Memorie dal convento

Libri

di Davide Foa

copj170.aspUna penna e un foglio di carta, quanto basta per raccontare qualcosa e magari tramandarlo.
Se poi ciò che si racconta ha un valore storico, inteso come fonte o testimonianza di un avvenimento, allora quel foglio e quella penna possono davvero rappresentare qualcosa di importante.
Ecco perché lo scrittore Federico Steinhaus ha deciso di pubblicare per intero un diario ritrovato “in maniera del tutto fortuita”, scritto da suore francesi di un convento di Gerusalemme, tra il 1929 e il 1967.
Una testimonianza inedita, capace di raccontare con semplicità, e magari anche un po’ di ingenuità, gli eventi che portarono alla nascita di Israele prima e alla sua lotta per la sopravvivenza poi.
Allarmi, bombardamenti, massacri, ma anche giorni di tregua: tutto ciò che riguardava il conflitto tra arabi, ebrei ed inglesi toccava la vita quotidiana delle suore francesi.
Il diario è stato inserito da Steinhaus all’interno di un suo libro intitolato Un convento a Gerusalemme- Genesi del conflitto arabo-israeliano, edito da Europa Edizioni.
Per quanto le finestre del Convento siano una prospettiva molto interessante per comprendere il conflitto in tutte le sue sfaccettature, mancano all’interno del diario dei chiari riferimenti alla situazione politica e militare di allora. Per questo l’autore ha deciso di affiancare al diario una precisa ricostruzione storica, partendo dalle origini del sionismo per arrivare ai giorni nostri.
“Verso mezzogiorno dei clamori, dei colpi di arma da fuoco, un vero tumulto ci mettono in agitazione”. Così inizia il diario, facendo riferimento alla rivolta araba contro la popolazione ebraica, scoppiata a Gerusalemme proprio il 23 agosto 1929 e poi estesa a tutta la Palestina. La rivolta antiebraica costò la vita a 133 ebrei, 339 rimasero feriti. Ben 435 riuscirono a salvarsi grazie all’ospitalità di alcune famiglie arabe. La reazione ebraica, sommata all’intervento degli inglesi, causò la morte di 116 arabi.
Tanti, troppi per ricordarli tutti, gli episodi di scontri e violenze tra arabi ed ebrei nel periodo precedente la nascita dello Stato ebraico. Basti il seguente dato: dal 1929 al 1939 si contarono 10.000 atti di violenza.
“Ogni giorno vengono segnalati dei morti in città”, scrivono le suore il 6 novembre 1937.
Eppure, un punto d’incontro si era trovato già nel 1919, quando il leader sionista Chaim Weizmann aveva incontrato l’emiro Feisal, re dell’Hegiaz; i due riconobbero che sionismo e nazionalismo arabo erano legati da un destino comune. Feisal, durante la conferenza di Versailles del 1919, accettò la tanto discussa Dichiarazione Balfour, affermando anche, in una lettera indirizzata al sionista Frankfurter: “Noi arabi, specialmente quelli fra noi con una cultura superiore, guardiamo con la più calorosa simpatia al movimento sionista”.
Parole destinate a rimanere sulla carta.
Come nota Steinhaus, alla data del 15 maggio 1948 nel diario non compare neanche un minimo accenno alla nascita dello Stato d’Israele. Ad ogni modo non mancano riferimenti alla guerra chiamata “d’indipendenza” dagli ebrei e “al-nakba”, ovvero catastrofe, dagli arabi; le pagine del diario di quei giorni iniziano quasi tutte con un commento riguardo alla notte trascorsa: “notte pessima”, “la notte più terribile che ci sia mai stata”, ma anche “notte più tranquilla”.

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Durante la guerra, soldati e suore si trovarono a vivere gli uni accanto alle altre; così, se alcuni soldati transgiordani decisero di assistere alla messa del 31 maggio, le suore, il 6 giugno, decorarono la cappella con bossoli di granate che “brillano e fanno un bellissimo effetto sull’altare di marmo bianco”.
Qualche anno più tardi, la guerra del ’67 aveva assegnato all’esercito israeliano diverse zone di Gerusalemme, tra cui la Citta Vecchia e il Muro Occidentale.
Le suore entrarono così in più stretto contatto con il mondo ebraico. “(…) questi uomini barbuti e questi adolescenti in redingote nera, cappello di feltro ornato di pelliccia, boccoli di capelli che ondeggiano sulle orecchie”, così le suore descrivevano, il 10 giugno 1967, un corteo di scuole rabbiniche in direzione del Muro del pianto. Pochi giorni dopo, le suore scrissero l’ultima pagina del loro diario e forse non avrebbero potuto scegliere momento migliore per posare la penna: “le camere per gli ospiti vengono un po’ per volta occupate da alcuni giovani che fanno degli stage in kibbutz(…)” .

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