“Notturno libico”, il libro di Raffaele Genah presentato a Milano, assieme ai suoi protagonisti

Libri

Da sinistra, nella foto in alto: Raffaele Genah, Walker Meghnagi, i testimoni del racconto Giulio e Jasmine, Stefania Battistini.

di Michael Soncin


È risaputo che dopo i pogrom che hanno sconvolto e distrutto le vite degli ebrei nell’Europa dell’est, dopo la Shoah, c’è stato un altro violentissimo pogrom nei paesi di arabi, tra questi la Libia. La storia con al centro due dei protagonisti, Giulio e Jasmine, è stata oggetto di approfondimento a Milano, nella serata di lunedì 22 gennaio 2024, presso la libreria Rizzoli, in Galleria Vittorio Emanuele II.

 «È stato il mio vicedirettore per molto tempo, devo dire il migliore umanamente e professionalmente. La storia di queste due persone è una storia tragica, che rimanda alle immagini del 7 ottobre. Non lo immaginavamo nemmeno negli incubi più peggiori, purtroppo è accaduta e richiama alla memoria gli altri pogrom del passato». Con queste parole l’inviata del TG1 Stefania Battistini ha introdotto la presentazione del libro Notturno libico (Solferino), scritto dal giornalista Raffaele Genah, anch’egli nato in Libia.

 Siamo nel mese del Giorno della Memoria, a tal proposito il presidente della Comunità Ebraica di Milano, Walker Meghnagi ha detto: «È forse il periodo giusto per pubblicare e leggere questo libro. Io sono nato a Tripoli. La mia famiglia era uscita da lì nel 1965. Questo episodio mi riporta indietro con i ricordi, tutt’ora impressi nella mia mente».

 Non poteva mancare il collegamento al pogrom del 7 ottobre 2023 che ha sconvolto Israele, l’episodio più grave inflitto agli ebrei dai tempi della Shoah. «Era difficile – dice Genah – immaginarlo di queste proporzioni, ma che poteva accadere ognuno l’aveva messo nella casualità dei fatti, perché è una sensazione che ci sentiamo per tutta la vita. È una pianta così radicata che prima o poi avrebbe portato ad una situazione di questo genere, poiché non è stato fatto molto perché si disboscasse».

Salvarsi dalle persecuzioni islamiche

Genah nel suo libro spiega che è un dramma che si sviluppa in due fasi: prima con la Guerra dei 6 giorni, poi nel 1969. Davanti a noi Jasmine – protagonista assieme Giulio, rispettivamente moglie e marito –  ricorda che in seguito alla guerra scoppiata in Israele, l’atmosfera in Libia si era fatta molto pesante.

«Avevamo chiesto un visto di uscita, per potere lasciare il paese, con il motivo di andare a Milano per un periodo. Sapevamo quello che stava per accadere. Anni indietro, nel 1945, eravamo piccoli, in quell’anno avevano ucciso degli ebrei, in una dinamica simile al 7 ottobre: uomini decapitati, con la cui testa giocavano a palla, donne incinte squartate e il loro feto lanciato contro il muro. Vivendo in una zona appartata non abbiamo vissuto in prima persona quello che invece è toccato a gente a cui, per esempio, hanno bruciato il negozio. Giulio era ottimista. Pensava che fosse una cosa momentanea, ma così non è stato».

Un dolore insopportabile: il tradimento degli amici

Dopo essere stato a Milano per un periodo Giulio decide di tornare a Tripoli, forse come dice Battistini «per non perdere pezzi dell’identità della famiglia».

«Io sono un ottimista. Non mi ero spaventato per quello che era successo a Tripoli. Molti si erano chiusi in casa, io no. Noi crediamo nell’amicizia, invece sono stato tradito ed è stato un dolore difficile, insopportabile e più deludente di tutto il resto. È la stessa cosa che è successa adesso in Israele, si sono fidati, hanno dato fiducia. Una volta ritornato da Milano, dove mi sono laureato, loro pensavano fossi stato in Israele».

Quando Giulio torna viene arrestato, praticamente senza ragioni. Jasmine racconta che da un giorno all’altro: «È arrivata la polizia segreta, prende Giulio e lo rapiscono, non saprò nulla di lui per una settimana. Due giorni prima dell’aresto eravamo stati attaccati in casa da una folla pazzesca, da migliaia di persone che riempievano la strada e stavano cercando di sfondare la porta dell’abitazione. Giulio era riuscito a scappare miracolosamente al linciaggio. Io mi sono dovuta difendere costruendo barricate davanti alla porta di casa, mettendo mobili e sedie».

  La prigionia di Giulio durerà 4 anni e mezzo. Gli avvenimenti di quel tempo di intrecciano con episodi come l’attentato alle olimpiadi a Monaco nel 1972 da parte di terroristi palestinesi. Sono 900.000 gli ebrei di paesi arabi che dovranno fuggire dal proprio paese in cerca di salvezza, tra loro Jasmine e Giulio, due persone che hanno sempre mantenuto alta la propria dignità, anche nelle situazioni più difficili.

 «Questo libro è un tassello importante della storia, leggendolo non ho mai trovato una parola di odio», conclude la giornalista Rai Stefania Battistini.

Raffaele Genah, Notturno libico, Solferino, pp. 192, 16,50 euro.