Salvarsi: storie italiane di coraggio e lieto fine

Libri

di Ester Moscati

La Memoria della salvezza. Liliana Picciotto racconta la rete del Soccorso agli ebrei

C’è la mano di Giuseppe Laras che lascia quella che lo tratteneva, un attimo prima della deportazione. Il bambino corre verso la salvezza sulle strade di una città indifferente e non vedrà più la mamma che lo aveva istruito alla fuga. Ci sono i colleghi dell’officina che alle cinque del mattino, prima dell’arrivo dei tedeschi, prelevano la famiglia Ravenna dalla sua abitazione e portano tutti in salvo. Sono decine e decine le voci dei testimoni che chiudono l’ultimo libro di Liliana Picciotto, Salvarsi, frutto di nove anni di ricerche del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), sostenute dalla Viterbi Family Foundation. Dalle case coloniche ai conventi, dagli ospedali alle parrocchie sperdute e alle montagne della lotta partigiana, Liliana Picciotto traccia la mappa della salvezza degli ebrei in Italia.

Dopo il Libro della Memoria e gli altri saggi sulla deportazione, che cosa ha significato per te affrontare la ricerca sulla «Memoria della salvezza»?
È stato un grande sollievo, dopo aver studiato per tanti anni i lutti e le storie andate male, avere a che fare con coloro che si sono salvati. Storie rocambolesche e dure; ma sapere che alla fine queste persone si sono salvate è stato molto confortante. Questo è un libro di storia orale, che permette di entrare nell’anima dell’Altro, molto di più della storia studiata solo su documenti e testimonianze scritte. Nella storia orale la produzione è binaria, è un documento prodotto insieme al testimone, perché le domande stimolano nei testimoni risposte e racconti del vissuto e quindi c’è una grande partecipazione. Contano molto elementi come lo sguardo, il linguaggio del corpo, la relazione che si crea. Naturalmente la storia orale ha anche dei limiti: a volte lo stesso episodio, così lontano nel tempo, è stato “vissuto” in modo diverso e quindi viene diversamente raccontato dai vari testimoni.

Che idea ti sei fatta di quell’Italia che, dopo duemila anni di antigiudaismo cristiano e cinque anni di propaganda razziale fascista, ha trovato il coraggio di difendere, nascondere, proteggere gli ebrei?
Se la reazione alle Leggi razziali era stata quasi nulla nella popolazione italiana e non ci furono proteste né azioni particolari, invece la caccia all’ebreo, il pericolo mortale, l’arresto, anche di bambini e intere famiglie, ha suscitato reazioni spontanee, quasi mai mediate. A Roma, durante la retata del 16 ottobre 1943, i vicini di casa, che avevano da sempre relazioni molto strette con gli ebrei del ghetto, reagirono con lucidità compensando anche lo smarrimento assoluto dei perseguitati. Ove hanno potuto, li hanno nascosti, hanno aperto per loro soffitte e cantine, le loro porte. Hanno indicato vie di fuga, consigliato rifugi e appoggi. Hanno dato soccorso, costituito una rete di protezione. Nel libro abbiamo cercato di tenere fuori i “casi esemplari”, che rimangono unici nella loro singolarità e che non servono a una ricostruzione storica. Abbiamo intervistato più di 700 persone e i dati inseriti nel database hanno consentito di fare confronti, studi comparativi, analisi con un metodo corretto. È la prima ricerca in Europa fatta su grandi numeri.

Gli ebrei sfuggiti alla Shoah in Italia furono più dell’ottantuno per cento. Quali sono stati i fattori determinanti per questo risultato?
La buona integrazione degli ebrei nella società, la generosità di molti, le infinite modalità che quegli ebrei hanno saputo mettere in campo per evitare a se stessi e alle proprie famiglie l’arresto e la deportazione. In buona sostanza, furono il caso, il periodo temporale, la geografia, il contesto sociale, la cerchia amicale, trovarsi in città o in campagna, avere certi legami professionali, avere conoscenze nel mondo ecclesiastico, disporre di denaro; ecco gli elementi che determinarono la possibilità di salvarsi. Ho provato una enorme ammirazione per i capifamiglia che sono riusciti a creare le condizioni per la salvezza dei propri cari, con inventiva, coraggio, preveggenza.

L’ultima parte del volume è dedicata a testimoni diretti che raccontano in prima persona le loro vicende. Come sono stati scelti?
Sono stati scelti casi paradigmatici; purtroppo non è stato possibile inserire tutte le testimonianze. Sono storie che coprono tutte o quasi le tipologie di soccorritori, le vie di salvezza.

Liliana Picciotto, Salvarsi
Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah 1943-1945, Einaudi Storia, pp. 570, € 38,00.

 

Book City
Presentazione libro Liliana Picciotto
Domenica 19 Novembre

Appuntamento nell’ambito di  BookCity Milano:
History making&Fondazione CDEC:
“Salvarsi. Gli ebrei sfuggiti alla Shoah. 1943-1945”
Protagonisti: Liliana Picciotto, Jean Blancheard, Ferruccio De Bortoli
Domenica 19 novembre
, ore 12.30, 
Teatro Franco Parenti – sala 3

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