.

Insomma, tanti sono stati i temi della serata che hanno messo in evidenza come oggi vi sia una forte volontà di messa in discussione della sinistra italiana e del suo atteggiamento nei confronti dello Stato ebraico, cercando di combattere e di ridimensionare le logiche e gli stereotipi. “Ad esempio, la divisione fra ‘palestinesi buoni’ e ‘israeliani cattivi’ e fra ‘israeliani ricchi e palestinesi poveri’ – ha sottolineato Daniele Nahum, responsabile cultura del Partito Democratico -. “Bisogna difendere Israele come unica democrazia e al tempo stesso criticarlo quando sbaglia, essendo il più possibile obiettivi e lontani da ideologie e da faziosità. Si può essere al tempo stesso filoisraeliano, filosionista e filopalestinese. Bisogna superare le vecchie logiche e intercettare rapidamente i mutamenti della realtà, anche all’interno del PD”. Certo, la situazione è molto migliorata rispetto a vent’anni fa, “grazie al lavoro importante in politica di Emanuele Fiano e di altri esponenti – ha continuato Nahum -. Bisogna considerare le notevoli similitudini fra italiani e israeliani e il fatto che entrambi hanno una ‘testa atlantica’ ma un ‘cuore mediterraneo’. Israele non è solo un Paese di conflitti, ma anche di tante cose positive, di start up, di nuove società che nascono, di liberalità verso i diritti delle coppie di fatto e degli omosessuali e all’avanguardia in tanti settori. E’  fondamentale considerare anche i diritti dei palestinesi e ragionare sul versante di una logica paritaria e orientata verso il binomio, fra due popoli e due stati”.

Subito dopo gli interventi degli ospiti in sala è stata la volta di una serie di domande e di interventi da parte del pubblico. Fra le osservazioni alcuni apprezzamenti fatti contro il Muro e gli insediamenti in Cisgiordania, a questo proposito Naor Ghilon ha ricordato che esso serve solo per finalità difensive e Israele ha il diritto e il dovere di difendersi. L’ambasciatore ha detto “sono ottimista rispetto alla pace e alla politica di due popoli e due stati.” Dopo le domande la serata è terminata con la vendita di alcune copie del libro e grande partecipazione del pubblico.

 

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