Presentato il nuovo libro della Nirenstein, analisi attenta del mondo arabo

Libri

di Roberto Zadik

il califfo e l'ayatollahCosa c’è dietro al terrorismo di questi ultimi anni e quali sono le differenze fra sunniti e sciiti, fra Al Qaeda e l’Isis? Quali possibili scenari attendono l’Occidente e qual è stato e qual’è ora il ruolo dell’Europa verso il mondo arabo? Argomenti forti, complessi, attualissimi al centro del nuovo libro della giornalista, saggista e scrittrice ebrea fiorentina Fiamma NirensteinIl Califfo e l’Ayatollah-Assedio al nostro mondo” (144 pp, Mondadori, 18 euro).

Presentato al Teatro Franco Parenti lo scorso 25 novembre, l’iniziativa ha coinvolto, oltre alla Nirenstein, due altri giornalisti di spicco, come Paolo Mieli, saggista, storico ed ex direttore del “Corriere Della Sera” e “mio amico da anni” come ha sottolineato, e Alessandro Sallusti attuale direttore de “Il Giornale”, testata dove l’ex parlamentare autrice di tanti volumi e saggi firma articoli su Israele e il Medio Oriente.

E proprio i Paesi arabi, dall’Iran “che dal 1979 è diventato il centro dell’Islam sciita”, all’Egitto, all’Iraq e l’Europa sono fra i principali protagonisti di questo testo che Sallusti ha definito “fondamentale per svegliare questa Europa, il libro più scomodo e profetico che abbia letto ultimamente, da tanto Fiamma parla di questi argomenti. E’ una donna coraggiosa che non ha paura di niente e assieme a Oriana Fallaci è stata capace di andare controcorrente, noi maschietti siamo più vigliacchi”. Presenti alla serata esponenti della comunità ebraica come i due presidenti, Besso e Hasbani, l’ex presidente Walker Meghnagi e l’architetto e consigliere comunale Zona 7, Yoram Ortona e una ventina di persone.

La serata è stata introdotta dalla direttrice del Teatro Parenti, Andrèe Ruth Shammah, che ha sottolineato la soddisfazione “per questo appuntamento importante e per la presenza di una donna coraggiosa come Fiamma Nirenstein”. Durante l’incontro assieme alla Nirenstein, i due giornalisti, Mieli e Sallusti, hanno approfondito alcune caratteristiche del libro dando spazio a una serie di importanti riflessioni e opinioni sulla situazione attuale. “Questo  è un testo immerso nel caos mondiale e per questo molto fortunato perché estremamente attuale e nel testo ci sono le stesse domande che sempre più persone si stanno ponendo in questo difficile periodo storico”. Così ha cominciato la sua analisi Mieli, che ha evidenziato alcuni elementi centrali nello sviluppo dell’Islam recente sottolineando come il testo della Nirenstein parta proprio da questa religione e dalla sua storia nell’ultimo trentennio per poi estendersi a quanto sta accadendo attualmente.

Nel suo discorso egli ha ricordato come dai tempi della Rivoluzione Iraniana, in cui il movimento sciita e l’Ayatollah Khomeini è salito al potere “le cose siano lentamente peggiorate fino all’esplosione dell’11 settembre 2001 dalla quale sono cominciate una serie di violenze e attacchi all’Occidente e all’Europa”. Un discorso storico e politico estremamente efficace, quello di Mieli, che ha ricordato come “troppo spesso l’Occidente reagisca e si esprima, con cordoglio e sbigottimento, attraverso giornalisti e intellettuali, solamente a ridosso degli attentati,  che il dibattito intellettuale e mediatico raggiunga la sua massima intensità nelle tre settimane successive alle aggressioni e poi tutto finisca nel dimenticatoio, e che quanto accade in Israele da troppo tempo venga spesso tralasciato o messo in secondo piano”.

