Rav Someck e l’arte di porre domande

Libri

di Vittorio Robiati Bendaud

Problemi pratici e riflessione rabbinica. Concretezza e astrazione. Contraddizioni umane e saggezza ebraica, nell’ultimo libro di uno dei grandi talmudisti italiani di oggi

È dedicata a Rav Giuseppe Laras z.tz.l. l’ultima fatica di Rav Alberto Moshe Somekh, l’opera Sheal Na: Domanda! 22 lezioni su Responsa di Maestri contemporanei (Salomone Belforte & C., 2018). Poco meno di duecento pagine, agili, intriganti e intense. Ma soprattutto utili, come tenterò di argomentare.
Il rabbino prende le mosse, per ciascuna lezione, da un passo della Torà, ossia da ventidue diverse parashòth (le pericopi bibliche lette ogni settimana, di sabato in sabato). Nell’analizzare i passi e nell’impegno a offrirne una comprensione attuale, Rav Somekh prende per mano il lettore, coniugando i problemi pratici che interrogano la nostra contemporaneità con la riflessione rabbinica, sia haggadica sia, ancor più, halakhica. Ci si addentra così, in ciascuna lezione, in un avvincente viaggio dell’intelletto, ricevendo sollecitazioni continue. Questi ventidue viaggi risultano appassionanti perché trattano di questioni pratiche e teoriche vicine a ciascuno di noi, dall’obbligo per le vaccinazioni all’interrogativo se una telefonata a un malato sia assimilabile al fargli realmente visita.

Il libro di Rav Somekh ha così almeno due grandi meriti. In primo luogo si offre al lettore italiano, alfabetizzandolo ed educandolo, una meditata e preziosa selezione di responsa contemporanei su tematiche importanti e delicate, che informano la nostra esistenza e che la realtà quotidianamente ripropone. In lingua inglese non è inusuale trovare antologie ragionate di responsa afferenti all’etica medica o a problematiche rituali e sociali. Lo scritto editato dalla Salomone Belforte & C. è invece pionieristico in Italia, con l’augurio per i lettori che l’autore possa a breve commentare le restanti parashòth.
In seconda battuta, l’opera di Rav Somekh ha la grande utilità, di cui si sente da tempo la necessità, di mostrare come “pensi”-e “si pensi”- l’ebraismo, di come cioè “proceda” il pensiero ebraico nella sua espressione più autentica, ossia nello strutturarsi del ragionamento halakhico. Il lettore attento potrà qui correttamente cogliere la complessa, inesausta e vivacissima sintesi tra haggadah e halakhah; tra concretezza e astrazione; tra istanze etiche altissime e calde necessità umane; come pure la contrapposizione tra opinioni diverse e, in taluni casi, il superamento di tale contrapposizione.
Per chi cerca di comprendere che cosa sia l’ebraismo, credo che questo breve scritto ne disveli il carattere più originale e anti-totalitario, laddove, come scrive l’autore, più che cercare di edificare un grande sistema etico si cerca di analizzare singoli casi concreti, cercando di offrire risposte praticabili. Vi è di più: questo libro è altrettanto utile a smascherare certe tendenziose auto-rappresentazioni dell’ebraismo operate da taluni “intellettuali” ebrei, in cui si svilisce il pensiero ebraico a un susseguirsi indisciplinato di interpretazioni tutte vere ed equivalenti. Come il lettore “toccherà con mano”, semplicemente non è così.

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