Ma a cosa serve questo libro e su cosa esso intende farci riflettere?  Come ha sottolineato Mieli e successivamente anche Sallusti, il testo analizza efficacemente il mondo islamico, scisso fra sunniti e sciiti, “in lotta fra loro da 1335 anni, da quando questi due orientamenti si divisero nel 680 dopo Cristo.” Nella sua analisi storica e politica, Mieli ha ricordato vari elementi chiave per capire l’Islam e i suoi attuali orientamenti . “I sunniti” ha affermato “rappresentano l’80 percento dell’Islam e sono sempre stati una maggioranza importante, ma nel 1979 tutto è cambiato. Il movimento sciita ha preso il potere in Iran, uno Stato centrale per il petrolio, e questo ha modificato lo scenario precedente. A questo orientamento in ascesa, infatti, hanno aderito Stati bellicosi, come il Libano degli Hezbollah o la Siria di Assad cominciando, dopo essersi alleati con l’Iran di Khomeini, un tipo di terrorismo persecutorio e armato, che minacciò scrittori e opinionisti come Salman Rushdie (autore angloindiano condannato a morte da Khomeini per il suo libro “Versetti satanici” del 1989). Noi ci siamo svegliati improvvisamente dopo un sonno di 400 anni, colti da un rombo sciita”. Subito dopo egli ha ricordato come “in Occidente, per tanti anni abbiamo invece tralasciato i pericoli del mondo sunnita, accettato di chiudere un occhio sulle monarchie sunnite, come l’Arabia Saudita, lasciato in sospeso la Prima Guerra del Golfo, poi è arrivato l’attentato dell’11 settembre che ha nuovamente ribaltati gli scenari. Ideato da Al Quaeda, organizzazione terroristica di matrice sunnita che ha deciso di mettere nell’angolo gli sciiti, l’attacco alle Twin Towers ha cominciato una spirale terroristica sunnita. Dal 2001 per quindici lunghi anni  il terrorismo sunnita ha prevalso nel mondo ed è stato identificato come il vero responsabile del male per tutto il primo decennio di questo 21esimo secolo. In Israele invece c’è la paura dell’Islam sciita, con la minaccia della bomba atomica dell’Iran, trattata nel nuovo libro della Nirenstein, e con gli Hezbollah, in quell’area gli sciiti fanno la parte del leone”. Ebbene per Mieli esiste una biforcazione, fra sunniti e sciiti e la minaccia dell’Iran, che è stata il leit motiv della campagna elettorale del premier Nethanyahu, è “molto concreta e subdola e su questo pericolo non viene messa abbastanza enfasi dal mondo occidentale che in questo periodo si sta soffermando sull’Isis”. Ma qual’è la differenza fra Al Quaeda e l’Isis, cos’è l’Isis e come dovrebbe comportarsi l’Occidente davanti ai continui attacchi che esso sta mettendo in atto in questi mesi? Interrogativi complessi, presenti nel testo della Nirenstein ai quali sia Mieli che Sallusti hanno risposto secondo la loro opinione. Per entrambi dobbiamo decidere chiaramente cosa fare prima che sia troppo tardi ,”scegliere” come ha detto Mieli “il nostro avversario principale, smettendola di stare in mezzo, posizione molto in voga nei salotti intellettuali e in televisione ma che, a mio avviso, non ci porta da nessuna parte”. In conclusione al suo approfondimento, Mieli, ha messo in luce come l’Isis a differenza di Al Quaeda, che si rifugiava nelle montagne fra Pakistan e Afghanistan. “Esso agisce in tutto il mondo” ha ribadito “è un organismo parastatale dotato di un’organizzazione impressionante e di uomini forti, che agiscono in piccoli gruppi, al massimo una ventina di persone educate alla guerra e difficili da fermare prima che la situazione diventi endemica. L’Isis è sunnita e l’Iran e la Siria sono sciiti. Dobbiamo agire contro l’Isis e al tempo stesso contro i nemici dell’Isis, vedere come agirà la Russia e la situazione è davvero molto complessa, anche se cerco di stare molto attento nel legare l’Islam europeo e l’Isis”.  Dopo l’analisi di Mieli, l’autrice del libro, ha ringraziato sentitamente questi “due magnifici direttori che mi hanno consentito di scrivere la verità su Israele”. Anche il direttore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti ha espresso soddisfazione per il libro sottolineando la sua amicizia con la Nirenstein e “la solidarietà riguardo alle sue battaglie che da anni combatte senza paura in una situazione difficile e rischiosa”. Secondo Sallusti il testo “avvincente, scomodo e utile non solo per comprendere il mondo arabo e l’Islam ma anche per mettere a fuoco gli errori della classe politica e intellettuale europea e occidentale, perché quanto sta accadendo non è solo colpa dei cattivi, dei terroristi ma anche nostra”. Difendendo Israele, Sallusti, ha rimarcato quanto “non abbiamo considerato quanto stava accadendo in quel Paese, considerandolo lontano e avendo preconcetti ideologici. Non ho mai sentito dire Siamo tutti Israele, com’è accaduto per Charlie Hebdo, e tanti intellettuali spesso hanno taciuto o assunto posizioni ambigue verso questo Stato che è l’avamposto dell’Occidente in Medio Oriente”.

Mettendo in luce quanto il testo della Nirenstein sia “profetico” riguardo alla situazione attuale “visto che da anni, Fiamma, insiste sui problemi di Israele” e che esso serva per “svegliarci sul fatto che i cattivi restano tali e i buoni non si sentano mai abbastanza  e invito i politici, gli intellettuali e la società a sostenere le tesi di questo libro scomodo e necessario”. A questo proposito, Mieli, ha sottolineato come “per me Fiamma è come una sorella e difendo le sue idee che spesso sono state vittime di uno strano ostracismo da parte della stampa italiana che non le ha permesso di esprimersi. E’ un’ottima giornalista e i suoi articoli sono sempre molto documentati, puntuali e efficacissimi”. Sallusti, prima di lasciare la parola alle conclusioni dell’autrice ha evidenziato come “protagoniste di queste analisi sull’Islam in questi ultimi anni e del risveglio occidentale in questi anni, sono state due donne coraggiose come Oriana Fallaci e Fiamma Nirenstein, noi maschietti siamo più vigliacchi”. In conclusione è stata la volta della giornalista, scrittrice e saggista, il prossimo 18 dicembre compierà 70 anni, che ha ringraziato i due direttori, spiegando le motivazioni dietro questo suo libro. “Con questo testo intendevo approfondire questi due mondi, quello sunnita e quello sciita e indirettamente collegati fra loro e quali sono le origini del terrorismo che da molti anni ci sta colpendo. I sunniti hanno dominato per secoli mentre gli sciiti sono stati messi in ombra e presi a calci da questa maggioranza poi c’è stata una rivincita sciita, dal 1979 e successivamente ancora i sunniti hanno reagito e ora c’è l’Isis. Mi definisco una giornalista fortunata, ho girato il mondo e da New York, all’India, al Medio Oriente ho conosciuto varie realtà, grazie all’aiuto di Bernard Lewis che mi ha insegnato tutto sulla realtà mediorientale e iraniana, visto che parlava il parsi. La minaccia dell’Iran non va sottovalutata, mentre l’Isis è sotto gli occhi di tutti. E’ un Paese che si sta muovendo subdolamente e con eleganza, ma non è meno pericoloso con le sue centrali nucleari e la bomba atomica. L’atteggiamento generale, riguardo a questo pericolo, dovrebbe cambiare e anche la concezione dei cosiddetti “diritti umani”. “Quando ero al Consiglio d’Europa, il burqa veniva considerato un diritto umano mentre del Rwanda non interessava niente a nessuno. Il terrorismo che stiamo vivendo è un fatto politico e ideologico che deriva anche dalle colpe e dai silenzi dell’Occidente.”

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